E’ una sorta di messaggio che speriamo possa arrivare anche a
chi di dovere. Gli ospedali e il sistema sanitario, messi a dura prova
dall’emergenza in corso, continuano ad essere tali: un servizio per la salute
pubblica. Sistema sanitario che in questo momento registra una massiccia
mobilitazione per il Covid-19, ma che continua ad essere uno dei più importanti
servizi pubblici erogati.
Giusti e anche troppo pochi gli inviti fatti a
non recarsi in ospedale quando si crede di avere i sintomi da coronavirus.
Giusti anche in considerazione che, prima di questa emergenza, i pronto
soccorso, mediamente, erano diventati il luogo di accoglienza (anche
psicologico) di tutti i sintomi dell’essere umano, favorito dal fatto che
spesso guardie mediche e medici di famiglia (anche per non assumersi
responsabilità), oltre a dire di prendersi un’aspirina la prima cosa che
facevano era consigliare di recarsi al pronto soccorso (nostre fantasie
estremiste? Chiunque conosca un qualche addetto ospedaliero che opera in un
pronto soccorso, provi a fargli una domanda su questa nostra osservazione….).
In questo invito a chiedere maggiore spazio per
l’emergenza in corso, occorre quindi essere attenti, per la psiche degli esseri
umani, ad effetti del tipo (estremizzando): “lei ha solo il cancro, non ci
intasi che abbiamo l’emergenza coronavirus”… che è un “estremizzando” fino ad
un certo punto visto che in alcuni casi sono state anche sospese le terapie
chemio, ovviamente ritenendole rimandabili. Effetto sulla psiche che può
portare qualcuno a non chiedere il supporto sanitario ospedaliero quando invece
ne avrebbe bisogno.
Certamente questa emergenza sta anche avendo
riflessi su alcuni comportamenti leggeri di guardie mediche e medici di
famiglia, responsabilizzandoli maggiormente e che, non a caso, oggi sono anche
loro in prima fila. Ma il problema che abbiamo evidenziato con l’esempio del
cancro crediamo che esista.
E’ bene ricordare che il Servizio sanitario
esiste e lavora come più di prima: i tendoni che vediamo crescono vicino agli
ospedali, le realizzazioni di presidi provvisori in strutture trasformate alla
bisogna, etc sono solo la punta di iceberg della mobilitazione in corso. L’emergenza
c’è e va considerata con tutta la sua determinante importanza, ma al primo
posto c’è e deve rimanere sempre la salute dell’individuo. Che, non solo può
avere il cancro anche in questo periodo ma, per esempio, anche un dolore
all’appendice che se non considerato in tempo e a modo può portare a
conseguenze più pericolose per l’individuo e più impegnative per la struttura
sanitaria… a svantaggio quindi dei malati e degli ospedali, nonché delle
finanze pubbliche.
Ci rendiamo conto della difficoltà di far sì che
un messaggio del genere possa essere recepito nella sua giustezza, in modo che
non si sottovaluti l’emergenza in corso. Ma crediamo siano fattibili campagne
pubblicitarie ad hoc, che diano il giusto equilibrio alle capacità e
disponibilità delle nostre strutture sanitarie.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Coronavirus. La vita e le malattie continuano anche in clima di emergenza. Al primo posto la salute dei singoli
E’ bene ricordare che il Servizio sanitario esiste e lavora come più di prima: i tendoni che vediamo crescono vicino agli ospedali, le realizzazioni di presidi provvisori in strutture trasformate alla bisogna, etc sono solo la punta di iceberg della mobilitazione in corso.

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