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Con l’opzione preferenziale per i poveri Papa Francesco cancella Wojtyla?

di Gennaro Carotenuto | 9 Luglio 2015

“Agli scartati e agli esclusi va l’opzione preferenziale della Chiesa” ha detto oggi Papa Francesco abbracciando la Bolivia del governo popolare di Evo Morales. L’opzione preferenziale per i poveri è ben altro che la carità, virtù teologale conservatrice per eccellenza, che nell’elemosina preserva l’ordine sociale. L’opzione preferenziale per i poveri è invece posizionamento politico dalla parte degli esclusi, che dunque per Papa Francesco vengono prima se non contro gli inclusi. Jorge Bergoglio sa perfettamente che scegliere quelle esatte parole vuol dire tornare alla Conferenza Eucaristica di Medellin quando, nel 1968, perfino tra le gerarchie cattoliche continentali, si configurò un’effimera maggioranza su un fermento post-conciliare ben più ampio di quella che chiamiamo Teologia della Liberazione.

Intorno all’opzione preferenziale per i poveri si riunì la parte più avanzata del clero latinoamericano (nella foto Carlos Mugica) e furono necessari due obbrobri congiunti per distruggerla. Le dittature fondomonetariste sterminarono centinaia di religiosi, uomini e donne (e migliaia di cattolici impegnati), che quella scelta avevano fatto al fianco degli ultimi nelle favelas di tutto il Continente. Il wojtylismo poi decapitò le teste pensanti di quel movimento, da Padre Arrupe in giù e isolando chi come Monsignor Romero si negava a stare dalla parte dei carnefici.

Wojtyla vinse la sua guerra al prezzo di far terra bruciata intorno al cattolicesimo stesso, con decine di milioni di fedeli sedotti dalle chiese protestanti in grado di offrire una risposta più reazionaria ma meno ipocrita al perché le gerarchie sociali non potessero essere toccate. Il cattolicesimo che aveva marginalizzato la chiesa che stava dalla parte dei poveri per schierarsi con le oligarchie, durante la lunga notte neoliberale, non offriva più alcuna speranza terrena ai primi. L’elezione di un Papa latinoamericano -ho avuto occasione di sostenerlo dall’inizio, ma è elemento che spesso sfugge agli analisti in Europa- è innanzitutto dovuta all’impellenza di fermare l’avanzata degli evangelici nella Regione più cattolica del mondo, tornando ad offrire una speranza su questa terra. E l’unica speranza, dopo un periplo durato quasi mezzo secolo, è di nuovo quell’opzione preferenziale per i poveri, senza la quale ogni dottrina suona farisaica.

È difficile misurare, ma resta molto ampia, la differenza tra parole e fatti nel pontificato di Papa Francesco. Il mondo è cambiato profondamente in quasi cinquant’anni, non esiste più un campo rivoluzionario al quale i cattolici possano sommarsi, ma siamo anche al punto più basso di credibilità del modello economico che ha messo in un angolo il cattolicesimo, progressista e conservatore. E’ in questa transizione che il papa venuto dal Sud del mondo si inserisce e, se le parole sono importanti, riesumare Medellin diviene in sé un fatto al quale Papa Francesco di “Laudato si’”, se davvero privilegia i poveri, può scegliere di dare o meno sostanza.

Pubblicato in : Primo piano

Info Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto (PhD Valencia U.) è professore e ricercatore in Storia Contemporanea presso l’Università di Macerata. È stato fellow teacher presso l’Università Bocconi di Milano e research fellow presso l’Institut des hautes études d’Amérique latine dell’Università Sorbonne Nouvelle oltre che professore invitato presso università di Argentina, Cile, Uruguay, Venezuela, Tunisia.

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