Un ottimo fondo di Federico Fubini oggi sul Corriere disvela che, nel corso del governo-Renzi, il dato della spesa pubblica – non solo è stato ma anche per il futuro – è in crescita. Altro che “austerity” e la colpa è dell’Europa! Ma su questo, ritorneremo.
Il dato, in rapporto all’area-euro (19 paesi) e suddiviso per capitoli, mostra una sostanziale crescita sul PIL soprattutto a vantaggio del sistema di protezione sociale e vecchiaia, in particolare per quanto attiene al capitolo pensioni. Circa 60-70 miliardi in più all’anno. Per una crescita del debito pubblico dal dato di febbraio 2014 di € 2.107.200 milioni al dato di giugno 2016 di € 2.248.823 milioni.
Il governo, spesso ma è vero non sempre, sottolinea – a suo dire – un trend positivo sull’occupazione. Ma, anche qui, occorre dire che il dato positivo all’incirca dello 0,8% del PIL è comunque pari in media a meno della metà della crescita occupazionale registrata negli altri paesi-Ue (a 28 e immediatamente prima di Brexit), ovvero dell’1,7%. Il dato nazionale, quindi, non autorizza a parlare né di ripresa né di ripresina dell’economia nazionale. In sostanza, la crescita nazionale è effetto soltanto dell’arcinoto meccanismo di traino a ruota della “ripresa” economica sia europea ma soprattutto mondiale, Cina e USA in testa.
In rapida sintesi, occorre inoltre aggiungere sul piano strettamente politico qualche altra considerazione su alcune delle riforme avviate dal governo.
Sia le manovre del risparmio fiscale annuale di 80 euro che dei vari bonus, sempre annuali, e in particolare quello di 500 euro elargito ai docenti, si sono rivelate per quello che effettivamente sono, ovvero misure contingenti in grado di sostenere i consumi delle famiglie; per le quali la spesa del governo, in rapporto al PIL, tuttavia è stata nel frattempo registrata pari a 0,3 punti percentuali in meno rispetto alla spesa dei governi dell’area-euro (19 paesi).
Altro capitolo importante, assurto sovente all’attenzione delle cronache, il piano di riforma della cosiddetta “buona”scuola. Oltre a un dato di spesa registrato anche qui di 0,7 punti percentuali in meno rispetto alla media degli altri paesi dell’euro (4,1% vs. 4,8% PIL), occorre soprattutto rimarcare le vere e proprie storture (ingiustizie) e falle (vuoti operativi) di un “sistema”, concernente dapprima il nuovo Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) e quindi il nuovo regime di assunzioni distribuite, si è detto diffusamente, mediante un algoritmo. Algoritmo che, tuttavia solo in parte, spiega il fatto che alla ripresa dell’anno scolastico siano – secondo una stima molto approssimativa e quindi ancora più significativa della Cisl – ancora tra il 20% e il 40% i posti in organico ancora da assegnare: circa tra 150.000 e 300.000 docenti. Davvero, una prova quanto meno d’incapacità!
Quanto alle pensioni, occorrerebbe purtroppo gettare – come si sarebbe detto una volta – ancora fiumi e fiumi d’inchiostro. Come del resto abbiamo fatto in tutti questi anni, anche con Pensalibero, e come immagino continueremo a fare per lungo tempo ancora. Un punto soltanto, vorrei qui evidenziare, prendendo spunto dalla notizia di oggi che i nati tra il 1951 e il 1953 potranno andare in pensione anticipatamente, rispetto all’attuale normativa in vigore, purché si facciano carico di una somma d’interessi da corrispondere sulle quote di pensione anticipate alla scadenza. Ovvero, dopo aver già provveduto al versamento dei corrispondenti “contributi” in quota-parte per la pensione, ad alcuni sarà possibile andare in pensione anticipatamente ma a patto che sulle somme pagate costoro corrispondano, per intero, anche una somma aggiuntiva d’“interessi”.
Ancora, evidenzierei, per quanto concerne il capitolo della sanità, che il dato di spesa è ora in perfetta media con quello dell’area-euro, pur essendo chiaramente il dato nazionale in crescita ma soprattutto crescita tendenziale per il futuro. Anche a tale proposito, vale una considerazione generale svolta da Fubini, e cioè che questo governo ha in pratica mantenuto e spostato “le scarse risorse che ha a disposizione” verso gli anziani e non i giovani e “verso i consumi di beni (spesso) prodotti all’estero”. In quasi totale assenza di politiche nazionali d’investimento, la cui scarsità è stata anche in tal caso addebitata per così dire impropriamente e in via esclusiva all’Europa.
In generale, e in questi ultimi giorni soprattutto, emergono infine due, per così dire, immagini o rappresentazioni del governo, che ci invitano oltremodo a riflettere. In politica interna, l’immagine di un governo che quotidianamente alimenta la ricerca di un proprio nemico, in vista di un referendum costituzionale che dovrebbe viceversa riorganizzare la gran parte dell’intero “sistema” “formale” e “materiale” del paese. Se queste innovazioni sono così importanti, e anzi – come dice il premier – addirittura imprescindibili per la crescita effettiva del paese, spieghi allora Matteo Renzi perché non è disposto a sacrificare, a ogni buon fine del referendum, l’odierno impianto dell’Italicum e, con il sacrificio, raggiungere un quasi certo duplice e importante risultato: 1) recuperare la sostanziale unità delle forze politiche di un paese attualmente diviso 2) promuovere una nuova azione di responsabilità – non solo politica! – collettiva sia all’interno che all’esterno del paese. In mancanza, il governo dica pure quel che vuole, ma al referendum secondo logica non resta che votare NO.
Un’ultima considerazione avrei voluto svolgerla sul piano della politica estera. Ma, qui, mi limito a richiamare alla vostra mente, due immagini, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra: dapprima, Renzi a braccetto con la Merkel e Hollande; e quindi Renzi a braccetto sempre con Hollande ma stavolta, invece della Merkel, con Tsipras. Potenza delle immagini che valgono altrettante illusioni.
Angelo Giubileo

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