Che la figura del Presidente della Repubblica sia ormai l’unico riferimento istituzionale ancora saldo, sia agli occhi dei cittadini che a quelli del mondo, è evidente.

– che la figura del Presidente della Repubblica sia ormai l’unico riferimento istituzionale ancora saldo, sia agli occhi dei cittadini che a quelli del mondo, è evidente, sopratutto alla luce degli eventi seguiti alla caduta del governo Berlusconi, con l’insediamento dei tecnici prima e lo stallo irrisolvibile determinato dalle elezioni, poi. Questa consapevolezza procede però di pari passo con una confusa percezione del ruolo che si è fatta strada negli ultimi tempi – di fatto, un governo del Presidente che discenderebbe direttamente dal presidenzialismo, che però fin qui non è stato mai adottato e neanche considerato in chiave riformista – e con una altrettanto, se non maggiore, confusa idea delle effettiva responsabilità dei partiti, chiamati ad accordarsi su questa scelta. La sfiducia sempre crescente degli italiani verso i partiti, la rivolta montante contro la Casta, il voto di mera protesta coagulato sul M5S, lo spettacolo indecoroso di cinquanta giorni di totale contrapposizione offerto dopo le elezioni, sono tutti elementi che stanno su un piatto della bilancia, mentre sull’altro ci sono quegli stessi partiti inaffidabili ed involuti che fanno pesare ancora una volta il proprio potere eleggendo il prossimo inquilino del Quirinale. Il paradosso è evidente e di difficile superamento, agli occhi degli italiani, e pone un quesito fondamentale sulla reale capacità di esprimere un Presidente che sia poi percepito come elemento unificante e rassicurante dalla maggior parte di noi. In sintesi: non ci fidiamo dei partiti, non ci fidiamo dei voti di scambio che sottendono alla trattativa sul nome del Presidente, ergo, come potremmo poi fidarci di colui, o colei, che sarà effettivamente eletto?! E questo paradosso è figlio della crisi irreversibile della politica, del ventennio fallimentare della Seconda Repubblica, delle riforme mancate, delle occasioni perse, delle correzioni di rotta sempre rinviate – viviamo la fase ultima e peggiore della partitocrazia, eppure ci viene chiesto, per non dire imposto, di sottostare ad essa ed alle sue scelte ancora una volta, in quella che è la congiuntura economica, sociale e civile più grave della storia del nostro paese. Quale effettiva rappresentanza possa derivare da questo stridente paradosso, è incognita tutta da decifrare, sopratutto nei suoi effetti a medio e lungo termine, chè il mandato presidenziale dura sette anni, e non abbiamo oggi la minima idea di cosa ci troveremo ad affrontare in questo non breve lasso di tempo, prima di tutto e sopratutto riguardo all’ormai inevitabile scontro politico fra conservazione ed innovazione. Ma chi ci garantisce che partiti e Grandi Elettori ragioneranno in questi termini nella scelta di una persona da votare?!
– il paradosso evidenziato sopra, dilaga poi, e rimbalza in pressochè infinite rifrazioni di opinioni, fra i comuni cittadini che, in attesa delle scelte dei politici, si esprimono in Rete, ormai unica agorà ancora aperta alla libera discussione ed al confronto di idee, ma anche cartina di tornasole di contraddizioni e confusioni che alimentano le difficoltà invece di appianarle. In linea di massima, due sono le fonti principali che testimoniano una diffusa mancanza di chiarezza: il metodo ed il merito delle scelte proposte, soprattutto attraverso i Social Network, nel gioco “partecipa anche tu all’elezione del Presidente della Repubblica” che ormai va più forte del già superato Ruzzle.
Il metodo: ci ha di fatto divertiti, ma anche intristiti, che persone le cui posizioni intransigenti ci sono note da tempo – quelle che “i guardiani dell’ortodossia siamo noi”, per intenderci – abbiano promosso petizioni popolari e referendum virtuali su alcuni nomi con grande foga civile, la stessa foga, però bellica, che ci rivolgerebbero contro se facessimo notare loro che il bipolarismo, qualora volessimo applicarlo davvero, dovrebbe condurre ad una elezione diretta del Capo dello stato, meglio ancora se preceduta da primarie vere, combattute e selettive. L’ipocrisia di mascherare con la supplica al Grande Elettore di riferimento l’espressione di una scelta popolare confluita su un nome, è pari solo a quella di appoggiare una proposta di legge elettorale sul modello francese senza dire che quello però è un modello presidenziale, anzi, semi-presidenziale (sostiene Sartori), e la dice lunga sulla radicata ed incoercibile vocazione alla conservazione che pare l’unico collante ancora in grado di reggere, a destra come a sinistra.
