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CONFERMIAMO LA NOSTRA OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE DI SADDAM!

Siamo contrari per principio e per opportunità politica. Meglio tenerlo alla sbarra nei tanti processi che lo attendono e illustrare più compiutamente alle plebi irachene cosa è stato il loro passato.

di Redazione Pensalibero.it | 27 Dicembre 2006

La previsione della condanna a morte di Saddam Hussein anche in sede di appello è stata confermata dai giudici di Baghdad. Dunque l’ex presidente iracheno giustiziato per impiccagione entro trenta giorni, ”in qualsiasi momento a partire da mercoledì 26 dicembre come ha detto il giudice della Corte d’appello Arif Shaheen, dopo il nuovo verdetto.
La conferma della condanna a morte da parte della Corte d’appello e’ stata presa all’unanimita’. E apparentemente la legge irachena non lascia scampo all’ex dittatore: infatti nessuna autorita’, neanche il capo di Stato, puo’ concedere la grazia ne’ commutare la pena di un condannato per crimini internazionali.

Il crimine che ha determinato la condanna a morte di Saddam venne consumato nel villaggio sciita di Dujail, una quarantina di chilometri a nord di Baghdad, diventato da allora il simbolo della repressione spietata del regime contro chiunque osasse, o addirittura solo pensasse di attentare alla vita del dittatore irakeno. La strage di Dujail e’ il primo crimine per il quale Saddam e’ stato condannato a morte. Il processo di primo grado, cominciato il 19 ottobre dello scorso anno e conclusosi il 5 novembre, aveva riconosciuto l’ex presidente colpevole di crimini contro l’umanita’ e lo aveva condannato a morte insieme al fratellastro Barzan al Tikriti e all’ex capo del tribunale che pronuncio’ la condanna a morte per i 148 abitanti di Dujail, Awad al Bander.

Nonostante che riteniamo fondata e giusta la massima pena prevista dall’ordinamento irakeno, confermiamo la nostra contrarietà all’esecuzione della pena capitale. Per principio e per opportunità politica. La nostra opposizione di principio alla pena di morte non contempla eccezioni, nemmeno quando si tratti di dittatori sanguinari.

Per quanto riguarda l’inopportunità politica, riproponiamo quanto scrisse l’ex Ministro della Difesa Lelio Lagorio, su Pensalibero, all’indomani della condanna di primo grado.

“Il processo a Saddam Hussein – aveva scitto Lagorio- ha un vizio d’origine, quello di essere stato celebrato da uno Stato inventato da forze militari straniere, Queste ultime, certo, sono il braccio secolare di nobili Nazioni democratiche, il meglio del mondo contemporaneo, ma restano pur sempre forze di protettorato se non di occupazione. Il verdetto contro Saddam Hussein è dunque avvelenato dal fatto che il processo di Bagdad è stato eterodiretto dall’Occidente. In questo stato di cose, dare corso alla sentenza di morte, a che diavolo serve? Non certo a pacificare l’Iraq che è sempre più diviso in etnie e una di queste, quella sunnita, reagisce già con furore alla condanna. Si potrebbe tutt’al più immaginare che la sentenza di Bagdad può valere come messaggio indirizzato ai gruppi dirigenti degli Stati tirannici: “State attenti a quel che fate perché l’Occidente vi punirà”. Ma, a parte che non è compito dell’Occidente trasformarsi in un giustiziere internazionale e a parte che molti Stati tirannici che non si comportano meglio di Saddam Hussein sembrano intoccabili perché fanno da spalla all’Occidente, resta il fatto che è difficile credere che il nodo mediorientale possa essere avviato a soluzione con tali mezzi. Meglio dunque lasciare in vita Saddam Hussein e tenerlo alla sbarra nei tanti processi che lo attendono per i tanti capi di accusa che gli sono stati mossi.
Un lungo processo, mentre in Mesopotamia la situazione evolve, può scolorire il vizio di origine del tribunale di Bagdad e illustrare più compiutamente alle plebi irachene cosa è stato il loro passato. Ecco perché il “no” alla esecuzione della condanna a morte non è solo una scelta culturale, ideologica e morale, ma una scelta politica.”

