
Sabato 25 alle ore 20.30 3 domenica 26 febbraio alle 16, assisteremo infatti ai due atti unici MOZART E SALIERI di Nikolaj Rimskij-Korsakov nell’adattamento ritmico italiano di Marcello Lippi e ZANETTO di Mascagni in una nuova coproduzione del Teatro di Pisa e del teatro Goldoni di Livorno.
Due opere decisamente diverse per stile, estetica, ambientazione: Mozart e Salieri (1898), una “tragedia dell’invidia”, contrappone due diverse idee d’artista, tema caro ai romantici: il genio assoluto, magari inconsapevole della propria grandezza, irrequieto, un po’ folle e tormentato da paure irrazionali, e l’artista di maniera, assetato di gloria, razionale e mediocre. E’un’ opera di stile volutamente classicheggiante, articolata in due scene drammatiche intervallate da un intermezzo (una Fughetta) in stile contrappuntistico.
Zanetto, sesta creazione teatrale di Mascagni, da lui composta mentre era direttore del Liceo Rossini di Pesaro per il teatrino dello stesso Liceo dove andò in scena con successo, sotto la direzione dell’autore, il 2 marzo 1896, è un piccolo gioiello dimenticato del Liberty musicale italiano. Dramma dal clima intimo, ambientato in una Firenze rinascimentale nell’arco di una sola notte, come giustamente sottolinea Alberto Paloscia “consentì a Mascagni di dar corpo a una tematica già collaudata nel teatro d’opera, quella della cortigiana redenta dall’amore immortalata dal Verdi di Traviata e dal Massenet di Manon e di Thaïs, immergendola nella temperie culturale del suo tempo, ovvero quel momento di delicata transizione che vede il passaggio dal verismo alle prime avvisaglie della poetica del decadentismo”.
in realtà non le accomuna solo il fatto di prevedere entrambi solo due personaggi o di essere state scritte ad un anno di distanza l’una dall’altra: come ci dicono il direttore d’orchestra, M° Francesco Pasqualetti ed il regista, Gianluca Floris (scrittore, tenore e regista): “Mozart descrive il sogno/incubo che lo ossessiona da notti a Salieri mentre Silvia ripetutamente si rivolge a Zanetto definendolo oggetto dei suoi sogni, tanto che l’ipotesi che Zanetto non sia in realtà nient’altro che una proiezione onirica di Silvia ci lusinga e ci tenta” .
Per aggiungere poi, ricordando che “L’Interpretazione dei sogni” di Freud uscirà nel 1899: “Sicuramente non sorprende che grandi artisti siano capaci di far depositare sul fondo delle loro anime lo spirito dell’epoca di cui sono testimoni e riescano a parlarne, magari in anticipo sui tempi.”
Precisa inoltre Floris: “… sotto questa luce del sogno il legame drammaturgico fra questi due atti unici appare meno forzato, meno dettato dall’occasione per diventare addirittura sottolineatura efficace. In questi due allestimenti è la luce a determinare gli spazi, è la luce a costringere o a liberare, a sottolineare e a fuggire. Tutto è volutamente poco definito ma nel contempo chiaramente espresso. In Mozart e Salieri e in Zanetto la luce diventa forma esattamente così come i sogni diventano realtà. Ecco la mia chiave di lettura per questi due atti unici: mettere in scena i sogni”.
Una sfida interessante che il giovane direttore pisano, che da tempo ha spiccato il volo a livelli internazionali, ha deciso di affrontare con una compagine orchestrale giovane e al suo debutto nell’opera, l’Orchesta Arché che unisce i migliori giovani musicisti della Toscana coadiuvati dalle prime parti di alcune fra le più importanti orchestre nazionali.
Le voci sono quelle di artisti affermati come il basso-baritono Alessandro Calamai (Salieri), il mezzosoprano Sandra Buongrazio (Zanetto), il soprano Silvana Froli (Silvia) e il tenore Matteo Mezzaro (Mozart). Il coro è quello del Laboratorio Lirico San Nicola diretto dal M° Stefano Barandoni, una delle più radicate realtà musicali della città di Pisa; le scene sono del Teatro di Pisa, consulenza ai costumi di Massimo Poli, titolare della Sartoria Teatrale Fiorentina.
LE INTERVISTE:
FRANCESCO PASQUALETTI studia direzione d’orchestra alla Royal Academy of Music di Londra con i Maestri Sir Colin Davis e Colin Metters e all’Accademia Musicale Chigiana con il Maestro Gianluigi Gelmetti. Collabora con solisti di fama internazionale come Boris Belkin, Bruno Canino e Davide Formisano. Francesco è stato Assistente di direttori quali Gianluigi Gelmetti, Gianandrea Noseda, Sir Colin Davis e Trevor Pinnock al Teatro dell’Opera di Roma, presso la Sydney Symphony Orchestra, presso l’Opéra di Monte Carlo, per lo Stresa Festival e per la Royal Academy Opera. Il Maestro Gelmetti ha voluto premiare il suo lavoro affidandogli la direzione di Cavalleria Rusticana e Gianni Schicchi nell’ambito della 76^ Estate Musicale Chigiana e conferendogli il “Diploma d’Onore” dell’Accademia Chigiana. È da quest’anno visiting professor per il repertorio lirico italiano presso il National Opera Studio di Londra
Maestro, a suo avviso dirigere può essere un momento “creativo” o è prevalentemente una rispettosa e consapevole lettura e interpretazione della partitura?
