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Comuni, stipendi a rischio per i dipendenti con l’abolizione dell’IMU?

di Cesare Mannucci | 23 Settembre 2013

Oltre a lanciare allarmi si dovrebbe pensare ai sacrifici che nella presente situazione dovranno toccare anche alla pubblica amministrazione per ridurre i costi di una anacronistica e spropositata burocrazia.

fassinoanci«Se entro questa domenica non saranno trasferiti dal governo ai Comuni i 2,4 miliardi che coprono la cancellazione della prima rata dell’Imu molti Comuni al 30 settembre non saranno in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti». Così il presidente dell’Anci Piero Fassino in audizione alla Camera sul decreto legge Imu. «Allo stato attuale dei fatti – ha spiegato Fassino davanti alle commissioni Bilancio e Finanze – la prima rata promessa in questi giorni non è ancora stata trasferita ai Comuni». E ha aggiunto che bisogna fare in fretta perché «non facciamo le buste paga con il lapis il 29 settembre, ci sono procedure che richiedono tempi precisi» e se la prima rata non arriva «entro domenica, visto che lunedì è già il 22 settembre, c’è il rischio è che il 30 settembre non siano in grado di pagare gli stipendi». Suona la campanella d’allarme il sindaco di Torino al governo delle larghe intese per cercare di scongiurare lo slittamento del pagamento degli stipendi ai dipendenti degli enti locali italiani. Non fa una piega l’appello dell’allora segretario degli ex Democratici di Sinistra posto con la serietà tipica dei primi cittadini, ovvero gli amministratori ancora in prima linea nelle amministrazioni periferiche e capillari dello Stato. Un interrogativo avanzato però con una logica ed una prassi che non riesce più a stare al passo con la drammatica crisi economica che attanaglia tutto il Paese. Già,  perchè da mesi su queste colonne ci stiamo interrogando sulla reale necessità prima ancora che l’opportunità di mantenere in essere delle piante organiche così mastodontiche e dei numeri così alti di personale a tutti i livelli della pubblica amministrazione. Non si capisce perchè tutti i settori del mondo imprenditoriale della nostra penisola e con essi tutti coloro che vi lavorano all’interno, giorno dopo giorno, sono costretti a convivere con tagli finanziari, tagli occupazionali ed una pressione fiscale ai limiti della sopravvivenza individuale, mentre invece tutto l’apparato, politico, istituzionale e amministrativo evita con manovre, slittamenti e decreti legislativi last-minute ogni sacrosanto tentativo di ridurre la macchina infernale statale e la sua inutile e anacronistica burocrazia.  Non ci staremo a dilungare sull’ interrogativo che ci ponevamo lo scorso 17 giugno quando scrivevamo: “A chi toccherà un vero e proprio periodo di lacrime e sangue dopo che il Governo avrà messo in ginocchio l’imprenditoria privata, il mondo del commercio con l’ormai pressochè inevitabile incremento di un punto dell’Iva e la non abolizione dell’Imu? Piaccia o non piaccia toccherà anche al settore del pubblico impiego. Non in modo drammatico come è avvenuto in tempi recenti per la vicina Grecia alle prese con la chiusura per decreto in dodici ore della televisione di Stato, ma con un serio e attento calcolo sui numeri che compongono le varie amministrazioni pubbliche parametrate ad un giusto rapporto tra carichi di lavori-costi e benefici che quest’ultimi garantiscono ai cittadini-utenti italiani”. E da facili profeti, quale siamo stati non per meriti particolari ma perchè qui tra di noi chi scrive e chi legge assiduamente questa testata qualche pratica politica-amministrativa l’ha maturata in questi ultimi anni nei nostri enti locali, chiedevamo e chiediamo una vera e significativa azione di governo all’esecutivo di Enrico Letta. Bene ha fatto dunque l’altra sera a Tg3 Linea Notte, Massimo Cacciari, a suonare ancora la sveglia alla compagine di governo chiedendo con forza provvedimenti come il taglio o la riduzione delle province, senza preoccuparsi troppo dei ricatti e delle pressioni dei partiti che sostengono la maggioranza. Perchè qui  o si “rifà l’Italia o si muore…..ma per davvero questa volta.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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