Pubblicato in : Primo piano

Info Redazione Pensalibero.it

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Guido Martini

    31 Dicembre 2006 alle 14:23

    Saddam Hussein al Majid Al Takriti nasce nell’inospitale villaggio di Al Ouja, dove uccidere più di una persona è considerato un segno di coraggio. Passa la sua infanzia allevato da un patrigno malavitoso, che lo bastona chiamandolo “Figlio di puttana!” e lo sottopone ai lavori più nocivi. A 10 anni Hussein fugge da casa e si rintana dallo zio materno, l’ex generale Khairallah Tulfah, rozzo e fanatico cultore di Hitler. Quest’ultimo lo instrada alla scuola e all’omicidio. Le mattinate scolastiche di Saddam si susseguono tra merendine dei compagni schiacciate sotto le scarpe, animali martirizzati con una spranga bollente e serpi infilate tra le vesti dei sacerdoti dell’Islam. In quel paese questo tipo di atteggiamento gli procura del carisma che, col passare degli anni, lo ha reso uno statista con il suo seguito: tra tentativi di golpe, omicidi e torture agli avversari egli arriva a capo della sua nazione, tracciando nel corso degli anni uno “sterminato sterminio” che non risparmia nemmeno la moglie e i suoi figli. Poi si erige a conquistatore e avvia una guerra con l’Iran di Khomeini. E fino a questo punto, nessuno (autoctono o straniero) condanna la crudeltà saddamiana, anzi costui si sente immenso al punto di far erigere statue in suo onore in tutto il territorio nazionale. Infine tenta l’invasione di un territorio ricco di petrolio come il Kuwait. Purtroppo per lui, il Kuwait fa gola anche alle multinazionali dello smog, perciò diventa acerrimo nemico del loro rappresentante, il presidente USA George Bush I; quest’ultimo lo priva degli appoggi economici occidentali e gli dichiara guerra. Gli americani possono inviare in Medio Oriente un esercito internazionale e missili arricchiti d’uranio. Il rais iracheno allo stato avversario non può inviare nemmeno una cartolina; tuttavia promette loro “… un nuovo Vietnam”. I media osservano prima lo scenario statunitense, ove la maggioranza silenziosa occulta lo squallore dietro una patina di benessere, le donne possono mettere alla berlina i vizi sessuali del premier e rimanere (ubriache) a ballare (non solo la danza del ventre) fino a notte fonda; poi osservano lo scenario iracheno (solo tramite la CNN), che rispecchia diametralmente l’opposto ossia l’infanzia di Saddam, ove sei fortunato se non soffri la fame o ti trovi nella traiettoria di un’arma qualsiasi, sia di giorno sia di notte). Responso mondiale? SADDAM HUSSEIN E’ UN POVERO PAZZO, GEORGE BUSH INVECE E’ RICCO! Tra i due litiganti, godono le lobby delle armi; anche se ci vanno di mezzo civili iracheni (e i loro discendenti scampati alla morte si chiedono ancora quale dei due “dittatori” sia stato più temibile) oltre a soldati appartenenti alle varie patrie cui il petrolio fa comodo. Fioccano parodie cinematografiche contro il nemico semi-sconfitto. Gli intenti del dittatore dell’Iraq sembrano sbolliti; ciò dà all’establishment americano la giustificazione per non coglierlo in flagrante durante il suo regno del terrore … A distanza di pochi anni il capo di stato dell’Iraq ci ritenta; perciò anche il successore di Bush padre, tale Bill Clinton, “da buon democratico” fa riprendere seduta