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Cosa dice il successo del Grillo parlante?

di Massimo Pittarello | 12 Maggio 2012

L’ultimo turno elettorale. Ci sono i tecnici. Ci sono i comici. Spariscono i politici.

Tutti dicono che l’appoggio al governo è costato a Pd e Pdl una batosta elettorale. Io non credo. Non è per l’appoggio a Monti che i partiti perdono consensi. La memoria corta è “virtù” italica, ma non è così corta da non ricordare e capire perchè siamo arrivati a questo punto.

Tant’è che il più convinto sostenitore del governo, l’Udc di Casini, perde complessivamente solo lo 0,2%. Inezie rispetto al crollo di Pdl, ma soprattutto rispetto al tonfo della Lega, che il governo Monti non lo appoggia affatto, e che è il soggetto che perde di più. Anzi, se non ci fosse il governo tecnico il Carroccio dovrebbe inventarselo. Altrimenti i “barbari sognanti” chi potrebbero attaccare con la tipica di chi deve nascondere la propria crisi interna?

Se il partito di Casini regge, lo fa come forza politica identificabile, mentre invece fallisce quando propina l’illusione del Terzo Polo. Gli italiani, dopo la Prima Repubblica, il proporzionale degli inciuci post-elettorali non lo vogliono più. Vogliono un’offerta politica chiara e identificabile. Comunque, quella inflitta all’Udc non è certo una violenta punizione, almeno non quanto quella inferta ai partiti che sostenevano il governo del bunga bunga.

Il Pdl di Berlusconi ci ha portato sull’orlo del baratro, fra scandali, escort, una scriteriata guerra senza vincitori fra politica e magistratura, statuette di Priapo e chi più ne ha più ne metta. E gli elettori lo hanno punito. Rispetto alle passate amministrative del 2007, dei 15 comuni capoluogo il Pdl ne conserva 3, di cui 2 (Lecce e Gorizia) sono un’eccezione a se stante. In altri 9 va al ballottaggio in netto svantaggio. Per dare qualche numero, rispetto alle regionali del 2010, il centro-destra registra un forte calo su tutto il territorio. Le perdite del Pdl riguardano soprattutto la cosiddetta “zona rossa” (46.000 voti in meno) ed il nord (123.000 voti in meno). Rispettivamente, -58% e -41%. Ma come dice il satrapo di Arcore in visita dal suo amico Putin “poteva andare peggio”. Certo, potevano arrestarlo. D’altra parte lui dal viaggio in Russia: “è tornato rinfrancato. Ha respirato una ventata di libertà e democrazia”.

La Lega, dominata dal Senatùr post-ictus e dalla Trota albanese ha deluso, e nemmeno poco, i propri elettori, che l’hanno abbandonata. In Lombardia perde ovunque, da Como a Monza e perfino a casa di Umberto Bossi, a Cassano Magnano. A Sarego, sede del parlamento padano, viene eletto il primo sindaco del Movimento Cinque Stelle. A Verona vince Flavio Tosi, ma con la sua lista personale. Quella che i vertici bossiani della Lega, senza lo scandalo sui rimborsi elettorali avrebbero cacciato dal partito “con una decisione dal basso”.

Il Pd galleggia, e quello che perde lo deve principalmente ai problemi giudiziari legati a Lusi e Penati. Poi per il resto, per quanto riguarda il partito di Bersani, siamo fermi alle amministrative dello scorso anno, dove a Milano e Napoli il Partito Democratico non perse, ma furono i candidati di Idv (De Magistris) e Sel (Pisapia) a vincere. Oggi avviene la stessa cosa a Genova, dove Marco Doria, probabile vincente con il 48,5% al primo turno, non era il suo candidato alle primarie. Per non parlare dell’anomalia palermitana, dove il Pd ha candidato lo scarto di Leoluca Orlando, Fabrizio Ferrandelli, e se va al ballottaggio lo deve esclusivamente al suicidio politico della vecchia coalizione di governo.

