Cinque anni di un pontificato non sono niente in confronto alla secolarità della Chiesa cattolica, ma un primo frammentario bilancio del lustro bergogliano s’impone, se non altro per la confusione (preferite rivoluzione?) creata nei dicasteri pontifici. Aumentandoli, ammassandoli, facendo cambiare ad un centinaio di curiali lo scranno. Non è poco: il terrore per alcuni. Ma per capire lo zunamioccorre partire da un po’ più indietro. Intanto dal vissuto di Bergoglio, migrante povero fra i poveri in una nazione, l’Argentina ove i poteri “forti” ci sono sempre stati e la Chiesa cattolica ha dovuto sopravviverci in mezzo senza farsi troppo coinvolgere e qualche volta sfidare qualcuno di questi. Da qui l’amore per il popolo semplice, genuino, forse anche ignorante di teologia, ma sempre fedele alla Chiesa di Cristo e soprattutto obbediente ai suoi Pastori. L’obbedienza è la base per la quale il peronismo fra tutte le forme di potere fu quella maggiormente tollerata da Bergoglio. Che fosse una dittatura non spaventava certo il giovane sacerdote nato in un America Latina ove le dittature erano la norma, ma, fra le varie, meglio una cattolicissima che diceva di amare il popolo. Chi meglio dell’attuale Papa poteva volare a Cuba e far dire a Castro che aveva sempre adorato il Dio abramitico, e anch’egli per amore del popolo aveva dovuto pur ammazzare, torturate qualcuno, fra una preghiera e l’altra.
Il Papa va dappertutto ma non in Argentina perché è il capo dell’opposizione peronista (in “Limes”, Loris Zanatta). L’antipatia per Macrì fu evidente nell’unico incontro avuto in Vaticano. Il presidente argentino rappresenta l’Argentina della Costituzione, la laicità, tutt’altra cosa della perdente Cristina Kirchner ricevuta ben cinque volte in Vaticano. << Quest’ultima per Bergoglio era la pecorella smarrita del suo gregge…ma peronista era…>>.
Papa Bergoglio quindi ha individuato i suoi nemici (la Chiesa deve necessariamente averne, da Lucifero in poi) nel relativismo religioso, nel perseguimento di gran parte dell’umanità di vie lontane dal cristianesimo, dall’indifferentismo religioso, da una mentalità razionalista, illuminista, liberale; per tali motivi più volte ha spinto i suoi fedeli ad occupare spazi politici, ovunque. Soprattutto l’Europa va nuovamente cristianizzata.
Non è un caso che il 22 febbraio 2018 venne pubblicata la lettera “Placuit Deo” della Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della salvezza cristiana. La firma è del nuovo Prefetto, Luis F. Ladaria, S.J. Il precedente cardinale Gerhard L. Muller nel 2017, allo scadere del primo quinquennio, fu defenestrato. D’altronde in occasione di un discorso tenuto il 4 maggio 2017 ai partecipanti della prima assemblea plenaria del dicastero il Pontefice sottolineò: << …la riforma si deve fare con intelligenza, con mitezza, ma anche – permettetemi la parola – con un po’ di violenza, ma buona, della buona violenza…>> ; secondo il motto gesuitico: << Alla prima si perdona, alla seconda si condona, alla terza si bastona (corsivo mio) >> .
Lo scontro con Muller avvenne quando Bergoglio mise mano ai temi della famiglia con la possibilità di comunione ai divorziati. Sentendosi il Prefetto il difensore della fede voleva intervenire in merito contro l’apertura del Pontefice; forse non aveva inteso il discorso che Bergoglio aveva tenuto pochi giorni inanzi ricordando il Concilio Vaticano I (1869) e l’infallibilità papale.
Il più obbediente Ladaria, non per niente gesuita, nella Placuit Deomette in guardia, secondo la visione del Papa, dai nemici secolari della chiesa sempre riemergenti:
<< Il Santo Padre Francesco, nel suo magistero ordinario, ha fatto spesso riferimento a due tendenze che rappresentano le due deviazioni appena accennate e che assomigliano in taluni aspetti a due antiche eresie, il pelagianesimo e lo gnosticismo>>. Si rimase un po’ interdetti ad apprendere che esisteva ancora qualche eretico di tal fatta. Che alcuni pochi fossero scampati dai roghi e rifugiatisi in qualche anfratto avessero perseguito l’eresia fino ai giorni d’oggi attraverso la loro discendenza? No, no. Si chiarisce continuando a leggere. Pelagiani e gnostici sono tantissimi e tutti intorno a noi !
<< Nei nostri tempi prolifera un neo-pelagianesimo per cui l’individuo, radicalmente autonomo, pretende di salvare sé stesso, senza riconoscere che egli dipende, nel più profondo del suo essere, da Dio e dagli altri. La salvezza si affida allora alle forze del singolo, oppure a delle strutture puramente umane, incapaci di accogliere la novità dello Spirito di Dio. Un certo neo-gnosticismo, dal canto suo, presenta una salvezza meramente interiore, rinchiusa nel soggettivismo. Essa consiste nell’elevarsi “ con l’intelletto al di là della carne di Gesù verso i misteri della divinità ignota ”. Si pretende così di liberare la persona dal corpo e dal cosmo materiale, nei quali non si scoprono più le tracce della mano provvidente del Creatore, ma si vede solo una realtà priva di senso, aliena dall’identità ultima della persona, e manipolabile secondo gli interessi dell’uomo >>. In pratica: Extra Ecclesiam nulla salus(Al di fuori della Chiesa non v’è salvezza). Ne varietur.
Praticamente la maggior parte dell’umanità cristiana che non va a messa, pur credendo, che si arrabatta giornalmente per sopravvivere contando molto su di sé e meno su Dio (Aiutati che Dio ti aiuta, Paolo Mantegazza). Confidiamo che non si rialzino i roghi.
Per comprendere quanto di efficiente ha fatto Bergoglio dobbiamo fare una riflessione su come era ridotta la Chiesa cattolica quando Benedetto XVI abdicò al trono. Dal punto di vista internazionale era completamente sparita. D’altronde Ratzinger era uno studioso che non si occupava d’altro che di teologia. La curia vaticanesca aveva in mano ogni ganglio del Governo. Il precedente Pontefice era un prigioniero dei Dicasteri vaticani. Debole e anziano circondato da scandali continui non poteva che dimettersi come il Codice canonico prevede. Ci voleva un successore temprato all’acciaio. Chi meglio di Bergoglio passato al crogiuolo dell’America latina? Ancora tutto non emerge dal suo sforzo titanico, ma come ha lui stesso sottolineato : << Riformare la Curia è come pulire la sfinge con uno spazzolino>>.
Non vogliamo dimenticare in questa breve nota come in pochi anni abbia dato visibilità alla diplomazia non tanto vaticana, peraltro distrutta da Benedetto XVI per incuria, quanto la spontanea sua.
Guglielmo Adilardi

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