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Completamente fuori dal diritto internazionale

Il diritto internazionale lo inventò l’olandese Grozio, studiando la Guerra dei cent’anni. I re facevano quello che loro pareva. Visto che c’erano diversi contendenti al trono, bastava che allestissero eserciti, li facessero combattere senza darsi quartiere, fuoco, fiamme e stupri ed il vincitore, aveva tutto il diritto che voleva. Tanta elementare semplicità, convinse l’inglese Thomas Hobbes, esperto di scolastica ed educatore di Carlo principe del Galles. Per cui si può dire che il diritto internazionale stabilito da Grozio, valse per tutto il seicento, oltre alla metà del secolo successivo. Fu un irrequieto pensatore svizzero a demolirlo con un’opera che divenne un bestseller per l’epoca, il Contratto sociale.

di Riccardo Bruno | 3 Maggio 2026

Il diritto internazionale lo inventò l’olandese Grozio, studiando la Guerra dei cent’anni. I re facevano quello che loro pareva. Visto che c’erano diversi contendenti al trono, bastava che allestissero eserciti, li facessero combattere senza darsi quartiere, fuoco, fiamme e stupri ed il vincitore, aveva tutto il diritto che voleva. Tanta elementare semplicità, convinse l’inglese Thomas Hobbes, esperto di scolastica ed educatore di Carlo principe del Galles. Per cui si può dire che il diritto internazionale stabilito da Grozio, valse per tutto il seicento, oltre alla metà del secolo successivo. Fu un irrequieto pensatore svizzero a demolirlo con un’opera che divenne un bestseller per l’epoca, il Contratto sociale. In esso si affermava che poiché i popoli precedevano i re, il diritto dei popoli, doveva essere necessariamente precedente a quello dei re ed i re dovevano negoziare con i popoli, ogni loro diritto.

Jean Jacques Rousseau fu dunque un pericoloso sovversivo che scalzò i re dal trono per mettervi il popolo, cosa che in un’epoca in cui ancora dominavano i re appariva al limite del paradossale. Rousseau venne messo al bando, fino a quando per lo meno non scoppiò una rivoluzione in Francia che tagliò nuovamente una testa ad un re. Allora ci si accorse che la teoria di Rousseau era più complicata di quella di Grozio e che sarebbe stato necessario ordinarla. Questo fece il tedesco Immannuel Kant. Nei suoi studi del 1797 su quella che sarebbe stata La Metafisica dei Costumi, Kant affrontava il problema con risolutezza. Il diritto nasce sul possesso della terra e poiché la terra è convessa, è una sfera, non una piana infinita, la terra appartiene a tutti. Kant negava persino il principio di originalità del possesso, che a suo dire non valeva niente. Se io rivendico più terra di quella che posso occupare materialmente, è legittimo che chiunque riuscisse ad introdursi in essa se ne appropriasse. Era dunque perfettamente lecito che i contadini di Francia espropriassero i grandi aristocratici, come che i coloni americani si impossessassero delle terre reclamate dalle tribù indiane. Se aristocratici e nativi non sapevano proteggere le terre che ritenevano loro, sulla base di una semplice pretesa, non avevano alcun diritto. Lo stesso principio kantiano si estendeva alle coste e al mare, la cui proprietà spettava al tiro del cannone. L’Inghilterra sapendone fare adeguato uso, aveva tutte le proprietà costiere e portuali che voleva. La Francia, per contrastarla, avrebbe dovuto armare una flotta altrettanto capace. La stessa pirateria era perfettamente a norma legale, a meno che tu riuscissi a catturare i pirati e ad appenderli ad un pennone.

Anche oggi abbiamo successi dei pirati in molte acque pericolose dell’oceano indiano e del pacifico e a nulla vale discutere del diritto. Bisogna spedire una flotta armata per contrastarli. Allo stesso principio si attiene ancora il rapporto delle nazioni unite del settembre 2011 su Gaza, quando afferma che “il blocco navale è stato imposto come legittima misura di sicurezza per impedire che armi entrino via mare” e che appunto “la sua  attuazione è conforme ai requisiti del diritto internazionale”.

Così come Rousseau contestò Grozio, i militanti impegnati in queste ore nella famosa flottiglia, possono benissimo contestare le risoluzioni delle nazioni unite. La libertà di pensiero viene prima della libertà della terra e dei mari. Solo che tale contestazione non può essere fatta sulla base del diritto internazionale che è interamente dalla parte di Israele. E a rigori lo resterà fino a quando la popolazione di Gaza, con il contributo della flottiglia, o di chi loro pare, non sarà in grado di forzare il blocco israeliano e di mandare a picco la sua difesa navale. Tanti cari auguri.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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