Nel giorno dell’apertura ufficiale della campagna elettorale per le europee del Pd, è parso del tutto logico, a chi procede all’incontrario, tenere un incontro separato e distante.
Quasi quasi ne sentivamo la mancanza, come di certi ricordi non felici ma ugualmente parte del nostro passato, utili a ricordarci le ragioni dei nostri errori e quelle dei nostri successivi cambi di rotta. D’altronde, se è vero che la Storia la scrivono i vincitori, questo non avviene per cancellare la memoria degli sconfitti ma, semmai, per fare delle loro battaglie perdute un esemplare memento da tenere sempre a mente, un paradigma di un comportamento, un atteggiamento, una errata valutazione, da non dimenticare per non ricadere malamente nello stesso abbaglio.
Dunque, la spocchiosa confraternita dei “compagni che hanno sbagliato” – indimenticabile citazione del loro inamovibile condottiero D’Alema – e, da ultimo, sonoramente perso, all’esterno come all’interno del Pd, esercita una funzione politica e sociale preziosa, facendosi carico di ricordare a tutti coloro che, in quest’ultimo periodo, avessero preferito guardare avanti, cosa si sono lasciati alle spalle ma, soprattutto, per quale motivo l’hanno fatto.
Nel giorno dell’apertura ufficiale della campagna elettorale per le europee del Pd, è parso del tutto logico, a chi procede all’incontrario, tenere un incontro separato e distante e, soprattutto, riunire in questo consesso tutti coloro che, negli ultimi anni, hanno tuonato e strepitato in nome della sacra unità del partito e contro colui che, a loro dire, la metteva a grave rischio. Un atto di profonda “coerenza”, se guardato al contrario, ma d’altronde andare a marcia indietro è la specialità riconosciuta – l’unica, temiamo – di questo gruppo di specializzati mistificatori del reale.
Sì, perchè in effetti, per quanto si sforzino di accreditarsi diversamente, e su un livello più alto, dai discorsi, e dalle ragioni che li muovono, dei vari D’Alema, Cuperlo, Bersani e comprimari aggiunti, emerge non tanto una analisi politica, o quantomeno una sana dialettica di confronto, ma una evidente incapacità di rapportarsi con il reale che, se da una parte non ci stupisce affatto, essendo questa la principale causa della loro sconfitta, dall’altra persino ci stupisce per l’autolesionismo conclamato che la ispira – e fin qui, passi, sarebbe un problema loro – ma ancor più per la cinica determinazione di tagliare le ali ad un Pd in nettissima ascesa che, francamente, non può essere giustificata in alcun modo.
Quindi, fa ridere, di un riso a metà tra il compatimento e l’insofferenza, il Cuperlo che, respinto con gravi perdite dall’elettorato del suo stesso partito nella competizione delle primarie – dove, giova ricordarlo prima di tutto a lui, ha perso sia nei circoli che in sede di consultazione elettorale – blatera sulla necessità di “buone riforme” a proposito del Senato, dimenticandosi, oplà, che quella riforma stava nel programma con cui Renzi ha vinto le primarie e, dunque, è stata scelta dagli elettori del Pd, oltre che, successivamente, votata a larga maggioranza dalla Direzione nazionale del partito. E questo, non preclude affatto il diritto a continuare a pensarla diversamente, ma impone una sana ed opportuna riflessione, semmai, sul perchè il progetto di Cuperlo, appoggiato da D’Alema e Bersani, non abbia convinto gli elettori del Pd che l’hanno sonoramente bocciato.
Sulla stessa scia di assoluta mancanza di rispetto del basilare principio di realtà, si inserisce, e va persino oltre, D’Alema che, nel suo intervento, con raro sprezzo del ridicolo ha parlato di un Pd “impoverito” ed a grave rischio di scomparsa – trattasi però dello stesso partito che è passato dal fallimentare 25% di Bersani al sonante 33% che tutti i sondaggi elettorali gli attribuiscono oggi, con Renzi Segretario e Presidente del Consiglio. Dunque è lecito, addirittura obbligatorio, chiedersi se questa gente viva in Italia e sia in grado, almeno, di leggere i numeri, visto che la lettura del reale non è mai stata una loro prerogativa, o se invece prevalga in questo genere di operazione di retroguardia, scopertamente infondata, il solito poverissimo miscuglio tra il livore degli sconfitti e la debolezza assoluta delle loro ragioni, che poi sono i due lati della stessa medaglia, strenuamente impegnati a puntellarsi per non essere definitivamente cancellati.
E per quanto si sia fatto un largo sfoggio di effetti speciali, sotto forma di fumogeni lanciati ad arte, specie nel pretestuoso e risibile allarme di una sinistra che diventa destra, e di un conflitto che si vuole trasformare in scontro tra riformisti e conservatori – e si vede che, per loro, la sinistra è dunque conservazione e non azione di riforma – nessuna perizia oratoria, nessun artificio retorico, nessuna operazione di mistificazione dei numeri può mettere al riparo questo gruppo di malmostosi da una verifica oggettiva ed impietosa delle loro reali manchevolezze.