stante i bombardamenti. Infine a capo degli States arriva il turno del figlio di Bush (individuo che nega le grazie giurando sulla Bibbia): costui accusa, senza prove certe, il nemico mediorientale di essere in possesso d’armi per la distruzione di massa. Non c’è due senza tre! Finalmente si mette a segno il colpo di grazia militare alla nazione irachena. Altri morti da ambedue i lati, per gli USA prevalentemente giovani soldati di colore; ma almeno Bush figlio ha vendicato le rogne che Saddam ha dato al papà! Gli iracheni che un tempo idolatravano il demagogo mediorientale, perfino nei momenti in cui egli sterminava le loro famiglie, a tal punto si dichiarano tutti innocenti dinnanzi ai nemici stranieri e, gonfi di livore, s’adoperano ad abbattergli le statue che gli avevano dedicato. Povero e ammalato, Hussein fugge dal suo lussuoso bunker e si nasconde in una fossa. Lì esamina la linea di comportamento con cui è cresciuto, formulando la domanda che Bush jr. si era posto nell’istante in cui il loro amico Osama era riuscito a bombardare per la prima volta New York: “Dove ho sbagliato?” I marines lo acciuffano nel suo nuovo covo (garantendo a Bush II una rielezione) e lo portano nella patria avversaria come un trofeo di caccia. Viene processato per crimini contro l’umanità … dal tribunale di Baghdad: come se un querelante sul più bello diventasse giudice del querelato. Saddam pensa: “Io giustiziavo anche blasfemi e sodomiti; ma chi si dichiara mio avversario deve agire in maniera diametralmente opposta…” Non va così. Il tribunale iracheno, ovviamente risentito per aver perso i propri cari a causa dell’imputato (ma allo stesso tempo esistente solo grazie al volere di W Bush) ragiona così: TU SEI NATO CANNIBALE, PERCIO’ TI CONDANNIAMO PER LA TUA NATURA E TI MANGIAMO AFFINCHE’ TU IMPARI! L’ex despota afferma di confidare ancora nel potere del Corano e, i suoi inquisitori, che sono gli unici rimasti intorno a lui, non sanno più se giudicarlo un esempio estremo d’ipocrisia o d’arteriosclerosi. La pena capitale non si è rivelata un deterrente efficace per il crimine: colpisce maggiormente gente disagiata, viene affibbiata pure a coloro a cui in carcere è aumentato il QI (nel caso fosse basso nel momento in cui hai commesso la strage) o ad individui scoperti innocenti in seguito all’esecuzione. Demagoghi nel mondo continuano ad agire indisturbati in maniera peggiore di come ha agito l’ex rais, cui resta solo di sperimentare, prima dell’impiccagione, se Victor Hugo fu un efficace descrittore degli ultimi giorni di un condannato. Infine sale al patibolo, ripreso dalle reti statunitensi (che offrono i pop-corn ai politici collaborazionisti della Neo-Iraq, privilegiati di vedere dal vivo il loro spauracchio nel suo doloroso giorno più corto). Se il processo fosse avvenuto in Italia, avrebbe usufruito di qualche indulto; poi in carcere avrebbe vissuto (tra virgolette) a spese dei contribuenti e si sarebbe avvalso di qualche ora d’aria per fare due chiacchiere con i suoi allievi Riina, Provenzano, Bilancia, Do Nashimiento, ecc… Se la guerra l’avesse vinta lui, sul patibolo sarebbe salito qualche altro… Ma non è Saddam Hussein quello nato nel Texas: lì un bambino delle praterie ha una speranza in più per diventare, da grande, un cowboy piuttosto che un indiano…

