
Furono principalmente due le tesi sulle quali si dibatté e sulle quali alla fine si votò.
Quella di Karl Liebknecht (leader assieme a Rosa Luxemburg degli “spartachisti”) già presentata al Reichstag tedesco nell’agosto del 1914, ripresa da Lenin e sostenuta dai Bolscevichi e dai Socialrivoluzionari russi “Trasformare la guerra imperialista in guerra civile” e quella che poi prevalse, sostenuta dai Menscevichi, dai socialdemocratici e dai socialisti riformisti del
“Ne aderire né sabotare” che già era stata adottata anche in Italia e che costò l’espulsione del socialista rivoluzionario ed interventista, Benito Mussolini, che qualche mese prima aveva fondato “Il Popolo d’Italia” grazie ai lauti ed interessati finanziamenti di settori governativi francesi ed interventisti italiani.
Il futuro Duce, già mostrava la sua camaleontica capacità di adattarsi alle situazioni, sfruttando la sua vena populistica per trarne i maggiori vantaggi personali. Basti dire che solo tre anni prima, dalle colonne dell’Avanti! aveva sostenuto a spada tratta la posizione antiinterventista, nella guerra di Libia.
Alla conferenza parteciparono in rappresentanza dei russi: Lenin e Zinonev per i Bolscevichi, Axelrod e Martov per i Menscevichi, Nathanson e Victor Cernov per i Socialrivoluzionari, Trotzky che redasse il manifesto conclusivo della conferenza, in rappresentanza del quotidiano “Nase Slovo” (La nostra Parola) che veniva redatto e stampato a Parigi; I tedeschi Ledebourg e Hoffman; Per la confederazione balcanica Kolarov e Rakovskij; Gl’italiani Modigliani, Lazzari, Morgari e Serrati; Il polacco karl Radek; L’olandese Henriette Roland-Holst; I sindacalisti francesi della minoranza di sinistra della CGT Merrheim e Bourderon oltre ad un delegato del Bund ebraico polacco ed alcuni svizzeri, inglesi e tedeschi.
Sul progetto di manifesto si scontrarono due tendenze, quella che si riproponeva il rilancio dell’internazionale Socialista e quella che invece voleva la definitiva rottura con i partiti socialisti che partecipavano alla vita politica dei loro paesi o che addirittura già facevano parte dei governi. Una nuova III Internazionale rivoluzionaria che avrebbe liquidato definitivamente la collaborazione del proletariato con la molle borghesia.
Su questi temi, già nel 1902 del resto, Trotzky ruppe una prima volta con Lenin così apostrofandolo “Tu non vuoi la dittatura del proletariato, tu vuoi la dittatura sul proletariato!”
La questione rimase irrisolta, alla fine Lenin votò il testo elaborato da Trotzky “Per una pace senza annessioni” e venne creata una commissione permanente dell’IS con sede a Berna, formata da Robert Grimm (leader della sinistra socialdemocratica svizzera e futuro Presidente del Consiglio nel 1945/46) Oddino Morgari (torinese già direttore dell’Avanti! di tendenze riformiste-gradualiste e convinto pacifista) Charles Naine (pacifista e leader del partito socialdemocratico svizzero) e Angelica Balabanoff (già condirettrice dell’Avanti! e tra i principali fautori dell’espulsione di Mussolini dal PSI).
Tutto fu quindi rimandato alla fine della guerra, dove dall’ottobre del 1918 le due strade socialiste, come sappiamo, si divisero per sempre.
Questo breve articolo non ha altre ambizioni oltre alla rievocazione storica. Quello che possiamo in conclusione dire, è solo che oggi l’Internazionale Socialista è più che mai uno strumento di collaborazione politica e di pace internazionale, mentre delle dittature SUL proletariato, dopo l’implosione sovietica, oltre all’interminabile scia di lutti e disperazione, non rimane soltanto che qualche anacronistico baluardo in attesa che il ‘900 abbia termine anche in quei paesi.
PS) Dalla morte di Lenin avvenuta nel gennaio 1924, all’assassinio di Trotzky dell’agosto del 1940, Stalin farà fucilare, assassinare, indurre al suicidio o internare a vita, tutti i principali attori della nascita dei soviet, della rivoluzione russa e del Comitato Centrale del PCUS, nonché della gran parte delle loro famiglie. Nei paesi liberi europei, i partiti socialisti o comunisti, inizieranno (colpevolmente) molto più tardi a prendere le distanze e a condannare lo stalinismo. In Italia intanto, si continua a venerare la figura di Palmiro Togliatti, che di Stalin fu gregario e da questi nominato n°2 del Comintern ed in tale veste, responsabile di decine di fucilazioni, sevizie ed internamenti di nostri connazionali, che non si vollero rendere complici della feroce ortodossia bolscevica.
Alessandro Silvestri

Chiedo umilmente scusa ai lettori, ma nell’articolo ci sono due errori. Intanto la foto che in un primo momento avevo inserito erroneamente ritenendola una giovanile di Angelica Balabanoff, è in realtà nientemeno che di Edda Mussolini Ciano…Facendo ulteriori ricerche ho però scoperto con una certa sorpresa, che ai tempi della nascita di Edda, corsero voci che ella fosse in realtà figlia non di Rachele Guidi ma della stessa Balabanoff che durante il periodo svizzero fu la compagna di Mussolini. Questa diceria fu avvalorata anche, in un certo modo, dall’atto di nascita nel quale Mussolini stesso dichiarò alla voce madre N.N.
La seconda precisazione riguarda la data della “Rivoluzione” d’Ottobre che non è del 1918 ma chiaramente del 1917.
Grazie per l’attenzione.