Avere un approccio creativo oppure rispettoso verso la partitura sono solo apparentemente due poli di agire opposti. Sono in realtà semplicemente – ma ad un livello più profondo – la stessa identica cosa. Non a caso essere originale è letteralmente scoprire ciò che giace in origine, come ci suggerisce la comune etimologia di questi termini solo apparentemente cosi dissimili nel senso. Utilizzo la parola “scoprire” non a caso. I greci avevano un termine bellissimo per esprimere il concetto di verità. Essi la chiamavano aletheia, letteralmente traducibile con “svelare” ciò che giace sotto un velo. L’attività dell’interprete è esattamente questa: togliere questo velo che naturalmente cela – quasi fosse una misteriosa forma di pudicizia – la verità della pagina scritta e scoprire ciò che essa era in origine. All’interprete il compito di donare l’anima una seconda volta a ciò che giace morto sulla carta. Donare l’anima è per definizione attività creativa. I due processi coincidono, almeno in questa dimensione profonda.
Per lei che è abituato a msurarsi con orchestre del calibro della London Symphony Orchestra, dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino, dell’Orchestra Regionale Toscana, della RNCM Symphony Orchestra di Manchester e dei Virtuosi del Teatro alla Scala e più recentemente con la BBC Philharmonic di Manchester, cosa significa per lei dirigere una giovane orchestra, per di più alla prima esperienza con l’opera?
Tutti i componenti dell’Orchestra Archè hanno maturato in autonomia moltissima esperienza d’orchestra in Italia e all’estero. Sono tutti selezionati e ottimi professionisti. Il fatto di essere una libera Associazione gestita e amministrata dai suoi stessi componenti rende semplicemente ciascuno più responsabile del proprio ruolo e ancor più appassionato nel raggiungere il miglior risultato artistico possibile. Lavorare con loro non può che essere un ulteriore stimolo a confrontarci per meglio esprimere ciò che questi due grandi compositori ci hanno lasciato. Come dicevo prima, restituire la vita a quello che, immobile e silenzioso, è scritto sulla partitura, è una sfida affascinante e una faticosa conquista.
GIANLUCA FLORIS, inizia la sua attività come autore di testi per la radio a soli sedici anni. In seguito inizia la sua attività di sceneggiatore e autore di testi per l’audiovisivo, attività che continua tutt’oggi, alternando una intensa produzione di racconti non destinati alla pubblicazione.
Nel 2000 pubblica il suo primo romanzo “I Maestri Cantori” per le edizioni Il Maestrale di Nuoro. Una spy-story utilizzata come pretesto per raccontare il mondo della lirica con le meschinerie e le debolezze che di solito non passano oltre il sipario. Nel 2003 debutta come autore teatrale con la piece “Radiologo” a Torino e nel 2005 scrive e dirige, con il coregista Lorenzo Fontana, lo spettacolo “Il Lato Destro” per lo stesso Teatro Baretti nel capoluogo piemontese. Ipotizzando come vera la presenza di un operatore professionista nel teatro della strage di via Fani, si ricostruisce la vita di un mercenario degli anni settanta e le dinamiche che lo avrebbero portato a partecipare alla azione di fuoco che permise il rapimento di Aldo Moro. Da questo lavoro teatrale, nel gennaio 2006 trae l’omonimo libro “Lato Destro” per la casa editrice cagliaritana CUEC. Il 19 settembre del 2006 esce il suo primo romanzo per una casa editrica nazionale: “La Preda” per l’editore Mondadori nella collana Colorado Noir.
Nella sua veste di cantante lirico, inizia gli studi di canto lirico a Cagliari (sua città natale) nel 1988 sotto la guida di Alessandra Atzori, nel 1992 è finalista mondiale del concorso Luciano Pavarotti International (Philadelphia U.S.A.). Da allora interpreta i ruoli del suo repertorio nei teatri di tutto il mondo. Tenore lirico con facilità naturale nel registro acuto, ha nel suo repertorio i ruoli da protagonista nelle opere: Otello ed Ermione (Rossini), Traviata, Requiem, Nabucco, Macbeth, Rigoletto (Verdi), Tosca, Bohéme e Madama Butterfly (Puccini), Lucia di Lammermoor (Donizetti) oltre a numerosi ruoli in cantate, corali, oratori ed altre opere del repertorio sinfonico. Specialista nei ruoli di carattere, è interprete di successo nelle opere del grande repertorio operistico come Turandot, Butterfly, Carmen, Traviata, Trovatore, Tosca e Manon Lescaut.