    Rispondi
  2. Federico Baldini

    30 Dicembre 2006 alle 18:39

    Indovinate di chi è questa dichiarazione:
    “Giustizia è stata fatta. E’ stata la giustizia del ‘vincitore’ Bush sul ‘vinto’ Saddam, ma soprattutto la vendetta delle vittime nei confronti del loro carnefice. Un tribunale messo su in fretta e furia da un governo di transizione e composto esclusivamente da magistrati sciiti e kurdi ha condannato a morte e giustiziato il sunnita Saddam. Un obbrobrio giuridico, ma anche un tragico errore politico, foriero di nuove tragedie, altro sangue, ulteriore violenza. Bush è arrivato alla casa Bianca su una scia record di morti ammazzati, i suoi giustiziati da governatore del Texas. Il presidente americano ha ora fatto giustiziare Saddam e, così, regalato al terrorismo islamico un martire di cui nutrirsi, una bandiera da sventolare nel mondo arabo e non solo. E’ bene che se ne vada subito questo presidente, perché tornino a vivere pienamente in America e nel mondo i principi e le libertà di quella che rimane la democrazia più forte e solida che esiste sul pianeta.” Chi l’ha detta? Prodi? Rauti? Caruso? Bertinotti? Bobo Craxi? Diliberto? Fini? Casini? No l’ha detta il “radicale” On. Sergio D’Elia della Rosa del Pugno..ma quell’On. D’Elia?!?..ebbene si’..proprio lui…va bene che non ci sono più i radicali di una volta…però..meditate gente..meditate..e Lorenzo non mollare! Credo che realmente dalla parte degli Stati Uniti e di Israele ne siano rimasti pochi in giro(almeno nel mondo politico..tra la gente per fortuna le cose sono molto ma molto diverse..almeno dai miei sondaggi non scientifici fatti stamattina a Ravenna..).

    Rispondi
  3. Federico Baldini

    30 Dicembre 2006 alle 18:11

    Vedo che l’intera classe politica italiana(con tanto di benedizione vaticana che non fa mai male..) ha condannato l’esecuzione di Saddam con l’eccezione della Lega(la quale però anni fa andò a rendere omaggio al dittatore iracheno con comunisti, fascisti e ciellini..ma questa è colpa mia che ho troppa memoria..). Tutti da Rifondazione alla Fiamma Tricolore passando per DS, Forza Italia, AN, Margherita,UDC, Rosa nel Pugno e chi più ne ha più ne metta hanno condannato questa sentenza dicendo chi chiaramente e chi velatamente che i cattivoni dell’amministrazione Bush hanno commesso l’ennesima efferatezza. Poi c’è chi come Prodi ha la sfrontatezza di collegare il solito(e dico solito perchè purtroppo ogni giorno vengono uccisi iracheni innocenti macellati dai terroristi islamici ma la cosa non interessa a nessuno..) attentato contro civili iracheni con l’esecuzione di Saddam dicendo “ve l’avevo detto io che ora in Iraq succederà un gran casino”. Ma per fortuna che questi eredi moderni dell’antifascismo non si trovarono al posto dei partigiani cattolici, liberali, repubblicani, socialisti e comunisti perchè con la loro mentalità pur di far dispetto agli americani ci sarebbe ancora il fascismo in Italia. Ma dove siamo finiti? Almeno noi laici dispersi nel deserto della politica che si abbia il coraggio di alzare la voce. E pensare che per tutta la storia repubblicana il 65% dell’elettorato italiano non ha chiesto che due cose: mai i comunisti al governo e sempre dalla parte degli Stati Uniti. Mi sembra che coloro che dovrebbero rappresentare quell’elettorato ancora una volta dimostrino di non essere all’altezza del compito loro assegnato.
    Auguri a tutti sperando che il 2007 possa essere l’anno della nostra riscossa.

