“1967 Comunisti e socialisti di fronte alla guerra dei sei giorni. La costruzione dell’immagine dello Stato d’Israele nella Sinistra italiana” (Aska Edizioni, Firenze, 2014). E’ il libro di Valentino Baldacci che sarà presentato a Firenze il 22 aprile alle 17.00 (Sala Servi, Comunità Ebraica Via Luigi Carlo Farini 4). Presenteranno il volume: Gigliola Mariani dell’ Università di Firenze, Guri Schwartz, dell’Università di Pisa, EdoardoTabasso, Sociologo. Coordinatore: Enrico Fink. Su quel momento storico, che in Italia segnò una delle punte di maggiore polemica tra socialisti (allora in un unico partito, PSI-PSDI Unificati) e comunisti, Pensalibero ha chiesto all’autore un breve commento.

Si trattò di uno scontro politico ma anche mediatico, nel quale ebbe un’importanza decisiva il linguaggio usato dai dirigenti e dai giornalisti comunisti, un linguaggio violento e ripetitivo, spesso basato sulla menzogna. I socialisti non furono in grado di contrapporre a polemisti come Giancarlo Pajetta, Antonello Trombadori, Maurizio Ferrara, Ennio Polito, figure capaci di altrettanta vis polemica: l’unica eccezione fu costituita da Aldo Garosci, che fra l’altro aveva avuto una storia politica e culturale lontana da quella socialista.
Paradossalmente il testo più significativo che mise in evidenza in maniera particolarmente efficace l’errore compito dal PCI nel sostenere i paesi arabi fu scritto sulla rivista «Nuovi Argomenti» da Pier Paolo Pasolini, di cui era nota la vicinanza al Partito comunista:
«In questi giorni, leggendo l’”Unità”, ho provato lo stesso dolore che si prova leggendo il più bugiardo giornale borghese. Possibile che i comunisti abbiano potuto fare una scelta così netta? Non era questa, finalmente, l’occasione giusta per loro di “scegliere con dubbio” che è la sola umana di tutte le scelte? Il lettore dell’”Unità” non ne sarebbe cresciuto? Non avrebbe finalmente pensato – ed è il minimo che potesse fare – che nulla al mondo si può dividere in due? E che egli stesso è chiamato a decidere sulla propria opinione? E perché invece l’”Unità” ha condotto una vera e propria campagna per “creare” un’opinione? Forse perché Israele è uno Stato nato male? Ma quale Stato, ora libero e sovrano, non è nato male? E chi di noi, inoltre potrebbe garantire agli ebrei che in Occidente non ci sarà più alcun Hitler o che in America non ci saranno nuovi campi di concentramento per drogati, omosessuali e ebrei? O che gli ebrei potranno continuare a vivere in pace nei paesi arabi? Forse possono garantire questo il direttore dell’”Unità” o Antonello Trombadori o qualsiasi altro intellettuale comunista? Non è logico che, chi non può garantire questo, accetti, almeno in cuor suo, l’esperimento dello Stato d’Israele, riconoscendone la sovranità e la libertà? E che aiuto si dà al mondo arabo fingendo di ignorare la sua volontà di distruggere Israele? Cioè fingendo d ignorare la sua realtà?. L’unico modo per essere veramente amici dei popoli arabi in questo momento, non è forse aiutarli a capire la politica folle di Nasser, che non dico la storia, ma il più elementare senso comune ha già giudicato e condannato?». Sono parole che conservano ancora oggi la loro validità.

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