In Calabria, una buona legge ferma nei cassetti.

Il nostro è un paese a rischio sismico con punte allarmanti, aree più sensibili e più a rischio, sia sotto l’aspetto della classificazione sismica ma soprattutto sotto l’aspetto infrastrutturale e abitativo più esposto.
Quindi pur in presenza di imprevedibilità dei terremoti, avendo a riferimento solo con una casistica di 500 anni per osservare una qualche cadenza o meno, conosciamo in maniera certa dove necessita maggiore rigore nelle nuove costruzioni e un monitoraggio dell’esistente, che nella stragrande maggioranza dei casi rappresentano un patrimonio edilizio-abitativo a rischio di eventi sismici a seconda della portata del sisma.
Del problema del terremoto, così come quello del randagismo o tanti altri problemi, se ne parla solo durante gli eventi, subito dopo, come tutte le cose italiane, vengono assorbite dalla quotidianità e di queste discussione nemmeno l’ombra.
Ci scordiamo che il terremoto è sempre in agguato, che i nostri figli frequentano scuole ed edifici insicuri o in alcuni casi non certificati dal punto di vista statici, addirittura non sappiamo se un supermercato è a norma o un cinema o un ospedale ecc ecc.
Nella precedente esperienza di governo, da Assessore ai Lavori Pubblici in Calabria sin dal 2006 e senza sollecitazioni alcune, mi sono impegnato per mettere ordine nel campo della simica, impegnando risorse, finalizzate a dare certezze e rigore ad un problema di tale portata.
Tanti interventi finanziati nelle scuole pubbliche calabresi (circa 585) di messa in sicurezza che sono pur sempre un ottima iniziativa, ma ci siamo prefissi di fare un operazione verità su questo tema anche consapevoli del rischio d’impatto economico, professionale e dei costi che questo comportava attraverso una reale classificazione sismica della Calabria. Non ho seguito la linea di una legge ‘salva coscienze’ e quindi i suggerimenti di chi consigliava l’abbassamento della classificazione sismica e spero che nessuna Regione si sia orientata in questo senso.
Così abbiamo, come Giunta Regionale, affidato al Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica (Eucentre) l’incarico di avviare uno studio approfondito del territorio e redigere una legge con un regolamento per inaugurare una vera politica di rigore e di controlli.
Eucentre doveva provvedere alla stesura di documenti per il riordino della normativa sismica e del Regolamento di cui all’art. 30 L.R. n. 9/2007; attivazione di corsi di formazione e aggiornamento in materia di Ingegneria sismica per il personale regionale, per quello degli Enti territoriali e per gli addetti operanti nel settore; valutazione e riduzione del rischio sismico delle strutture e infrastrutture della Regione Calabria ad interesse strategico; di procedere ad individuare prioritariamente le strutture e opere infrastrutturali di interesse strategico, la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, da sottoporre alle procedure di valutazione di sicurezza sismica secondo criteri, modalità e procedure diversificate in funzione dei potenziali livelli di pericolosità, vulnerabilità, esposizione e criticità delle diverse strutture.
Per dirla in maniera più semplice i progetti nei geni civili venivano solo depositati e spesso i calcoli sui fabbricati non erano conformi o reali rispetto al progetto in esame.
Con l’introduzione della legge i progetti venivano inseriti con deposito su base informatica che ne certificava la corretta applicazione dei parametri strutturali di staticità.
La giunta aveva deliberato con fondi POR un monitoraggio dettagliato delle strutture a cominciare da quelle pubbliche e da quelle, come supermercati, cinema, teatri, ospedali, con forte frequentazione.
Nella strategia c’era inoltre l’anagrafe dei fabbricati, per arrivare nel tempo alla scheda tecnica statica del singolo fabbricato certificato periodicamente da tecnici esperti riconosciuti e attivare i lavori di messa in sicurezza ove necessari.
In sostanza un graduale lavoro a tappeto su tutto il patrimonio calabrese che assumesse a responsabilità una materia delicatissima.
Abbiamo approvato la legge e il regolamento e i geni civili erano pronti ad avviare questo nuovo sistema. Purtroppo l’attuale Governo in linea con la cultura calabrese e forse non solo quella Calabrese, cioè che le leggi si fanno, ma se danno fastidio a qualche amico non si applicano mai, la nostra legge, giace nei rinvii continui. Due anni erano preziosi se calcoliamo il fattore tempo nelle imprevedibilità dei sismi nella nostra regione.
Ecco questo è un esempio come in Calabria, e in Italia più in generale, si possa parlare di sisma quando non ne siamo colpiti, dimostrando, conti alla mano che un buon controllo pubblico a partire da subito per il futuro ed un rigoroso monitoraggio del patrimonio esistente, fa risparmiare in termini di costi e benefici miliardi di euro e che quindi vale la pena, in un concorso pubblico privato, spendere qualche centinaia di milioni di euro che mai come questo caso è un investimento ad alta redditività.
Infine, non di secondaria importanza, la messa a regime di questo sistema avrebbe portato in Calabria entrate pubbliche finalizzate al servizio con una prospettiva di indotto occupazionale di circa 4000 addetti.
Spero che questa volta la politica si assuma le responsabilità e faccia la sua parte perché ognuno di noi, per come è la nostra cultura, si affida al proprio santo protettore per proteggerci da eventi del genere, ma se alla preghiera abbiniamo una politica antisismica la cosa non guasta.

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