    Rispondi
  4. Christian Ciavatta

    30 Dicembre 2006 alle 15:28

    Federico Baldini di Ravenna ha già scritto tutto quello che volevo scrivere io, mi hai letto nel pensiero ?
    comunque aderisco al 100% con quello che ha scritto lui.
    Aggiungo solo 2 cose:
    1) Sarebbe stato meglio uccidere Mussolini dopo un processo, questo perchè i processi aiutano l’opinione pubblica a capire chi era il dittatore e cosa ha fatto veramente (perchè durante la dittatura c’è la propaganda che dipine i capi come santi, per cui è utile dire un po’ le cose come stanno davvero). Inoltre avrebbe pagato da colpevole e sarebbe stato ucciso dallo Stato e non da una banda di guerriglieri (con la forte differenza che ne consegue in termini di valore politico di una condanna da parte dello Stato, che ha voltato pagina, rispetto all’uccisione di un gruppuscolo di guerriglieri).
    2) Saddam non è un martire nè mai potrà diventarlo, questo perchè i martiri sono brave persone, amate dai loro compagni che, condannate ingiustamente, vengono giustiziate e il cui ricordo (e quello dell’ingiusta uccisione) rimane per sempre nelle menti e nei cuori di chi li ha conosciuti.
    Saddam non può essere un martire per nessuno perchè nessuno lo ha mai amato, nessuno lo stimava, al massimo la gente aveva paura di lui. Chi ha organizzato gli attentati in questi anni erano al massimo alcuni baatisti che facevano gli attacchi non per “amore” di Saddam, ma solo perchè speravano che, una volta riportatolo al potere, sarebbero potuti tornare a spadroneggiare nel paese. Gli opportunisti si rammaricano oggi per la morte di Saddam, non le brave persone.
    E gli opportunisti sono molto veloci nel dimenticare le persone che appoggiavano fino a ieri e a cambiare strada.
    Quindi non può diventare un martire e sarà dimenticato in brevissimo tempo.
    Nelle menti (piccole) di questa gente baatista che ancora appoggiava Saddam, l’uccisione del dittatore è un segno di forza da parte dello Stato Irakeno, se invece fosse stato lasciato in vita questo gesto sarebbe stato visto ed interpretato come un segno di debolezza, avrebbero infatti pensato che lo Stato non lo uccideva perchè non poteva farlo, perchè non era abbastanza forte per farlo (bisogna anche capire come gira quel paese).
    Ricordiamo infatti che fino a pochi anni fa era Saddam a comandare, e quando lui voleva uccidere qualcuno lo faceva subito senza farsi problemi. Questa velocità e risolutezza era interpretata dal popolo come segno di forza secondo la logica = se ti uccido è perchè sono abbastanza forte da poterlo fare senza problemi, se non ti uccido è perchè sono troppo debole per riuscire a farlo senza troppi problemi.
    Sono passati pochi anni da allora e la logica è ancora quella, dobbiamo capirlo, l’uccisione di Saddam è un segno di grandissima forza dello Stato irakeno e del suo governo democraticamente eletto e rappresentativo di tute le etnie.

    Rispondi
  5. Gabriele Ariola

    30 Dicembre 2006 alle 14:12

    Caro Paolo,se si tratta di atto di guerra,allora ,non gli americani,bensì Bush continua a raccontare balle.Ha da tempo dichiarato la pace in Iraq,dove cercava,altra balla,le armi di sterminio di massa.
    Gli alleati europei hanno fatto finta di credere alle balle di Bush.
    Se invece non è un atto di guerra,ribadisco la mia contrarietà alla pena di morte,sempre,comunque,ovunque.
    Ad ogni modo,temo che un sanguinario dittatore sia stato trasfomato in agnello sacrificale.

    Rispondi
  6. G.M.

    30 Dicembre 2006 alle 11:07

    La sentenza è stata eseguita. Pace all’anima sua.
    Comunque Gabriele, la sentenza Irakena non è identificabile come normale regola di diritto positivo, ma certamente come fatto di guerra.
    Al nostro Bettino Craxi è andata peggio, molto, molto peggio. MA LUI NON POTEVA NON SAPERE ed ha dovuto subire l”accanimento terapeutico!”‘. Fino ed oltre la morte!
    La nostra speranza, nel caso irakeno, è che “giustiziato” Saddam, prenda vita una nuova società. Senza lo spauracchio di un nuovo dittatore. Se questa è la “motivazione” peer cui si “elimina” il DITTATORE. A volte funziona!
    Togliere la pena di morte da paesi che non hanno avuto UN “CESARE BECCARIA” è più difficile e sarà lotta dura.
    Va però chiarito che negli USA tanto vituperati, sono rimasti dodici gli Stati federati che mantengono la pena di morte.

    Rispondi
  7. Gabriele Ariola

    29 Dicembre 2006 alle 22:03

    Anche al rispetto della sovranità popolare dei tribunali americani,cinesi,giapponesi etc.?

    Rispondi
  8. Filippo Senatore

    29 Dicembre 2006 alle 18:34

    Sono favorevole al rispetto sella sovranità popolare del tribunale iracheno.

    Rispondi
  9. G.M.

