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Se ognuno di noi butta 179 kg di cibo all’anno

di Fabrizio Binacchi | 23 Settembre 2013

Lo sappiamo:  ognuno di noi ha coscienza di quanto il nostro frigorifero diventi  contemporaneamente un elettrodomestico di conservazione ma a volte anche un bidone  di rifiuti vagamente refrigerato.

cibospazzaturaC’è un’emergenza delle emergenze. Se possiamo dire così. Forse nascosta o non ben calcolata ma bastano due dati per farla esplodere. Ed è una emergenza che riguarda molti ora e riguarderà tutti indistintamente fra qualche anno. Lo spreco di cibo nella società occidentale e il bisogno di cibo che si moltiplicherà a livelli esponenziali entro i prossimi venti anni. Oggi ognuno di noi in Europa butta mediamente 179 kg di cibo all’anno. Dati di ricerche comparate. Per carità, vale sempre la prudenza statistica del pollo di Trilussa secondo cui siamo due a tavola c’è un pollo  e lo mangi tutto tu, per le statistiche era metà a testa. Ma il dato rimane tutto nel suo valore d’allarme. Secondo stime della Fao un terzo del cibo prodotto in un anno è perduto o sprecato. Il grosso si perde dall’ingrosso al consumo, potremmo dire con un slogan. Ma rimane anche la dispersione dal distributore finale al consumatore finale. Lo sappiamo:  ognuno di noi ha coscienza di quanto il nostro frigorifero diventi  contemporaneamente un elettrodomestico di conservazione ma a volte anche un bidone  di rifiuti vagamente refrigerato. In Europa il 43 per cento dello spreco di cibo avviene a livello domestico. Ci sono dati interessanti raccolti in un importante studio del professor  Luca Falasconi del Dipartimento di Sciente e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna. Ad esempio in Gran Bretagna secondo uno studio di Wrap ( Waste & Resources Action Programme, associazione inglese che si occupa di lotta allo spreco)  si butterebbe a livello domestico il 50 per cento dell’insalata, il 33 per cento del pane, il 25 per cento della frutta e il 20 per cento di altre verdure. Le cause? Le più normali e le più banali. Prima di tutto acquistiamo troppo per effetto di offerte speciali e campagne indotte tipo prendi tre paghi uno. Poi perché non ci accorgiamo che il cibo acquistato è facilmente e quasi repentinamente deperibile. Poi perché il cibo non è stato conservato correttamente. L’altro giorno ho aperto un frigorifero e ho scoperto un cartoccio con quella che possiamo definire “ex macinato di carne”. Si vedeva dal colore che era ex. Una negoziante di Bellaria mi disse un giorno: vede il tengo tre o quattro tipi di prodotto, da fare tenerne venti? E’ spreco. Poi perché non sempre l’etichettatura è sufficientemente chiara. Insomma basterebbe poco, un po’ di coscienza in più e avremmo molto da imparare nelle buone pratiche quotidiane. Anche perché, come ci ha ricordato l’altra sera in un dibattito Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura del Parlamento Europeo, se andiamo avanti di questo passo, con la ricerca e il consumo di alimenti di origine animale da parte di fasce di popolazione sempre più estese di Cina, India, Brasile e  via orientando, entro vent’anni avremmo bisogno di due pianeti,  di due Terre. Stime, statistiche proiezioni ma la tendenza è quella. Non a caso il prossimo Expo 2015 sarà proprio sul tema mondiale del “Nutrire la Terra”. C’è da pensarci seriamente. Lotta allo spreco non è una moda sociale ma una necessità economica cogente. E nella lotta allo spreco non ci sono solo insalata e piselli, carni e altri generi ma lo stesso suolo agricolo, lo stesso territorio rurale che ormai dovrà diventare come una Dop, un prodotto da tutelare. Alcune Regioni lo stanno già facendo. Alcune Regioni stanno pensando a leggi per tutelare il suolo agricolo (no mattone, sì cereali) come bene primario del Pianeta. E quindi di tutti noi.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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