Altro che tagliando, qui occorre chiusura totale per ristrutturazione profonda del Paese Italia.
In un talk su la 7 ho visto un uomo piangere, un imprenditore di Palermo che ha dovuto chiudere il suo, famoso e rinomato Migliore, fra le migliaia di negozi tradizionali. Verrà aperto un market cinese. dei negozi tradizionali. Ma lui è più grande.. nada!
Un ragazzo di 24 anni si suicida perchè non riesce ad affrontare l’onere dell’impresa del padre deceduto, dunque la vita, troppo difficile per la sua fragilità. Sicuro. Infatti non tutti, giovani e vecchi hanno la forza di reagire.
E uno Stato padre e non patrigno deve tutelare anche loro.
Dunque questa esitazione riluttanza a volte repulsione all’accoglienza da parte di alcuni non è affatto di origine razzista ma nasce da un’angoscia montante, dalla percezione di una realtà non facile da superare nel vedere il paese andare a scatafascio. Certo non tutti ne patiscono, chi perchè più fortunato, chi perchè più bravo, chi perchè disonesto.
Intanto si brinda alla pseudoeliminazione dei vitalizi, come la panacea di tutti i mali. Al tintinnio di flute di prosecco, o champane, non è dato sapere, segue il grido di hurrà, hurrà honestà honestà, in Piazza Montecitorio. Cin cin inneggiante alla vittoria di Pirro. Perchè forse pochi sapevano in partenza che si tratta solo di un fatto dimostrativo e demagogico. Infatti non porta al cittadino alcun beneficio né diretto, né indiretto.
Osservando e seguendo i calcoli che ci hanno presentato, questa eroica operazione farebbe risparmiare 40 milioni di euro al bilancio della Camera dei Deputati, circa il 4 per cento che, in ogni caso non sarebbero indirizzati a beneficio dei cittadini. Un atto di estremo effetto ma “non dulcis in fundo”, senza sostanza. E ora? I vecchi marpioncelli, in senso benevolo, di prima e seconda repubblica, 1464 ex deputati 843 ex senatori che godono dell’emolumento in questione, appena subodorato l’effetto che avrebbe fatto il suo smantellamento, avevano annunciato il ricorso. Certi dell’incostituzionalità del provvedimento, emanato senza alcuna legge ma solo attraverso una modifica del regolamento. Dunque diatribe legali a tutto spiano con costi non indifferenti, ineluttabili e ineludibili, che andranno, questi, sì, ad intaccare risorse che potrebbero essere utilizzate a favore della collettività.
Per dirla con il vecchio astuto e previdente Principe.. E chi paga?
Vero è che la parola vitalizio fa girare la testa e altro ai cittadini che si sentono tartassati e vessati da imposte, sanzioni, rottamazioni, richiami e chi più ne ha più ne metta. Ma è soltanto un rimedio palliativo che non cura la patologia profonda.
A onor del vero il vitalizio, per il futuro ma non contro il diritto acquisito, è stato eliminato già da tempo Più o meno quando Giggino, ” Ministro del Lavoro delle Politiche Sociali nonche dello Sviluppo Economico”, per gli amici, giocava ancora alla cavallina e a muriella in quel di Pomigliano. Il vitalizio parlamentare è giuridicamente distinto dall’istituto della pensione propriamente detta, perché l’attività politica non è lavorativa, dunque non ricade nella disciplina del diritto del lavoro.
Ma la precedente riforma non toccava diritti maturati. E infatti nella scorsa legislatura la legge che doveva abolire i vitalizi con valore retroattivo, primo firmatario Richetti Pd è naufragata in Senato dopo essere stata approvata alla Camera tra mille polemiche anche perché in molti si dicevano convinti della sua sostanziale illegittimità. E ancor peggio, avrebbe rappresentato un precedente affermando che i diritti acquisiti possono essere cancellati. E dunque applicata diffusamente a tutti i cittadini. Un duro colpo allo Stato di diritto, un rischio segnalato anche da molti costituzionalisti.
La situazione che stiamo vivendo non può trovare soluzione in questa pseudo eliminazione dei vitalizi, frutto di una classe politica insulsa, emersa da anomale scelte dove ha ragione chi grida di più e chi ripete fino all’ossessione concetti obsoleti e spesso ossimori, in bocca a bocche giovani, che sicuramente non rappresentano il meglio di una società. Chi urla non ha mai ragione. Rappresentanti di una classe politica che non intende mantenere i patti che lo Stato ha fatto nel tempo con i cittadini. Un vice primo ministro che minaccia di mettere mano sulle vecchie pensioni, abbondantemente pagate da chi le percepisce, per dare a chi, seppur bisognoso, non ha mai versato nulla. Un vice primo ministro che confonde previdenza con assistenza, che mente sapendo di mentire o, peggio ancora, ignora quello che le sue azioni comportano o potrebbero comportare.
Qualcuno ha detto “Mi vergogno di essere rappresentato da simili personaggi”.
Note a margine
Aneddoti
“Contro l’irrinunciabilità del vitalizio si è espresso Gerry Scotti, deputato del PSI dal 1987 al 1992. Nel 2014 ha inviato una richiesta all’allora premier Matteo Renzi per rinunciare, al compimento dei 65 anni di età, ad una rendita vitalizia di circa 1400 euro mensili. Non essendoci una procedura che possa consentire di rinunciare al vitalizio, Renzi ha dichiarato di volersi impegnare a rendere rinunciabile il vitalizio. Scotti ha inoltre aggiunto che, se non gli sarà possibile esercitare questa sua scelta, quando inizierà a percepire il vitalizio lo devolverà interamente alle famiglie che hanno perso un congiunto sul posto di lavoro”.
“In Italia l’unico parlamentare che rifiutò il vitalizio fu il missino Enrico Endrich. Eletto una prima volta nelle liste del Movimento Sociale Italiano nel 1953, si dimise nel 1955 per protesta contro l’approvazione della delibera che istituiva il vitalizio per i parlamentari, mettendo in opera così l’unico modo possibile per non percepire il vitalizio, cioè rinunciare alla carica elettiva prima del completamento della legislatura. Fu eletto nuovamente alle elezioni politiche del 1972 al Senato e “ci rimase dal 1972 al 1976. La legislatura fu completa e dunque il vitalizio, alla fine, se lo guadagnò. E questa volta, senza rinunciare all’assegno e senza dimissioni”. Ciononostante, pur avendo maturato il diritto al vitalizio, rinunciò a riscuoterlo e dopo la sua morte analogo atteggiamento mantenne la moglie rifiutando la reversibilità.
Carla Ceretelli

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