    29 Dicembre 2006 alle 14:35

    Sul post sottostante oh erroneamente cancellato ALDO MORO: difatti non si capirebbe di chi parlo. Me ne scuso.

    Rispondi
  10. G.M.

    29 Dicembre 2006 alle 14:33

    Caro gabriele, io sono stato favorevole alla trattativa con le B.R. (il ché è tutto dire! per me vittima del terrorismo).
    Tu che fai l’ironico sarcastico(sono bravetto anch’io, se mi metto, sai?), probabilmente sei della specie di chi preferiva che fosse ucciso, perché: LO STATO NON SI PIEGA!
    In IRAK “C’E'” LA PENA DI MORTE. Questo non possiamo dimenticarlo.
    E ancor oggi viene praticata contro persone molto meno degne di SADDAM.
    Pensa e pensiamo tutti, se capirebbero una sua riduzione a CARCERE!

    Rispondi
  11. gabriele parenti

    29 Dicembre 2006 alle 09:52

    se Bush è Davide, io sono Babbo Natale

    gabriele parenti

    aiut. mamma..ho visto un cattocomunista ..forse mi mangerà a cena?

    Rispondi
  12. G.M.

    29 Dicembre 2006 alle 00:23

    Cosa c’entra disquisire sulla pena di morte in questo caso?
    Mi pare la classica confusione cattocomunista, purché sia antiamericana.
    Nel caso specifico invece, è la “sconfitta” dello sconfitto: Davide che mostra la testa di Golia.
    E’ purtroppo il CERIMONIALE!
    Barbarie? No: Guerra, solo GUERRA!
    Lo dico da laico che ha lottato e che ricorda come IN ITALIA, ad un certo momento, il pericolo di reintroduzione della Pena di MORTE c’è stato (forse i più vecchi hanno dimenticato UGO LA MALFA? Che non era l’ultimo stupido).
    Gli iracheni IN QUESTO MOMENTO NON HANNO BISOGNO DEI NOSTRI CONSIGLI. Non ne avevano bisogno neanche quando c’è stato l’intervento congiunto di USA e G.B., se ricordiamo come hanno abbattuto le statue del DITTATORE.
    Lasciamo al Creatore pensare se assolverlo dai peccati. e pensiamo invece come hanno sempre pensato i saggi che sperando nel male minore, hanno sentenziato, dopo la famosa “si vis pacem, para bellum”: homo morto no fa guera!
    A cosa ci ergiamo? A pietosi difensori di un sanguinario, che nella sua astuzia, tutta levantina, domani potrebbe, essere messo in grado di riscatenare massacri?
    A consiglieri non richiesti di una popolazione vessata, tenuta alla fame e decimata solo per motivi razziali e religiosi?
    Questo è uno dei pochi casi in cui un popolo che sta faticosamente tentando di ricreare uno Stato VIVIBILE, va lasciato ragionare, sul bene e sul male, da solo.
    Certo può esserci una reazione ma torniamo a pensare come trent’anni fa: “meglio rossi che morti”? Spero di no: lasciamolo pensare a chi gode del tanto peggio tanto meglio, che di danni ne hanno fatti abbastanza e rispettiamo la volonta delle NUOVE ISTITUZIONI IRACHENE – faticosamente avviate verso la democrazia -CHE HANNO BISOGNO DI CREDIBILITA’ E NON DI DEBOLEZZA DAVANTI AL LORO POPOLO.

    Rispondi
  13. giuseppina buonomo

    28 Dicembre 2006 alle 19:18

    Sono daccordo con chi vuole x Saddam una pena alternativa alla morte, penso che coloro che lo vogliono morto lo fanno x paura ricordando cosa ha rappresentato x moltissime persone.
    Credo che sarebbe anche un errore politico la sua morte, in quanto non potrebbe che, rafforzare sentimenti di odio e ulteriore violenza.
    Anche questa volta sono daccordo con Pannella!
    giuseppina buonomo

