
Voglio rispondere all’ennesima castroneria sparata in rete da chi mette sullo stesso piano i controlli sugli arrivi dalla Spagna e i centri per migranti in Albania, come se fossero la stessa cosa o, peggio ancora, la prova di una qualche contraddizione del governo italiano.
Basterebbe fare una ricerca su Google per chiarirsi le idee. Naturalmente dopo aver collegato la spina del cervello alla presa della corrente, operazione che per alcuni sembra ormai più complicata di un vertice europeo.
I controlli sugli arrivi dalla Spagna hanno una funzione preventiva. Servono a verificare chi tenta di entrare in Italia dopo essere arrivato in un altro Paese dell’area Schengen, soprattutto quando esiste il rischio che persone entrate irregolarmente attraverso una frontiera esterna europea possano poi muoversi liberamente verso altri Stati.
Non significa chiudere le frontiere agli spagnoli, abolire Schengen o impedire la libera circolazione dei cittadini europei. Significa controllare documenti, identità e diritto di soggiorno, evitando che l’assenza di verifiche trasformi una crisi migratoria nata altrove in un problema scaricato automaticamente sull’Italia.
I centri in Albania riguardano invece una fase completamente diversa. Si parla di persone già intercettate dalle autorità italiane e già entrate nella sfera di responsabilità dello Stato italiano. Le strutture si trovano in territorio albanese, ma la gestione, le procedure e le decisioni restano italiane.
L’Albania mette a disposizione le aree. L’Italia mantiene la responsabilità dell’identificazione, dell’esame delle richieste di protezione, del trattenimento e degli eventuali rimpatri. Non si tratta quindi di consegnare i migranti a un Paese straniero, né di farli sparire oltre Adriatico come qualcuno cerca goffamente di raccontare.
La differenza è elementare.
I controlli dalla Spagna servono a verificare chi sta cercando di entrare in Italia.
I centri in Albania servono a gestire alcune procedure relative a persone che si trovano già sotto la competenza italiana.
Nel primo caso si cerca di intervenire prima dell’ingresso. Nel secondo si organizza diversamente la gestione successiva, alleggerendo la pressione sulle strutture presenti in Italia senza rinunciare alla responsabilità giuridica.
Non esiste quindi alcuna contraddizione. Alla Spagna l’Italia dice: controlla la tua frontiera esterna, altrimenti controlleremo noi chi arriva dal tuo territorio. Con l’Albania, invece, l’Italia trasferisce materialmente alcune procedure, ma continua a gestirle direttamente.
Confondere le due questioni significa confondere la porta d’ingresso con la stanza nella quale viene gestito chi è già entrato.
Non è un’analisi politica. È semplice comprensione del testo.
Ma in rete ormai funziona così: prima si scrive la castroneria, poi si cercano gli applausi e solo alla fine, forse, ci si informa. Sempre che nel frattempo qualcuno riesca a trovare una presa libera per il cervello.
Piero Terracina

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