Il Partito Comunista Italiano NASCE il 21 gennaio 1921 a Livorno, come scissione della corrente di sinistra del Partito Socialista Italiano, che celebra il XVII Congresso e MUORE il 21 febbraio 2009, alla sala congressi della FIERA DÌ ROMA.
Nasce con Antonio Gramsci per abbattere lo Stato borghese, abolire il capitalismo e realizzare il comunismo attraverso la rivoluzione e la dittatura del proletariato seguendo il pensiero di Lenin e muore con Veltroni, in una giornata di freddo rigido e dopo estenuanti tentativi di composizione e scomposizione di formule politiche per dar vita ad un partito riformista e democratico.
Meritano una riflessione i momenti storici in cui i dirigenti protempore del comunismo tentato di allontanarsi dal blocco russo per intraprendere una via tutta italiana del comunismo. Tra i più decisi spicca il nome di Enrico Berlinguer e Luigi Longo.In quei tempi il PCI è il più forte partito comunista dell’Europa occidentale. Il 1976 raggiunge il massimo storico con circa il34% dei voti. Una forza, comunque destinata a svilirsi quando la ragione cede il passo al narcisismo politico e al nervosismo per la mancata gestione di potere reale.
I fenomeni di un PCI in crisi subito dopo il 1976 dovuto anche al bisogno della base comunista di allontanarsi dalla Russia viene avvertito da Achille Occhetto, che al XX Congresso Nazionale del PCI sancisce lo scioglimento del partito e la contestuale formazione del PDS. Tale decisione diventa l’inizio della fine dei comunisti italiani. Nulla riescono a fare sia Violante e sia D’Alema per fermare il corso della storia.
La fine del comunismo in Italia, con le dimissioni di Veltroni da segretario del PD, impone la formazione di una forte sinistra laica, democratica, riformista e liberale in linea con l’Internazionale Socialista. Di ciò, devono prendere atto tutti coloro che si richiamano alla sinistra e promuovere in tempi brevi la celebrazione di un Congresso che faccia partire dalle ceneri degli errori storici dell’arco di tempo, dalla scissione del 1921 a Mani Pulite 1994, un nuovo corso politico con un ritrovato clima di riappacificazione generale capace di affrontare i problemi scaturiti dalla crisi economica mondiale e di entusiasmare e incoraggiare la base politica della sinistra. E’ la sola strada da percorrere per fare politica non con la forza dei muscoli, bensì con quella delle idee.
Domenico Civitano

Io invece penso che la fine del PCI sia iniziata alla morte di Berlinguer. Dopo di lui, solo un’accozzaglia di catto-comunisti ( più catto che komunisti) in rotta di collisione con la STORIA e con le loro rispettive CHIESE :con quella rossa che fucilava e quella bianca che assolveva comunque i peccati e che dunque risultava più simapatica ai più. La generazione del PD deve essere un’evoluzione genetica rispetto ai padri: meno chiese e più case per tutti, dicono i giovani, intelligentemente. E questa fusione a freddo degli epigoni di quelle “convergenze parallele” potrà dare al Paese un’altro paese, più laico e più riformista, insomma più moderno . Per questo Bertinotti ci rosica e la definisce di già progetto fallito: ma il vero fallito è solo lui.
giusto … ma le radici storiche sono difficili da eradicare nella breve vita di una persona, per questo il processo è necessariamente più lento e trans-generazionale. ovvio che fondare un partito è operazione immediata, riformare un’ideologia già strutturata un po’ meno.