
Uno può anche ritenere che lo stato di Israele sia nato illegalmente.
O anche che sia uno stato coloniale.
E può anche odiare il fatto che sia una democrazia liberale.
Oppure ritenere che non lo sia affatto.
Ma mi chiedo con quale raziocinio può immaginare davvero una Palestina libera dal fiume fino al mare?
Poteva avere un senso fino agli anni 60 (infatti il PCI, esclusi pochi eretici, era contro e, durante la guerra dei 6 giorni, si schierò con la Lega Araba).
Lo stato era ancora relativamente giovane. E la popolazione non arrivava a 2 milioni e 1/2.
Ma oggi si può ragionevolmente pensare che uno stato che ha quasi 80 anni e quasi 10 milioni e 1/2 di abitanti (di cui 2 e 1/2 arabi) possa essere eliminato dalla carta geografica? Lasciando perdere che verrebbe sostituito da uno stato canaglia non molto meglio dell’Afghanistan, che si fa dei suoi cittadini?
Deportazione? Sterminio?
È evidente che l’ipotesi non può stare in piedi.
Eppure resta lo slogan preferito non solo dai cazzoni propal. Ma anche da alti dirigenti e quadri di partito. Una roba, di fatto, impraticabile. Ma ripetuta come un mantra.
È chiaro che non può che suscitare frustrazione. E, poi, rabbia.
Ed ecco il traboccare dell’antisemitismo.
Ma la colpa non è del cazzone che va in corteo forte, soprattutto, della sua profonda ignoranza.
Ma di quei dirigenti e di quei quadri. E con loro tutta la compagnia di giro che abbiamo imparato, purtroppo, a conoscere. I cosiddetti intellettuali, opinionisti, ecc.
Sono portatori di una responsabilità gravissima.
Ma, persi nel loro cinismo opportunista e narcisista, non sono in grado di rendersene conto.
Perché sono degli irresponsabili. Oltre che delle nullità morali.
Stefano Pillitteri

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