Molto bella e interessante l’analisi di Rondolino pubblicata ieri venerdì 23
gennaio, invito tutti quelli che non l’hanno letta a farlo perché una volta
tanto si tratta di 5 minuti ben spesi ( e non mi riferisco all’autore che
solitamente offre spunti molti interessanti) ora però servirebbe mettersi in
moto per dare un interpretazione politica a questa e altre migliaia di
riflessioni, inputs, critiche e indicazioni che circolano e sono circolate in
questi ultimi anni di crisi della sinistra, accelerata bruscamente da quella
sorta di resa ideale e valoriale che si è manifestata nella mutazione dei DS in
PD.
Solo ora che essa è così debole, può avvenire paradossalmente quello che fino
a pochi mesi fa poteva sembrare impensabile. Mettiamoci pure la questione
legata alla disgustevole modifica veltrusconiana della legge elettorale per le
europee, come concausa di possibili novità, se come si vocifera verrà approvata
dal Parlamento. Comunque andrà a finire la questione, sbarramento o meno per
quella nebulosa di Andromeda chiamata sinistra, la possibilità rappresentata
delle prossime scadenze elettorali, potrebbe essere davvero, l’ultimo appello.
Imprevedibilmente quindi, due processi compiuti in Europa molti anni
addietro, la cui mancata attuazione ha rappresentato la causa prima
dell’anomalia nazionale, potrebbero verificarsi entrambi nel breve periodo. A
due condizioni. La prima, è che sarebbe fortemente auspicabile una Bad-
Godesberg per tutta quella parte che tra oggi e domani lascerà Rifondazione
Comunista, per iniziare un nuovo percorso assieme a quella scialuppa che da
mesi sballotta tra le onde senza ancora aver trovato terra chiamata Sinistra
Democratica. Capiamo che dopo 80 anni che si è stati avversari del socialismo
democratico non sia facilissimo cambiare pelle tanto rapidamente, ma dal
congresso di scioglimento dei DS di Firenze, stanno quasi per compiersi 2 anni
e sarebbe tempo che Mussi, Fava e i loro prendessero una posizione chiara e
netta.
Se dovessero prevalere le pulsioni arcobaleniste, sarebbe però è bene
sottolinearlo, l’ennesima inconcludente danza del gambero. Ci auguriamo di
no.
Anche perché se fosse messo invece all’ordine del giorno un percorso che
guardi con fiducia all’Europa, potrebbe verificarsi la seconda condizione, vale
a dire quel definitivo rimescolamento di carte che dal PS alle residuali forze
laiche e ambientaliste, potrebbe dare vita infine alla Epinay italiana, così
tante volte evocata, fino ad oggi senza esito.
Le elezioni europee come sottolineato anche da molti esponenti e opinionisti
d’area, tra i quali il sempre acuto Macaluso e da Turci e Nencini del Partito
Socialista, potrebbero senz’altro fungere da trampolino per un nuovo grande
soggetto di sinistra unitaria che senza troppa fretta di cucirsi addosso
etichette nazionali, si ritrovi intanto in Europa tra le fila del PSE. Sarebbe
questo quell’inizio (così tanto atteso soprattutto dal mondo del lavoro e della
precarietà sociale ed economica) del cambiamento del moto di tendenza, che
aveva visto inesorabilmente le forze tradizionali delle classi più deboli,
finire nel vicolo cieco della inconcludenza e della velleitarietà.
Certo servirebbe anche un Brandt o un Mitterand che allo stato forse non
abbiamo, però ci sarebbe un bel giovanotto (di incoraggiamento) con l’orecchino
e l’accento pugliese che nelle prossime settimane potrebbe giocare un ruolo
decisivo.
Come direbbe Obi-Wan Kenobi, che la forza sia con lui.
Alessandro Silvestri

Caro Puccio, questione di gusti, che tuttavia rispetto.
Posso considerare il “finalino” con l’orecchino soltanto patetico ? Beh ,io lo faccio.