    Rispondi
  14. Federico Baldini

    28 Dicembre 2006 alle 17:28

    Io credo che la vicenda di Saddam non c’entri nulla con la questione se sia opportuna o meno che un paese preveda la pena di morte all’interno del proprio ordinamento legislativo(io ad esempio credo che pene certe e severe siano in grado di essere un deterrente più forte alla criminalità che la pena di morte) ma che sia invece una questione solamente politica.
    Qui la domanda non è se sia giusta la pena di morte in generale ma se la condanna a morte di Saddam sia utile politicamente al governo iracheno eletto democraticamente(quest’ultimo particolare sfugge a molti anche di coloro che sono intervenuti perchè quello iracheno è un governo nato dalle prime libere elezioni della storia irachena e ai coraggiosi che hanno votato andrebbe almeno il nostro rispetto se non la nostra ammirazione). Io penso che un Saddam prigioniero in una prigione irachena non farebbe altro che alimentare il mito del suo ritorno al potere e che anzi un processo cosi’ lungo sia stato controproducente: sarebbe stato meglio subito dopo la cattura un processo lampo di un mese e poi l’esecuzione insieme ad altri gerarchi del regime. Io sono uno di quelli che pensa che sia stato utile ed anche giusto uccidere Mussolini, esattamente come fu utile e giusto il processo di Norimberga o quello di Eichman in Israele. A coloro che incitano al revisionismo(antiamericano ovviamente..) pure su Hiroshima e Nagasaki(ma perchè non allora sui bombardamenti alla Germania nazista e all’Italia fascista?!?) dico che i veri laici e riformisti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale(siano essi repubblicani, liberali o socialisti) tra la Germania nazista e gli Stati Uniti e l’Inghilterra liberatori non ebbero un secondo di indecisione su quale fosse la parte giusta al fianco della quale combattere. Non vorrei che a più di 60 anni di distanza coloro che si dichiarano eredi di quelle tradizioni invece avessero ancora qualche dubbio, sarebbe molto preoccupante.

    Rispondi
  15. gabriele parenti

    28 Dicembre 2006 alle 11:47

    sono sempre e comunque contrario alla pena di morte

    sono particolarmente contrario alla pena di morte nei processi in cui i vincitori processano i vinti

    sono ancor più contrario perché chiaramente questa esecuzione serve come diversivo per l’opinione pubblica americana
    che ogni giorno constata il disasteroso insuccesso della politica di Bush in Iraq

    Pur indiganto dai crimini di saddam
    mi chiedo,poi, quando si faranno i processi
    ai torturatori dei regimi sudamericani
    e perché non si apre un fascicolo per valutare se Hiroshima e nagasaki fossero state davvero necessarie per far finire la guerra (cosa di cui dubito fortemente)

    gabriele parenti

    Rispondi
  16. Giovanna Ferraresso

    28 Dicembre 2006 alle 10:12

    Sono contraria alla pena di morte perché chi non è in grado di creare la vita non dovrebbe poter dare nemmeno la morte e per altre svariate ragioni, non ultima la scarsa fiducia che ripongo nella magistratura. Accetterei un emendamento solo in taluni casi di pedofilia.
    Temo che l’esecuzione di Saddam, come, in passato, quelle di altri tiranni (da Mussolini a Ceausescu) possa far tirare un sospiro di sollievo ai tanti (perché non mancano mai) loschi figuri che gravitano intorno al potere e con grande disinvoltura si riciclano saltando sul carro del vincitore, chiunque egli sia. In oltre penso che, per molti versi, una condanna all’ergastolo sia più severa di una pena capitale.

    Rispondi
  17. malabrocca

    28 Dicembre 2006 alle 10:10

    La pena di morte è una pratica barbara ed incivile che mette sullo stesso piano gli assassini ed i loro giudicanti.
    Questo vale per Saddam, ma vale ancor di più per quell’America spesso usata come esempio di civiltà, che ancora la pratica.
    Non a caso la condanna viene da un governo filo-americano, sotto la sollecitazione di Bush.
    Per quanto riguarda l’Italia, l’unico a sostenerla, è rimasto Calderoli il cui grado di cultura è sotto gli occhi di tutti.
    Detto questo, l’ impiccagione di Saddam, sarebbe anche un enorme errore politico, equiparabile allo scioglimento dell’esercito e della polizia Irachena dopo l’occupazione del paese.
    L’ Irac, non ha bisogno di martiri, ha bisogno di ragionevolezza e di dialogo senza i quali, non si esce dal pantano.

