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CONCERTO DELLA CAMERATA STRUMENTALE PRATESE: NELLE NOTTI DI GENNAIO, UN TUMULTO D’EMOZIONI.

Sul podio, Pietro Bellugi, fiorentino, diplomato in violino e viola al conservatorio della città del giglio, allievo di Dallapiccola, Markevitch e Leonard Bernstein. di Enrico Martelloni.

di Enrico Martelloni | 31 Gennaio 2010

Nelle notti gelide di gennaio, l’Orchestra Strumentale Pratese scalda i nostri cuori avvolgendoli in morbide sciarpe con vivi colori di musica, tra Schumann e Beethoven. Sul podio, Pietro Bellugi, fiorentino, diplomato in violino e viola al conservatorio della città del giglio. Allievo di Dallapiccola, Markevitch e Leonard Bernstein in composizione e direzione d’orchestra, direttore alla guida delle più importanti orchestre in centinaia di concerti in tutto il mondo, il maestro non è nuovo al pubblico di Prato. Nella sua lunga carriera ha collaborato con i più grandi solisti: Accardo, Ashkenazy, Brunello, Gazzelloni, Rostropovitch, Rubenstein, Ughi, solo per citarne alcuni. Al suo fianco Alessandro Specchi, celebre pianista, col quale si è esibito numerose volte. Con Maro Tipo, Specchi, ha inciso opere di Ravel, Brhams e Muzio Clementi. Ha vinto concorsi e suonato sotto eccellenti bacchette d’orchestra di livello mondiale. Con certezza il pubblico gli ha riconosciuto, possiamo affermarlo, un caloroso consenso per la qualità espositiva delle pagine di Schumann. L’artista, ha sparso a piene mani agili e liriche note di musica al pianoforte, e per alcuni intensi attimi, la completa attenzione del pubblico l’ha premiato più degli applausi ricevuti alla fine del concerto e dei consueti bis. Nemmeno la quinta sinfonia di Beethoven, archetipo di tutte le sinfonie, è riuscita a colmare il teatro d’ascoltatori seppur, il richiamo attraesse numerosi giovani. L’affluenza del pubblico è un problema che persiste negli appuntamenti dell’Orchestra Strumentale. Amareggia il fatto di vedere ampi spazi vuoti. Il programma di questa stagione, prudente e sicuro, avrebbe dovuto garantire un successo di pubblico e rincuorato, prima che la stessa direzione, i cittadini di Prato. La città ha la potenzialità e la sensibilità sufficiente per rispondere attivamente. La politica non deve essere sempre considerata responsabile. I pratesi non devono farsi sfuggire l’occasione di avere la grande musica in città. La scuola è, invece, responsabile nel creare nei ragazzi, quel gusto alla musica che tradizionalmente non considera elemento educativo e formativo della persona e lascia l’Italia, non solo Prato, tra le nazioni più ignoranti in materia. La serata del 28 gennaio ha trovato nelle pagine del più profondo romanticismo, intriso d’umori speranzosi nel progresso, lo slancio propulsivo rivoluzionario del 1848, propugnato, intermini musicali e filosofici da Schumann e Beethoven come da gran parte degli intellettuali e artisti europei d’allora. Non per caso l’ottimo Manfred ascoltato, proposto dalla Camerata ed ispirato dal testo di Bayron, rappresenta. L’ouverture opera 115 fu composta, infatti, nel 1849 e fa parte delle sette composte dal musicista e critico tedesco. Il Manfred, è una delle partiture più drammatiche di Schumann e da considerarsi pezzo sinfonico a sé, per quanto l’autore avesse scritto sul testo di Bayron altri quindici numeri. Le altre magistrali esecuzioni dell’Introduzione e Allegro in Re minore e quello in Sol maggiore, rappresentano lo stesso principio artistico e ideologico. Quei moti e quei sentimenti, sempre gli stessi, che portarono in Italia al glorioso episodio della repubblica romana di Mazzini. Effimera solo in apparenza per il suo tempo, ma dalla quale carta costituzionale s’ispirò e consacrò nei principi fondanti, l’attuale costituzione italiana di cento anni dopo. Dai tumulti agli slanci sinfonici, un calore necessario non solo per attraversare la città notturna al terminare del concerto. Il piacere di aver vissuto tanto appassionato sentimento è stato qualcosa di più. L’eco di un tempo eterno per la nostra anima.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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