Tra un mese esatto le primarie aperte per eleggere il nuovo segretario del PD. Oggi a Roma, attraverso la Convenzione Nazionale si è conclusa la fase interna dei congressi che ha indicato i tre sfidanti che se la dovranno vedere con i gazebo: Zingaretti (47,38%) Martina (36,10%) Giachetti (11,13%). Ad aprire la kermesse romana dell’Ergife, l’Inno alla Gioia di Beethoven (che è l’inno ufficiale dell’Europa fin dal 1985) e a seguire l’Inno di Mameli. E anche l’iconografia scelta rimanda non a caso all’Europa e alle imminenti elezioni che determineranno oltre ai seggi a Bruxelles, lo stato di salute dei vari partiti italiani. Per la prima volta, il simbolo del PES è di eguali (se non maggiori) dimensioni di quello del PD, ed è un segnale abbastanza chiaro anche questo. Ospite principale del congresso, l’olandese Frans Timmermans che sarà il candidato dei socialisti europei alla presidenza della commissione alla successione di Junker. Persona empatica e gioviale che tra l’altro parla un ottimo italiano (suo padre lavorava all’ambasciata olandese e lui è ancora un accanito tifoso della Roma). “L’Europa ha bisogno dell’Italia, aiutateci a riportare l’Europa nel cuore degli italiani”. “Gli italiani hanno votato per i populisti a causa di una forte disillusione verso la politica e si sono sentiti lasciati soli dal resto dell’Europa sulla gestione dell’immigrazione, ma non posso credere che un paese come l’Italia, fondatore della UE e paese importantissimo per tutti gli altri, grazie alla sua immensa storia artistica e culturale, possa diventare un paese razzista, rancoroso e isolato, non è possibile!” Certamente il PD dovrà capire davvero come aprire una fase politica nuova partendo dal recupero della propria credibilità come soggetto politico indispensabile alla funzione democratica dell’intero paese. Recuperare tanto nel proprio elettorato di riferimento, tanto in quello del non voto o dei delusi (e già ce ne sono tanti) del Governo in carica, archiviando definitivamente la stagione della rottamazione, del lanciafiamme, dello smantellamento dello Statuto dei Lavoratori, dell’attacco alla Costituzione, del giglio magico prematuramente (e fortunatamente) appassito. C’è da registrare come nota di colore, che nessuno degli oratori ha mai nominato il vero convitato di pietra di questo congresso, Matteo Renzi; che Calenda ha dichiarato che non ha intenzioni di abbandonare il PD; e che il capogruppo al Senato Andrea Marcucci era assente perché a letto influenzato. Roberto Giachetti ha iniziato la terna dei candidati con un discorso bello e appassionato sulla vitalità del partito e sull’orgoglio della partecipazione (200.000 votanti ca.) che resta in ogni caso, al di là della batosta del 4 marzo 2018, il partito con la base militante più attiva. Ha segnalato le contraddizioni degli ultimi anni ma ha anche difeso (l’unico tra i tre) pur senza nominarlo, l’operato di Matteo Renzi e dei tre governi a guida PD. Ha rivendicato di essere stato il primo a indicare l’esigenza di fare rapidamente un congresso (facendo anche uno sciopero della fame di 40 giorni) e ha sottolineato che l’unità non si fa durante i congressi ma dopo. “Apriremo la campagna per le primarie del PD sabato assieme ad Anna Ascani a Danzica in onore di un grande sindaco, di un fiero europeo, un uomo che credeva nei ponti e non nei muri, Adamowicz, assassinato soltanto poche settimane fa, il nostro fiore la nostra presenza, la nostra idea di Europa sta lì”. Maurizio Martina esordisce salutando e portando solidarietà alla sindaca Belinda Gottardi di Castelmaggiore in Emilia, dove nella notte il Reno è esondato. Poi infiamma subito la platea: “Vorrei subito autodenunciarmi, i miei avversari non sono Giachetti e Zingaretti, i miei avversari sono Salvini, Di Maio, Berlusconi. Il mio avversario è questo Governo incompetente, bugiardo che sta portando il paese in una crisi drammatica”. E continua così per un buon quarto d’ora, con una verve davvero notevole, come in un monologo teatrale che potremmo chiamare proprio “I miei avversari” elencando tutta la lunga serie di contraddizioni che caratterizzano la maggioranza giallo-verde. Ha elogiato Mattarella e ha tuonato contro quelli che sostengono la dittatura di Maduro in Venezuela. Ha difeso con forza i governi del PD e le scelte compiute alla guida del paese e ha sparato a palle incatenate contro la propaganda populista e il disegno di sovvertire le istituzioni democratiche, in atto non solo in Italia. “Il mio PD prova ad avanzare una visione di società prima che un programma elettorale”. Ringrazia Timmermans per la presenza richiamando il partito alla imminente battaglia per le elezioni europee. Continua poi il suo applauditissimo intervento con molte indicazioni su come dovrebbe essere il PD della sua mozione. Conclude augurando il successo ai candidati alle amministrative 2019 “nonostante il vento sfavorevole” e assicura che se gli toccherà di vincere le primarie chiamerà tutti gli altri candidati a condividere le responsabilità del partito. Nicola Zingaretti invita tutti gli italiani a partecipare al rinnovamento del PD. “Da oggi per tutti noi viene la prova più difficile, più importante, ma anche la più bella. Che non è la gara tra di noi a chi si insulta o alza la voce, ma capire davvero come aprire una fase nuova per il nostro paese”. Il presidente della Regione Lazio, che incassa anche il sostegno del primo degli esclusi, Francesco Boccia, col suo stile pacato ma deciso, elenca tutta una serie di cose sulle quali lavorare per riconquistare la fiducia nel paese. Temi classici della sinistra mondiale, ma forse un po’ dimenticati o dati per scontati in passato. Solidarietà sociale interna e internazionale, diritti umani e civili, libertà collettive e individuali, valori di eguaglianza coltivando il diritto alla sicurezza senza cercare nemici da odiare. Cita Hannah Arendt e il suo noto saggio “La banalità del male” sulle origini, dell’intolleranza, del razzismo e dell’odio. “…Ed il pericolo è rappresentato dal fatto che quando crescerà questa consapevolezza (quella dell’inadeguatezza dell’attuale Governo) se non ci sarà pronta un’altra offerta politica credibile, una nuova speranza, noi vivremo una fase ugualmente drammatica, la terza fase del populismo, dopo la raccolta del consenso cavalcando le paure, dopo il governo, la terza fase è già iniziata: già siamo immersi in questa tragedia, che è la ricerca del capro espiatorio rappresentato questa volta dall’Europa e un colpo alle istituzioni repubblicane che abbiamo conosciuto dal dopoguerra. Ecco l’urgenza di essere pronti e l’importanza del partito democratico, il tema non è solo la loro incapacità, la grande questione è il recupero della nostra credibilità se ci vogliamo dire la verità tra di noi”. Il suo è inutile negarlo, è il discorso da segretario in pectore, vi è un richiamo a voltare pagina, ad unire le differenze, a chiamare a raccolta tutte le energie positive del paese, dai lavoratori alle imprese, dagli operai agli studenti, dai sindacati agli intellettuali, dagli elettori che se ne sono andati a quelli che hanno votato ad esempio per i 5 Stelle ma che adesso sono già in crisi d’identità a causa delle diverse e opposte tendenze e contraddizioni che animano quel partito. Vedremo tra poche settimane come gli elettori e i simpatizzanti del PD sceglieranno. E non è soltanto una questione interna al partito democratico.
Alessandro Silvestri

Lascia un commento