Poi ovviamente c’è l’exploit di Grillo. Complessivamente, il Movimento ha presentato liste in 101 comuni (su 947 dove si votava), conquistando quasi 200.000 preferenze, che rappresentano poco meno del 9% dei voti validi (per la precisione, l’8,74%). Se dovesse ripetersi a livello nazionale, ma è tutto da dimostrare, sarebbe una rivoluzione. Sommando al 9% dei grillini il 7% di astenuti in più rispetto al 2007, abbiamo un totale del 16%. Il terzo partito d”Italia. Ma passando dalle ipotesi ai fatti è vero che in tutti i capoluoghi di provincia dove il Movimento Cinque Stelle si è ripresentato vi sono stati notevoli aumenti.

Ad Alessandria, per fare l’esempio più eclatante, i voti si sono praticamente quadruplicati, passando da 1.248 nel 2010 a 4.687 nel 2012. A Verona sono quasi triplicati, a Parma, a Monza, a Cuneo e a Belluno sono più che raddoppiati. Vero è che il successo elettorale dei grillini cambia di molto fra Nord, Centro e Sud. Le differenze fra le tre zone balzano ancor più all’occhio, qualora si considerino i valori medi: al nord il Movimento ha ottenuto un risultato medio pari al 10,75%, nella “zona rossa” (o il centro-Italia) il risultato medio è del 12,7% mentre al Sud il risultato medio si ferma al 3,6%.

Se ciò sia dovuto alle differenze culturali fra gli elettori del nord e del sud, o al tipo di “voto di opinione” molto dinamico nelle regioni “rosse”e quasi inesistente nel meridione tradizionalista, o al declino della Lega al Nord, è ancora da capire. Certo è però che Grillo vince e che i cittadini puniscono i partiti tutti, che a questo punto per evitare una situazione di impasse e di ingovernabilità, come quella che vediamo oggi in Grecia, per il 2013 dovranno avere uno scatto d’orgoglio, di rinnovamento, cambiando candidati, idee, prospettive. Credibile?

Intanto la proposta di riforma della legge elettorale (bozza Violante-Quagliarello) su base proporzionale è già stata archiviata: troppo alto per gli attuali partiti il rischio di perdere potere e di doversi confrontare con il nuovo. La cosa più probabile è che continueranno a litigare – o a fare finta – e che si tornerà a votare con l’attuale legge elettorale. Quel Porcellum che garantirebbe il premio di maggioranza alla Camera e che lascerebbe sostanzialmente immutate le cose. In attesa della catastrofe definitiva, che a quel punto potrebbe non essere più solamente elettorale. La democrazia funziona, sempre che la si usi correttamente.

Pubblicato in : Primo piano

Info Massimo Pittarello

Giornalista, ostaggio di @ecisnetto, incursore ad @affariitaliani, cecchino di @publicpolicy  #gingerproblems [da Twitter]

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Trevigiano

    14 Maggio 2012 alle 10:14

    Ciao Massimo,
    Mi sembra che per te la parola “fascismo”, quando scrivi del Governo, sia Tabù e quindi non la pensi nemmeno, perciò il tuo pensiero, invece di seguire la verità, si perde nei meandri della manipolazione delle masse.
    Non abbiamo un Governo in Italia, solo degli avventurieri che incitati da un non eletto, si sono impadroniti del potere con gli stessi appoggi di Mussolini: Giornali, Industriali, Comunisti, Sondaggisti…
    Il PDL aveva vinto le elezioni, Berlusconi era boicottato dai Comunisti, Napolitano e magistratura, l’hanno tenuto stretto, mentre i giornali gli aizzavano contro i matti a picchiarlo e lui giustamente, ha mandato tutto a puttane.
    La Lega è stata attaccata fino a fare scoppiare il cervello a Bossi, poi gli è stato messo a tesoriere un Agente dei Servizi per procedere allo sputtanamento e ora i giornali, rispettano di meno i figli del Senatore che quelli di Osama Bin Laden perché se trattassero cosi quelli, gli esploderebbero le sedi.
    Grillo c’è perché ormai fanno persino ridere, presto saranno solo il ricordo della mostruosità di questo paese.

    Rispondi

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