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Com’era bello il lavoro di una volta

Ti presentavi e via, senza app agenzie algoritmi e C.V europei. E quasi sempre venivi assunto a tempo indeterminato. E quasi, d’obbligo, tutti ti pagavano i contributi.
Quando non ci si occupava e preoccupava dei vitalizi e della loro pseudoeliminazione come panacea di tutti i mali. Senza tante storie.

di Carla Ceretelli | 23 Luglio 2018

Altro che tagliando, qui occorre chiusura totale per ristrutturazione profonda del Paese Italia.

 

In un talk su la 7  ho visto un uomo piangere, un imprenditore di Palermo che ha dovuto chiudere  il suo, famoso e rinomato Migliore, fra le migliaia di  negozi tradizionali. Verrà aperto un market cinese. dei negozi tradizionali. Ma lui è più grande.. nada!

Un ragazzo di 24 anni si suicida perchè non riesce ad affrontare  l’onere dell’impresa del padre deceduto, dunque  la vita, troppo difficile per la sua fragilità. Sicuro.  Infatti  non tutti, giovani e vecchi hanno la forza di reagire.

E uno Stato padre e non patrigno deve  tutelare  anche  loro.

Dunque questa esitazione riluttanza a volte  repulsione all’accoglienza da parte di alcuni non è affatto di origine razzista  ma nasce da  un’angoscia  montante, dalla  percezione   di una realtà non facile da superare  nel vedere il paese andare a scatafascio. Certo non tutti ne patiscono, chi perchè più fortunato, chi perchè più bravo, chi perchè disonesto.

 

Intanto  si brinda  alla pseudoeliminazione dei vitalizi, come la panacea di tutti i mali. Al tintinnio di flute  di  prosecco, o champane, non è dato sapere, segue il grido  di hurrà, hurrà honestà honestà, in Piazza Montecitorio. Cin cin inneggiante alla vittoria di Pirro. Perchè  forse pochi  sapevano  in partenza che si tratta solo  di un fatto dimostrativo e demagogico.  Infatti non porta al cittadino alcun beneficio né diretto, né indiretto.

Osservando e seguendo  i calcoli che ci hanno presentato, questa eroica operazione farebbe risparmiare 40 milioni di euro al bilancio della Camera dei Deputati, circa il 4 per cento che, in ogni caso non sarebbero indirizzati a beneficio dei cittadini. Un atto di estremo   effetto ma “non dulcis in fundo”, senza sostanza. E ora?  I vecchi marpioncelli, in senso benevolo,  di prima e seconda repubblica, 1464 ex deputati 843 ex senatori  che godono dell’emolumento in questione, appena subodorato  l’effetto che avrebbe fatto il suo smantellamento,  avevano annunciato il ricorso. Certi  dell’incostituzionalità del provvedimento, emanato senza alcuna legge ma solo attraverso una modifica del regolamento. Dunque diatribe legali a tutto spiano  con costi non indifferenti, ineluttabili e ineludibili,   che andranno, questi, sì, ad intaccare risorse  che potrebbero essere utilizzate  a favore della collettività.

Per dirla con il vecchio astuto  e previdente Principe.. E chi paga?

Vero è che la parola vitalizio fa girare la testa e altro  ai cittadini che si sentono tartassati  e vessati da  imposte, sanzioni, rottamazioni, richiami e chi più ne ha più ne metta. Ma è soltanto un rimedio palliativo che non cura la patologia profonda.

A onor del vero  il vitalizio,  per il futuro ma non contro  il diritto  acquisito, è stato eliminato già da tempo Più o meno quando  Giggino, ” Ministro del Lavoro delle Politiche Sociali nonche dello Sviluppo Economico”, per gli amici,  giocava     ancora alla cavallina e a muriella in quel di Pomigliano. Il vitalizio parlamentare è giuridicamente distinto dall’istituto della pensione propriamente detta,  perché l’attività politica non è lavorativa, dunque non ricade nella disciplina del diritto del lavoro.

Ma la precedente riforma  non toccava diritti  maturati. E infatti nella scorsa legislatura la legge che doveva abolire i vitalizi con valore retroattivo, primo firmatario  Richetti  Pd è naufragata in Senato dopo essere stata approvata alla Camera tra mille polemiche anche perché in molti si dicevano convinti della sua sostanziale illegittimità. E ancor peggio, avrebbe  rappresentato un  precedente affermando  che i diritti acquisiti possono essere cancellati. E dunque   applicata diffusamente a tutti i cittadini. Un duro colpo allo Stato di diritto,  un rischio segnalato anche da molti costituzionalisti.

La situazione che stiamo vivendo  non può trovare  soluzione  in  questa pseudo eliminazione dei vitalizi,  frutto di una classe politica insulsa, emersa da  anomale scelte dove ha ragione chi grida  di più e  chi ripete fino all’ossessione concetti obsoleti e spesso ossimori,  in bocca a bocche giovani, che sicuramente  non rappresentano  il meglio di una società.  Chi urla non ha mai ragione. Rappresentanti di una classe politica che non intende mantenere i patti che lo Stato ha fatto nel tempo con i cittadini.  Un vice primo ministro che minaccia di mettere mano sulle vecchie pensioni,   abbondantemente pagate da chi le percepisce, per dare a chi, seppur bisognoso, non ha mai versato nulla. Un vice primo ministro che confonde previdenza con assistenza,  che mente sapendo di mentire o, peggio ancora, ignora quello  che  le sue azioni comportano o potrebbero comportare.

Qualcuno ha detto “Mi vergogno di essere rappresentato da simili personaggi”.

 

Note a margine

Aneddoti

 

“Contro l’irrinunciabilità del vitalizio si è espresso Gerry Scotti, deputato del PSI dal 1987 al 1992. Nel 2014 ha inviato una richiesta all’allora premier Matteo Renzi per rinunciare, al compimento dei 65 anni di età, ad una rendita vitalizia di circa 1400 euro mensili. Non essendoci una procedura che possa consentire di rinunciare al vitalizio, Renzi ha dichiarato di volersi impegnare a rendere rinunciabile il vitalizio. Scotti ha inoltre aggiunto che, se non gli sarà possibile esercitare questa sua scelta, quando inizierà a percepire il vitalizio lo devolverà interamente alle famiglie che hanno perso un congiunto sul posto di lavoro”.

 

“In Italia l’unico parlamentare che rifiutò il vitalizio fu il missino Enrico Endrich. Eletto una prima volta nelle liste del Movimento Sociale Italiano nel 1953, si dimise nel 1955 per protesta contro l’approvazione della delibera che istituiva il vitalizio per i parlamentari, mettendo in opera così l’unico modo possibile per non percepire il vitalizio, cioè rinunciare alla carica elettiva prima del completamento della legislatura. Fu eletto nuovamente alle elezioni politiche del 1972 al Senato e “ci rimase dal 1972 al 1976. La legislatura fu completa e dunque il vitalizio, alla fine, se lo guadagnò. E questa volta, senza rinunciare all’assegno e senza dimissioni”. Ciononostante, pur avendo maturato il diritto al vitalizio, rinunciò a riscuoterlo e dopo la sua morte analogo atteggiamento mantenne la moglie rifiutando la reversibilità.

 

Carla Ceretelli

 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, camera dei deputati, classe politica, costi, dichiarato, dimissioni, elezioni, elezioni politiche, euro, futuro, giovani, italia, lavoro, legislatura, matteo renzi, montecitorio, movimento, palermo, pd, pensione, pensioni, psi, renzi, repubblica, seconda repubblica

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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