Non sarebbe contraddittorio che protagonista e perno di quel nuovo che il Paese ancora una volta attende, fosse proprio il partito ormai più antico fra quelli rimasti in vita. Con le sue proposte originali e quelle comuni alla tradizione laica e liberalsocialista.
Dire che “i radicali se non ci fossero andrebbero inventati” ha per noi laici e liberalsocialisti un significato molto più ampio rispetto ad altri. Non è solo il riconoscimento del contributo decisivo dato da Pannella e i suoi a battaglie che altrimenti non si sarebbero nemmeno potute iniziare, come Divorzio, Aborto, Fame nel mondo, Giustizia, Pena di Morte, Diritti Civili.
Per tutti coloro che si rifanno alla cultura laica, liberale e socialdemocratica ( dunque anche per Pensalibero) i radicali hanno rappresentato in questi ultimi venti anni, gli anni della scriteriata “seconda repubblica”, una sorta di faro che segnalava, con il suo fascio di luce intermittente, che non tutto era finito e in quella direzione si doveva orientare la rotta se si voleva edificare un edificio nuovo dopo il crollo dei vari partiti che alla medesima cultura si richiamavano.
Anche il congresso di Radicali Italiani appena conclusosi a Chianciano ha offerto la testimonianza che la casa radicale è l’unica rimasta in piedi a custodire idee e valori che sopravvivono alla caduta di uomini e partiti che rappresentano un’area più vasta del piccolo mondo radicale.
Questo più ampio orizzonte non riguarda solo i tradizionali capisaldi delle battaglie radicali (carcere, amnistia e indulto, dissesto ambientale e idrogeologico, legalità, diritto all’informazione) che rientrano a buon diritto tra i valori comuni del variegato mondo laico e liberalsocialista. Riguarda anche la priorità assoluta del momento, il dissesto economico del Paese, sul quale, a Chianciano si sono udite analisi e proposte che per severità avrebbero ben potuto essere condivise da ministri ancora rammentati per il loro rigore come il socialdemocratico Tremelloni, il repubblicano La Malfa o il liberale Malagodi.
Per questo è ancora maggiore il cruccio che ad un comune sentire non possa corrispondere un comune operare. In quel bazar della politica che è stata la cosiddetta seconda repubblica, l’idea di creare una robusta formazione di ispirazione laica e riformista è stata tentata solo una volta, nel 2006, quando i radicali di Pannella e i socialisti di Boselli dettero vita alla Rosa nel Pugno.
Durò poco per una serie di motivi. Primo: venne sottovalutato il risultato raggiunto, 2,6% dei voti. Sembrò poco, ma si sarebbe visto in seguito che non era male come punto di partenza. Secondo: l’idea di creare qualcosa di originale, nuovo e diverso rispetto ai due partiti che avevano dato vita alla Rosa nel Pugno, venne abbandonata presto per fare posto alle immancabili e intramontabili beghe da vecchio partito. Terzo (e più grave di tutti: si strinse l’accordo per la Rosa nel Pugno frettolosamente, senza coinvolgere le centinaia di piccoli circoli e associazioni che in Italia ancora testimoniano la loro appartenenza ai filoni culturali e politici laici, liberali e socialisti. Nemmeno si pensò di farlo dopo il voto, se non altro per impedire di concentrare ogni attenzione sulla voglia di regolamento di conti tra due famiglie refrattarie alla coabitazione.
Oggi la famiglia radicale è rimasta la sola in grado, se lo volesse, di rilanciare, allargandolo, quel progetto. Potrebbe farlo unendo alla forte capacità di proporre temi all’intero Paese (e se ne è avuta conferma al congresso di Chianciano appena concluso) una altrettanto decisa iniziativa volta a riunire sotto una stessa bandiera quel mondo laico liberale e socialista di cui è ormai l’unico rappresentate che dispone di un minimo di organizzazione e di una autonomia alla quale mai ha voluto rinunciare.
E’ anche il modo, per i radicali, di sottrarsi alla maledizione della pura testimonianza, tanto nobile quanto frustrante.
In passato al fallimento di questo progetto ha contribuito certo lo smisurato egocentrismo di Marco Pannella. Ma ancora di più la smisurata angustia di idee, prospettive e obbiettivi dei banchetti ambulanti che sono sorti dalle antiche botteghe di fede laica liberale e socialista, dopo il crollo di Tangentopoli.
