Cosa può importare della democrazia interna a chi accetta supinamente o, peggio, ritiene una sublime astuzia sbarazzarsi di un presidente del consiglio grazie all’aiuto di governi stranieri e lobbies finanziarie?

Basta vedere le superficiali reazioni alle manovre di alcuni paesi europei e dei “funzionari” della UE che portarono a decidere un nuovo governo in Italia al di fuori e al di sopra della volontà popolare per capire che la dignità nazionale non è un valore caratterizzante la maggior parte della nostra classe politica. Proprio non lo capiscono o non lo vogliono accettare che le nostre beghe devono essere risolte al nostro interno. Non capiscono che l’aiuto per eliminare il “nemico” Berlusconi è uno schiaffo al Paese, non al leader di Forza Italia. Inutile perdere tempo, abbiamo al governo dei pigmei, amen.
Può, allora, destare meraviglia che si stia preparando una legge elettorale che ancora una volta “ruba” agli elettori i fondamentali diritti di scegliere le maggioranze politiche ed i rappresentanti del popolo? Assolutamente no. Cosa può importare della democrazia interna a chi accetta supinamente o, peggio, ritiene una sublime astuzia sbarazzarsi di un presidente del consiglio grazie all’aiuto di governi stranieri e lobbies finanziarie?
Ed eccoci al terzo punto, il nuovo tintinnar di manette. Basta con le stupidaggini raccontate per un quarto di secolo. Onestà e intento di moralizzare non erano alla base delle Tangentopoli degli anni ’90. Lo scopo era di fare fuori una intera classe politica (che con il finanziamento ai partiti e troppo spesso alle proprie tasche aveva esagerato) per togliere di mezzo il potere politico ed impadronirsi di moltissime aziende pubbliche a prezzi stracciati. La guerra all’interno della procura di Milano (protagonista assoluta di quanto avvenuto oltre venti anni fa) toglie ogni residuo dubbio anche ai più ostinati difensori degli abusi e delle oscene discriminazioni di quella stagione. Gli scambi di accuse e controaccuse tra il capo della Procura milanese, Bruti Liberati ed il suo aggiunto Robledo dimostrano che l’azione penale (ipocritamente definita “obbligatoria”) viene esercitata con totale discrezionalità. Fascicoli che misteriosamente spariscono e riappaiono, iscrizioni nel registro degli indagati che vengono negate o ritardate con assoluto arbitrio.
Tutto questo non può essere ignorato da Matteo Renzi se vuole tenere fede ai suoi intenti di cambiamento. Lasci stare le riforme improvvisate e pasticciate come quella del Senato. Valuti quanto sia importante, una volta per tutte, sciogliere il nodo della Giustizia (civile, penale e amministrativa). E, soprattutto, non cada nella tentazione di scorciatoie atte a garantire ( a lui o ad altri) maggioranze artificiose che non hanno riscontro nella volontà degli elettori.
La rottamazione ed il rinnovamento di cui si proclama alfiere dovrebbero servire a liberare nuove energie, non ad imbrigliarle. O presto chi intendeva rappresentare il nuovo diventerà il rappresentante della nuova conservazione.

Cari veneti, quando con le armi chiamate emigrazione e delocalizzazione sarete invasi da sloveni e croati, che farete? Chiederete aiuto a Vienna o a Roma? La Disneyland planetaria sta per concludersi, sarebbe bene capirlo.
Sloveni e Croati, li ho conosciuti solo in Canada quarant’anni fa quando cercavo di scapparci da questo evidente inferno, ed erano meglio accolti degli Italiani, qua non ci vengono manco se sbaglian strada.
A Firenze sembrate tutti bambini viziati che se la passano alla grande sui dollari dei turisti, qui nell’entroterrra Veneto a competere coi Cinesi e spaccarsi la schiena, i neri scappano dopo pochi mesi e gli ex jugoslavi manco ci pensano.
Solo se in Italia facciamo il “fine tuning” cioè il perfetto bilanciamento delle leggi alle esigenze locali abbiamo un futuro, è evidentemente da scemi Insistere su uno Sato unitario quando abbamo un Nord Ovest con industrie manufatturiere mature e internazionali, una Lombardia di grandi servizi, un Nord Est di piccoli imprenditori, un Tosco Emiliano ex colonna del Fascismo ora rossonero atipico al resto d’Italia, un Centro nullafacente e religiosamente favorito, un Sud agricolo piagato dalle Baronie, l’Insulare dove ogni ragione vedrebbe la Sardegna unita alla Corsica e la Sicilia al Veneto.
Roma fu grande perchè mantenne sempre il “fine tuning” delle leggi dove ogni comune era indipendente, oggi se continuiamo cosi finiamo dopo l’Africa da primi che eravamo.
Fidatevi del popolo Veneto, lasciateci liberi ed in pace.
Adalberto, i Savoia hanno riconosciuto i diritti ai Valdesi dopo averli per secoli sterminati e costretti all’esilio. Solo la loro tenacia li ha resi liberi e la necessità per i Savoia di non avere una spina nel fianco per le loro ambizioni espansionistiche. Di fatti Vittorio Emanuele Fu II, e non primo, a limite avrebbe dovuto essere.
Per quanto riguarda la Francia: non ha mai particolarmente voluto l’Italia unita. Lo dimostra la breccia di Porta Pia. Solo dopo che Bismarck sconfisse a Sedan i francesi, i Savoia decisero ad entrare a Roma. Gli inglesi ne furono felici in virtù del loro principio politico basato sul “Balance of Powers”.
La “pessima” monarchia dei Savoia ha concesso – prima fra gli Stati italiani preunitari – i diritti cvili a Valdesi ed Ebrei; ha concesso lo Stauto, durato fino al 1947; ha combattuto con il suo esercito nelle tre guerre per l’indipendenza; ha avuto, tra i ministri che hanno servito l’Italia, Cavour, Ricasoli, Zanardelli, Giolitti…
L’Italia non è nata da una spinta democratica rivoluzionaria, ma per opera della Francia che ha voluto, crearsi uno stato vicino debole e sottomesso, usando per questo la pessima Monarchia dei Savoia.
La Toscana che ai tempi del Fascismo era la seconda regione più fascista, dopo l’Emilia Romagna, continua a voler approffittere della sua posizione geografica e quindi ignorare la storia.
Solo se si torna alla democrazia, che è rispetto per il volere del popolo, possiamo farcela, altrimenti arriva la guerra civile.
Se il premier Renzi vuole può come ha fatto il democratico Cameron, già fissare la data per il referendum per l’indipendenza del Veneto, oppure continua a fare il furbetto fascista fin quando le strade, traboccheranno di morti.