    Rispondi
  18. Gabriele Ariola

    27 Dicembre 2006 alle 23:51

    Condivido parte delle tue riflessioni,Paolo.
    Ma Bush ha preteso,dopo aver dichiarato(?) la guerra,di poter dichiarare anche la pace.
    In questo è stato assecondato dall’ONU.
    I nostri militari,così ci raccontano,sono lì in missione di pace.
    L’attuale governo Iraqeno è stato eletto dopo la pace americana e dei suoi alleati .
    Quindi?
    D’Alema ha ,recentemente ,affermato che la fucilazione di Mussolini fù illeggitima,perchè senza processo.
    Io non ho condiviso.Si era in guerra civile e sù Mussolini pendeva una condanna a morte,altri tempi e di guerra,da parte del CLN.
    Diversa la discussione sull’arbritarie modalità di esecuzione di tale condanna,sul mistero che ancora l’avvolge,sul tesoro di Dongo.
    Il fatto è che la nostra storia politica,diversamente da quella di D’Alema,non ha scheletri nell’armadio,nè alcunchè da farsi perdonare.Non abbiamo bisogno di raccontare baggianate.

    Rispondi
  19. G.M.

    27 Dicembre 2006 alle 23:11

    Oggi è tardi per piangere: se l’Occidente riteneva che Saddam non dovesse essere ucciso, doveva non lasciarlo alla Giustizia del suo Paese.
    Ovvio che, come i Bolscevichi fecero in Russia, i Partigiani in Italia, ecc., gli sconfitti nella “guerra civile”, subiscano le decisioni del “tribunale di Guerra”.
    Sappiamo tutti che è una scelta difficile, però bisogna calarsi nella realtà ed usare un sano realismo, non mettere in ulteriori difficoltà un POPOLO martoriato!
    Se è vero che hanno sfidato la morte per esprimere il loro voto democratico; se è vero che ogni giorno subiscono stragi da invasati – spesso neanche irakeni – imbottiti di esplosivo (mi rifiuto di assimilarli ai Kamikaze, che invece avevano un alto valore morale e e si immolavano SOLO contro il nemico, non contro gli innocenti!), è anche vero che hanno diritto di stabilire per i colpevoli, le pene che ritengono appropriate, soprattutto in tempo di guerra, come INCONTESTABILMENTE si afferma in Europa e non solo.
    Il “BUONISMO” in questi casi non serve. Facile essere buonisti in casa d’altri.
    Credo invece e lo affermo fuori dai denti, che al di la della pietà che può muoverMI e della mia contrarietà alla pena di morte, gli scudi sollevati contro l’esecuzione siano un fatto di OPPORTUNISMO che l’EUROPA ha, per paura di fatti delittuosi che si possono con grande probabilità estentedere sul proprio territorio.
    In questo caso l’Europa fa la figura del MEDICO PIETOSO.
    Che la storia abbia il proprio corso: bisognava pensarci prima!

    Rispondi
  20. Gabriele Ariola

    27 Dicembre 2006 alle 22:56

    Chi,quale uomo,può condannare a morte l’altro uomo?
    In nome di quale giustizia,di quale potere,conferitogli da chi,in virtù di che?

    Rispondi
  21. Sergio Dubini

    27 Dicembre 2006 alle 22:15

    Essendo da sempre favorevole alla pena di morte, sono assolutamente convinto della necessità di liberare l’umanità da simili mostri. Purtroppo debbo constatare che nel paese in cui vibo si paga di più per aver rubato un pollo che per aver ucciso soprattutto se ad uccidere è persona legata alla politica. Rifletteteci sopra, ve ne farete una ragione. Sergio Dubini

    Rispondi
  22. Piero Ferrari

    27 Dicembre 2006 alle 18:28

    Concordo in tutto, io sono contro la pena di morte, inoltre ritengo che questo episodio sia un grave errore politico

    Rispondi

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