Eppure, il sommarsi delle delusioni verso chi aveva saputo suscitare grandi speranze (Berlusconi, Grillo, ora persino Renzi) ha creato uno spazio politico che qualcuno dovrà pure colmare.
E non sarebbe contraddittorio che protagonista e perno di quel nuovo che il Paese ancora una volta attende, fosse proprio il partito ormai più antico fra quelli rimasti in vita. Con le sue proposte originali ma anche con le idee, la cultura e storia politica che in larga parte sono patrimonio comune della tradizione laica e liberalsocialista. Facendo tesoro, ovviamente, degli errori del passato.

Caro Nicola,
Nel commentare l’intervista di Brin mi sono un po’ perso, su quella scrivevo che in generale appena qualcuno trova un certo numero di persone che tendono a risponderli: Si Signore, sia Einstein o contadino, Prete o soldato, Santo o filibustiere e ammettiamolo Nicola o Paolo, subito comincia a parlare di irrealtà e sogni .
Dimenticando che per la Termodinamica tutto tende a peggiorare e mentre tu sognavi i Radicali ricercatori Romani e Olandesi hanno appurato che tutto L’Universo sta andando a finire molto,ma molto male e questa è la sola realtà offerta all’uomo ovunque si aprino gli occhi senza invece sognare.
Cosi altro che Radicali siamo al Partito Unico come in Cina, capolavoro del Berlusconi che ha realizzato il Craxi 2 con la faccia di Martelli.
Quindi guardate in faccia la realtà avete contro tutti i porci figli di Entropo che vi rendono sempre più come loro, o vi unite a noi Veneti sulla strada della guerra assoluta ad Entropo, perchè a dirlo in modo che anche Paolo possa comprendere, sto dimostrando che se si vince Entropo, riaccendendo un sufficente numero di connessioni tra i punti dello spazio, si crea ordine tra tutte le cose.
Quidi attaccando Francia con la stessa sicurezza di Cesare dirò che il Pascal commise errore di gallismo, disse: Cogito ergo sum per evidente gallismo quando ogni Romano Repubblicano e anche Radicale avrebbe affermato: Cogito ergo Cogitare est.
Quindi se il cogitare è i punti dello spazio si possono connettere e di uno Shard a Venezia che arriva fino al Cielo, anche Francia deve cominciare a temerne l’ombra,
Cari amici,
fa piacere constatare che l’idea di un soggetto fondato sulla cultura laica e liberalsocialista scalda ancora dei cuori. Anche la testimonianza di Pensalibero ha tuttavia valore e limiti. Certo noi, per quello che può contare, ci metteremmo a disposizione. I radicali, con la loro organizzazione generosa e “sgarrupata” potrebbero certo fare più di noi (ovviamente se lo volessero). Magari partendo una volta tanto dal basso: provando a sondare il terreno provincia per provincia per fare poi il punto dopo un cero lasso di tempo.
Giusto, tutti benevolmente disposti a ritentare un’esperienza liberalsocialista e repubblicana, addirittura rievocando il P.d’A. Ma perché non si parla mai di cosa sia in Italia il cattolicesimo politico che alla fine tiene sempre il mazzo e fa saltare il banco?
Nicola Cariglia riaccende una speranza… un sogno tramontato con la fine della straordinaria esperienza de La Rosa nel Pugno. Il 42% di astensionismo (primo partito d’Italia) reclama un nuovo Partito d’Azione, un contenitore politico dove possano trovare un punto di riferimento le istanze repubblicane, liberali, radicali e liberalsocialiste. Perchè l’Italia delle due parrocchie cattocomuniste non ci appartiene, perchè l’Europa non è il luogo degli Stati Uniti d’Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli.
Caro Nicola, ti prego di diventare fautore, interprete e protagonista di questo sogno.
“In passato al fallimento di questo progetto ha contribuito certo lo smisurato egocentrismo di Marco Pannella”. Sottoscrivo in pieno e sono anch’io pronto a riprovarci.
Il discorso è di per sé ineccepibile. Bisogna tener conto però che il vecchio detonatore delle battaglie radicali ha le polveri bagnate da un cattolicesimo onnivoro, disposto ad accettare tutto pur di sopravvivere. E’ questa inaspettata e falsa disponibilità culturale del cattolicesimo a tutto accettare ed accogliere che va scalzata. Ma se ad uso dei creduloni in croce c’è un Fregoli buono a tutte le stagioni da dove si comincia?
Condivido pienamente.
riproviamoci