Perchè le colpe, e soprattutto le sconfitte, maturate nel corso degli anni da un Pd concepito come élite claustrofobica, spocchiosa e lontanissima dal proprio elettorato, e dunque assolutamente incapace di convincere gli italiani a votarla come forza di governo, pesano come macigni irremovibili sulle teste dei vari D’Alema, Bersani, Epifani, Cuperlo, Fassina, Camusso, e nessuna acrobazia verbale, per quanto ardita, potrà cancellarle. E certo, non lo ha fatto quell’elettorato del Pd che non ha voluto Bersani Premier, ma che oggi torna convintamente a votare con Renzi Presidente del Consiglio.
Dunque, alla prossima occasione, organizzino costoro una bella convention sulle ragioni del proprio fallimento, sarebbe l’unico modo per fare, finalmente, qualcosa di utile per il Pd e, persino, per farsi comprendere davvero dagli elettori – sbagliare è umano, e la spocchia inemendabile di questa gente è invece del tutto inumana. Imparino ad ammetterla e, forse, risulteranno per una volta, almeno, più vicini a coloro ai quali hanno chiesto, invano, un voto di fiducia e di consenso.


DISERTARE LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE E ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI AZZERARE LE RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI DEL PD E DI FORZA ITALIA.
Perché esisterebbero piani di riforme diversi dai diktat della finanza planetaria?
Ah, ecco, intanto che siamo ingenui e dormiamo, ai tuoi amici francesi glielo spiega Valls chi è Renzi, visto che ha annunciato un piano di riforme ispirato a quello di Matteo. Si vede che anche la democrazia francese tanto bene non sta……
La democrazia, per come si è ridotta, è tutto fuori che “democratica”, chi non lo capisce o è ingenuo o dorme proprio.
La democrazia è lo zuccherino per far digerire e passare capetti e arrivisti, e arrivati a questi livelli, mi viene voglia di un bel sovrano, sartebbe meno ipocrita e non per forza peggiore di certa gente “democraticamente” eletta.
Amici francesi che han visto Renzi in tv, mi han detto ” e questo da dove esce?!?”.
Eh, “la gente” da educare……perchè la democrazia va bene, però controllata e limitata, se non vota per chi piace a te, per cui è lecito pensare che se un politico porta voti e consensi sia a prescindere “una scelta sbagliata” se non è quello che riscuote le tue simpatie.
No Chiara solo che, come al solito, in Italia si è scelta la persona sbagliata, tutto qui, semplicissimo. Il dibattito, lo ripeto, non è Renzi si/Renzi no, Berlusconi si /Berlusconi no, ma perché la gente li ha portati la.
Curiosa tesi, la tua, Paolo: la sinistra si è evoluta in tuttie le democrazie, spingendo in direzione riformista, solo in Italia doveva rimanere sempre uguale a se stessa, immobile ed inchiodata al proprio passato?!
Infatti Chiara, lo ripeto da mesi, Renzi doveva fondare un partito suo, ha trasformato quello che era il PD in PDR, Partito di Renzi, snaturando ogni cosa…..
ma ancora una volta, la cosa davvero strana é che uno come lui possa fare adepti, questa analisi sarebbe utile per scrivere un pezzo….già uno che si candida per essere a capo di un partito come quello che descrivi, sano di mente non é, se poi lo vuol fare per il bene di patria, allora proprio da asilo psichiatrico…..ripeto, come è possibile che la gente ci caschi, che qualcuno voti una persona simile, su questo si dovrebbe dibattere.
Ad un esame attento i sintomi si accavallano e rivelano risvolti pericolosi. Ieri in turnèe a Torino, il Renzi Matteo ha mostrato un tic del repertorio, significativo e inquietante. Mentre intonava un crescendo di banalità per gabellarle verità supreme e innescare l’ovazione, all’improvviso ha chiuso gli occhi per pochi secondi con la testa buttata indietro, sintomo che si è ripetuto ben due volte, in termini non dissimili dalle trance di mamma Ebe e dei tarantolati. Come invasato in preda a possessione, il Renzi Matteo ha avvertito l’improvvisa necessità di appellarsi e ascoltare le voci che lo agitano dentro in totale assenza di idee e lucidità. Ora poiché la stessa assenza di idee e lucidità ha contagiato l’intera nazione, sarà opportuno che l’elettorato mercenario allo sbando non resti incantato a ascoltare le voci che tormentano il Renzi Matteo. Perciò è indispensabile:
DISERTARE LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE E ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI AZZERARE LE RAPPRESENTANZE PARLAMENTARI DEL PD E DI FORZA ITALIA.