Il merito: qui il paradosso è ancora più evidente, perchè conferma ed al tempo stesso nega la consapevolezza dell’importanza del Presidente come unico punto fermo di riferimento istituzionale ancora in piedi, sia sulla ribalta nazionale che su quella internazionale. La proposta di nomi esterni ed estranei alla politica, ribadisce la sfiducia ormai endemica nei partiti, ma di fatto nega alla base la necessità di competenze forti, certe, profonde e salde per ricoprire un ruolo di garanzia ma anche all’occorrenza di abile pilotaggio. Dunque, i cittadini sanno di cosa hanno bisogno ma lo cercano nelle persone sbagliate – solo che la colpa non è la loro, se dei partiti non si fidano più.

Non mi illudo Marzio, ma la spallata del popolo c’é stata nelle urne di febbraio….e si è capita oggi, senza l’apporto di Grillo una situazione del genere non si sarebbe mai prodotta, il PD in frantumi, Prodi impallinato come Marini, il popolo vince, la nomenclatura frana e cede, una cosa di portata storica.
Neanche Renzi ha capito, candidando Prodi, che il divario tra la piazza e le istituzioni, dopo Grillo, è incolmabile. Ora<avanti Rodotà, o finalmente Emma Bonino! Un sospiro di sollievo, c'é da rallegrarsi.
Non ti illudere Paolo, i politici peggiori vanno tra i novanta e i cento. Poi ci sono altre soluzioni. Una volta a Praga nel XVII secolo…….
Si, sapevo di Chiamparino. Ma Prodi, dalla padella nella brace, possibile che debbano scegliere i meno amati?!? Possibile che i candidati preferiti non siano neanche presi in considerazione?!? Prodi, ovvero il Don Mortadio ( Mortadella + Abbondio), il baciapile, il corrotto, colui che tentenna, pensare che dovremo sorbircelo per 7 anni, no è davvero troppo! Mi auguro che la natura faccia il suo dovere, se l’età media dell’uomo in Italia è di 77/78 anni mi auguro che la natura faccia meglio di come fanno i politici italiani, ormai per non vedere piu’ certe facce bisogna pensare male.
Mi auguro che non sia eletto, che un balzo di genio passi nella testa di quei parlamentari, e che Grillo non ceda di una virgola.
Paolo, ti sei perso un passaggio. Ieri Renzi ha giocato una carta inattesa con Chiamparino, ai 90 voti ottenuti voleva aggiungerne altri, ma Vendola si è opposto. Neanche a me piace Prodi, e le valutazioni generiche sulla sua notorietà internazionale ecc. lasciano il tempo che trovano. Capisco però la mossa politica di proporre un candidato invece di farlo scegliere ad altri, come ha fatto Bersani.
Marini anziché rinunciare come dignità vorrebbe ha detto che domani – oggi -potrà farcela, come se aspirare alla massima carica dello Stato equivalesse a un colloquio per essere assunto. Poiché la Bonino non è in gara, in cuor mio tifo Rodotà, almeno farà merende molto parche con Bergoglio. Ma un sanissimo cupio dissolvi mi porta segretamente a sperare che Marini sia eletto, unica garanzia questa per la dissoluzione reale del PD, e del maledetto connubio tra sinistra e cattolici che da mezzo secolo infetta la politica italiana. Stiano attenti i socialisti, i repubblicani e i liberali a non illudersi di poter ripetere ancora alleanze con i cattolici. Oggi non è possibile che un cattolicesimo laico e liberale possa tirare avanti sempicemente smussando i toni come accadde coi popolari e poi con la DC. Oggi sono in gioco scelte identitarie di fronte alle quali il cattolico è sempre estremista.
Di male in peggio, puoi spiegarci Chiara, cosa trova Renzi di cosi interessante in Romano Prodi? Voglia di mortadella? Oppure voglia di spaccare il PD e cacciare Bersani? Non ti sembra ormai PD, Partito Dallas?!?
Vogliono un Presidente di partito, ma non ascoltano la gente, la pagheranno cara!
Non c’é niente da fare, il catto-comunismo ha trovato la sua incarnazione attuale in Franco Marini, clericale e che piu’ vecchio stampo non si potrebbe neanche immaginare, quel binomio Bergoglio Marini è già perfetto, in piu’ alpino, tutto un vomitevole quadro clerico-patriottico.
Sarä’, se come ormai sembra scontato, l’interramento di una modernizzazione dello Stato in senso laico, e la vittoria soprattutto del PDL.
Marini, sindacalista, cattolico, di sinistra, cioé il coacervo che ha distrutto l’Italia e l’ha portata a fanalino di coda in Europa!
Bravi, meglio non potevano partorire!