Affrontiamo un argomento a noi ostico. Della serie non ci sgomitoliamo neanche un po’ nel guazzabuglio dell’economia. Tanto meno in quello virtuale della finanza. Virtuale.
Il viaggio inizia dal decreto salvabanche. Ma prima c’era stato un avvicinamento pedibus calcantibus.
Il Visco non vigilante diventa il capro espiatorio per avere malgestito il controllo su banche e banchieri.
Dunque la responsabilità è di chi doveva vigilare e non l’ha fatto. Ma c’è una responsibilità politica di chi governa. Il bubbone scoppia, anche stavolta a orologeria. E non se ne può più.
Dunque un coacervo di responsabilità disattese, che ci conducono in un guazzabuglio ermetico e misterioso.
Burocraticamente perversa come di consueto la vicenda procede faticosamente e a stento. Il rimpallo, il ping pong delle responsabilità pure.
Inatanto il popolo guardingo ma mica tanto si ritrova senza soldi e senza difesa.
Ma c’è da domandarsi che senso ha aver creato tutto questo caos quando la scadenza per la nomina del Governatore è alle porte coi sassi. Forse sarebbe bastato parlarne con il Governo e con le istituzioni ad hoc per avere il risultato. O forse la confusione e il baccano suscitato porta voti. Forse.
Draghi fece un solo mandato. Non è così grave nominarne un altro se di giusto livello e profilo. Ci sono personalità così anche dentro Bankitalia.
Ma cosa c’è che non va, la forma o la sostanza. Sulla forma naturalmente si può discutere, mentre la sostanza è l’humus che costituisce la premessa del fatto storico o culturale.
E c’erano 5 mozioni depositate alla Camera contro Visco.
Così i tormentone dei prossimi giorni barra mesi sarà se ha fatto bene o male a fare quel che ha fatto. Matteo.
Rivoluzionario o riformista? Per ora si può ipotizzare ma in corso d’opera non appare nulla di definito e definitivo. Tenta ancora di spezzare radicalmente le funi chiodate col tempo che fu, come un vero rivoluzionario, o accentua un elemento progressivo, presentando una novità non radicale ma working in progress, che riesuma dal passato?
Certo è che si sta muovendo come un elefante in cristalleria, dimenticando che, ormai, il gioco dello sfasciatutto è in mano altrui, per dirla con l’ottimo Turani, “le colpe effettive di Renzi e i suoi sono soprattutto quelle di non averci capito niente e di aver seguito, per insipienza e arroganza, quanto veniva suggerito da Bankitalia e Padoan. Chi, infatti, ha “inventato” il veto UE sul possibile salvataggio con il fondo interbancario? Poi, certo, il “giglio magico” ci ha messo del suo, mostrando in pieno l’inadeguatezza a rivestire certi ruoli (ma come si fa, signor Boschi, padre di un ministro della Repubblica, ad incontrare uno come Carboni senza pensare di mettere nei guai se stesso, sua figlia ed il suo partito politico?). Adesso c’è la corsa renziana a tentare di scrollarsi di dosso questa responsabilità in vista della prova elettorale, ma in un modo che possono permettersi un Di Maio o un Di Battista, non uno che ha rivestito la carica di Presidente del Consiglio e vorrebbe ripetere l’esperienza”.
E noi, il volgo, sballottati e sbalestrati in questo turbillon di meandri spiralici che ci tolgono il giusto riposo della mente. E il sonno.
E, come consuetudine chi è pro pro chi è contro contro.
Raramente si trova un equilibrio, seppure aleatorio.
Tonino, uno dei più grandi detrattori di Mariele e di Matteo, sul caso di Banca Etruria e sull’attacco al governatore confessa di pensarla, aggiungendo purtroppo, come Renzi. E questo la dice lunga. Anche se sostiene di non riconoscere e non essere aduso e avvezzo al tintinnar di manette. Come altri suoi colleghi.
Dunque non stare appiccicati alle etichette bensì essere abbastanza saggi per giudicare senza pregiudizi. Il che non significa cambiare opinione o essere ondivaghi. Se un’idea è giusta è sempre giusta chiunque la porta avanti.
Dunque occorre ricambio generazionale anche sulla Banca d’Italia.
Ma il Conte sapeva o non sapeva, o, meglio, era d’accordo o no?
L’inghippo che ne nasce porterà voti o li toglierà al Matteo nazionale?
Intanto la Mariele è sempre in sella. Eppure le istituzioni hanno il dovere di vigilare, di essere dotate rappresentate da uomini con grande senso di responsabilità che, almeno quello, questa volta non c’è stato. E nessuno lo può negar. E qualcuno deve pagar. O anche più di uno.
Eventuali e varie.
Si fa per celiare
Gli orizzonti di boria di Salvini. E il Movimento 5 sberle. Il meglio del peggio.
Carla Ceretelli

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