Lavora abitualmente con direttori d’orchestra del calibro di Zubin Metha, Lorin Maazel, Yuri Temirkanov, Daniel Oren, Placido Domingo ed è interprete di allestimenti prestigiosi per le regie di Bob Carsen, Zhang Imou, Franco Zeffirelli, Giancarlo Del Monaco, Pier’Alli, Daniele Abbado, Denis Krief, Stephen Medcalf, Werner Herzog, Pierluigi Pizzi, Gabriele Lavia, Luca Ronconi.
Mozart e Salieri e Zanetto- quale espediente per legare queste due diverse opere e rendere al pubblico il senso di questo connubio?
Il senso dell’accostamento dei due titoli sta nel ruolo che nelle due ha il sogno che entra nella realtà. In “Mozart e Salieri” Mozart racconta che una figura nera gli ha commissionato un Requiem. Un incubo presagio di morte che diventerà realtà per mano di Salieri.
In “Zanetto”, invece, il sogno/desiderio di Silvia che possa esistere un amore più puro di quello che finora lei ha conosciuto, si materializza nella figura di Zanetto, il giovinetto che le farà comprendere come quell’amore esista davvero e le farà cambiare idea sul senso della vita.
In tutti e due i casi nelle due opere vi è una prepotente irruzione del sogno nella realtà. Se poi consideriamo poi che tutte e due le opere sono state scritte quando Freud elaborava la tecnica psicanalitica tramite “L’interpretazione dei sogni”, capiamo che questo era davvero un sentire comune fra i letterati e gli artisti del periodo, cosciente o meno.
cosa dell’una e dell’altra l’ha colpita e/ o affascinata?
In “Mozart e Salieri” mi ha sinceramente colpito le sovrastrutture che Salieri si crea per giustificare un atto che è mosso invece dall’invidia. Decisamente affascinante come Puskin nella sua tragedia, e quindi Korsakov in quest’opera, ha raccontato quali abilità abbiamo noi uomini nel voler mascherare atti efferati con paludamenti giustificativi complessi.
In “Zanetto” mi ha affascinato la delicatezza con la quale l’irruzione del personaggio di Zanetto sconvolge la vita di Silvia che poi non sarà più la stessa. Carico di allusioni mai esplicite ma fortemente sensuali, “Zanetto” è capace di far esplodere la sensualità fin al limite indicibile.
la regia di un’opera è sempre una “intepretazione soggettiva” di ciò che il compositore e la storia ci hanno lasciato, fino a giungere allo stravolgimento dell’opera stessa. Qual’è il suo approccio di frontre ad un’ opera e come agisce e si relaziona con essa?
La mia convinzione è che qualsiasi interpretazione registica non debba mai “stravolgere” il senso dell’opera. A me piace invece fare un lavoro attento di analisi del testo e della prosodìa perché sono convinto che la dinamica drammaturgica di qualsiasi Opera debba scaturire dalla sua energia compositiva originale. In questo l’Opera Lirica manterrà sempre una sua forza universale leggibile immediatamente in tutti i suoi livelli: dai più immediati a quelli più difficile da intellegere.
cantanti-attori o attori cantanti? Ovvero, sul palcoscenico è ancora la voce a dover prevalere o sempre più la dimensione attoriale prende il sopravvento?
Facile qui dare una risposta. L’Opera Lirica è spettacolo “multimediale” e quindi la recitazione non può essere mai disgiunta dalla congruità interpretativa musicale e vocale. Il fatto che i cantanti lirici debbano sovrastare il muro di suono dell’orchestra con la potenza della loro voce senza amplificazione, rende la voce uno strumento imprescindibile.
Poi il fatto che i nostri occhi siano oggi carichi di immagini che ci provengono dai film e dalle serie televisive, fa sì che siamo diventati spettatori molto più esigenti anche negli spettacoli di teatro e quindi anche la capacità attoriale sul palcoscenico non può mai venir trascurata. Ma un bravo attore la cui voce non si sente in sala, non sarà mai efficace nella lirica. Parimenti una bellissima voce di un cantante che non riesce a trovare efficacia attoriale non è più sufficiente per far vivere uno spettacolo.
Quanto è difficile porgere al pubblico e quindi invogliarlo, un’opera scarsamente conosciuta?
Basta uscire dalla pessima logica dell'”evento” e portare la fruizione teatrale al giusto ruolo di quotidianità abituale.
È senz’altro difficile, ma sono convinto che sia un ruolo irrinunciabile dei nostri Teatri quello di mettere a disposizione il più possibile letture di opere anche inusuali. I teatri sono un presidio democratico irrinunciabile per l’educazione dei cittadini al pari delle scuole, dei musei e delle biblioteche. Quindi, anche se è certo difficile, è preciso compito di noi operatori del settore offrire spettacoli anche meno conosciuti. L’educazione dello spettatore passa certo dalla Traviata, ma deve arrivare sicuramente anche a “Mozart e Salieri” e a “Zanetto”. Fa parte del compito educativo della cultura. Non ci si può fermare solo ai libri di Grisham o di Follett: dobbiamo educare anche alla lettura di Borumil Hrabal.

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