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Come naufragare ad Hormuz senza andarci

Coloro che si chiedono cosa cavolo abbia deciso il governo italiano nella sua prima riunione in presenza con il gruppo del volenterosi, possono giusto sognarsi una qualche risposta. Il governo non lo sa cosa ha deciso o proprio non è in grado di decidere un bel niente. “La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale per l’Italia, per l’Europa, e per la comunità internazionale nel suo complesso”. Questa le dichiarazione dell’onorevole Meloni in versione La Palice. Morale, si parte o non si parte? Chissà.

di Riccardo Bruno | 21 Aprile 2026

Coloro che si chiedono cosa cavolo abbia deciso il governo italiano nella sua prima riunione in presenza con il gruppo del volenterosi, possono giusto sognarsi una qualche risposta. Il governo non lo sa cosa ha deciso o proprio non è in grado di decidere un bel niente. “La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale per l’Italia, per l’Europa, e per la comunità internazionale nel suo complesso”. Questa le dichiarazione dell’onorevole Meloni in versione La Palice. Morale, si parte o non si parte? Chissà.

Per avere un qualche chiarimento del ministro degli Esteri, bisogna risalire al sei aprile scorso, prima che Taiani scomparisse negli uffici Mediaset. In video conferenza ad una interministeriale coordinata dagli inglesi, Taiani aveva detto che l’Italia “era disponibile a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto”. La condizione era un chiaro mandato delle Nazioni Unite, considerato “un elemento essenziale”. Il ministro della Difesa, Crosetto, lo ha contraddetto ieri. L’Onu? Se serve intervenire possiamo anche farne a meno. Oplà, il diritto internazionale è un coniglio che rientra nel cilindro. Taiani e Crosetto appartengono allo stesso governo, e pure non sembrerebbe. Provassero a parlarsi almeno in simili frangenti. Figurarsi.

Infine, ecco il vice presidente di Fratelli d’Italia al gruppo conservatori e riformisti europei, uno informato, l’onorevole Procaccini. Ieri sera, in collegamento da Bruxelles, Procaccini ha presenziato ad una trasmissione televisiva. L’interesse italiano è che Trump vinca la guerra, ha detto. Mica vorrete che la vincano i mullah. E chi è che alle Camere aveva definito la guerra americana illegale e non condivisibile? La stessa onorevole Meloni. Per cui la posizione italiana, al limite, sarebbe la neutralità e visto che sono state negate le basi Nato agli americani, Teheran ha ringraziato. A occhio sembrerebbe che se l’Italia dovesse scegliere non vorrebbe proprio che l’America vincesse un bel niente. Anche perché così Salvini può insistere nel chiedere di comprare il gas russo. Procaccini ha espresso una terza posizione che non trova nessun riscontro nel governo guidato dal suo partito.

Se non vi gira troppo la testa, proviamo a mettere insieme i cocci. Rimasta insoluta la questione dell’Onu, potrebbe essere che l’Italia sia disposta ad intervenire conclusa la guerra, indipendentemente da chi l’abbia vinta, con una coalizione di altri paesi. Trump si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti, considera il regime decapitato ed indebolito e la chiude lì, vantando un successo prima delle elezioni di mid term. Questo significherebbe che le navi potrebbero anche partire. Resterebbe solo da capire come valutino la situazione gli iraniani. Senza aver concordato la pace ad Islamabad e disponendo di un potenziale bellico ancora efficace, sarebbero in grado di sparare su chiunque si avvicinasse allo Stretto. In assenza di una vera intesa, una missione militare sarebbe un tiro al piccione.

Nel caso in cui, invece, Trump non si ritenesse soddisfatto e prolungasse le operazioni, considerando l’arsenale iraniano e le dimensioni del paese e della sua popolazione, il conflitto potrebbe superare i sei mesi. Occorsero otto mesi per far capitolare il Terzo Reich disponendo di truppe a terra. E ricordate che il generale Bradley era convinto che i tedeschi si sarebbero rifugiati sulle montagne bavaresi per combattere almeno un intero anno. Cosa farebbe allora il governo italiano? Prometterebbe una missione nella prossima legislatura? E se i volenterosi decidessero di armarsi e inviare la flotta, perché non possono permettersi di aspettare? Come la mettiamo? Che il governo italiano è riuscito a naufragare ad Hormuz prima di andarci. Privo di una linea, non ha una proposta, non sa cosa fare.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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