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Come ATM licenzia un eroe

È l’eroe che ha salvato alcune ragazze dalla violenza in metropolitana a Milano. Un gesto che, in una città nella quale troppo spesso si preferisce voltarsi dall’altra parte, avrebbe meritato riconoscenza e tutela. Invece, per lui è iniziato un percorso paradossale. Nel giugno scorso la Questura ha disposto, a scopo cautelare, la sospensione per novanta giorni dei titoli necessari allo svolgimento dell’attività di guardia particolare giurata.

di Luca Rampazzo | 3 Settembre 2026
Ilario Esposito, guardia giurata ATM, è stato licenziato dopo quanto accaduto durante una ronda serale

È l’eroe che ha salvato alcune ragazze dalla violenza in metropolitana a Milano. Un gesto che, in una città nella quale troppo spesso si preferisce voltarsi dall’altra parte, avrebbe meritato riconoscenza e tutela. Invece, per lui è iniziato un percorso paradossale.

Nel giugno scorso la Questura ha disposto, a scopo cautelare, la sospensione per novanta giorni dei titoli necessari allo svolgimento dell’attività di guardia particolare giurata. Contro il provvedimento è stato presentato ricorso. ATM, dichiarando di trovarsi nella «temporanea impossibilità» di impiegarlo nelle sue mansioni, lo ha assegnato dal 16 luglio a un incarico alternativo di operatore di supporto, con un diverso inquadramento professionale ed economico.

Nella propria comunicazione al dipendente, l’azienda aveva precisato che il cambiamento sarebbe durato soltanto per il tempo necessario agli accertamenti amministrativi e comunque non oltre novanta giorni. Una soluzione definita espressamente temporanea, adottata come conseguenza diretta della sospensione disposta dalla Questura.

Pochi giorni dopo, però, ATM ha comunicato alla Prefettura che il lavoratore non svolgeva più le mansioni di guardia particolare giurata perché destinato ad altri incarichi. Secondo quanto contestato dalla sua difesa, nella ricostruzione non sarebbe stato adeguatamente evidenziato un elemento decisivo: quel cambio di mansioni non era definitivo, ma temporaneo e determinato proprio dal provvedimento amministrativo ancora oggetto di ricorso.

È così nato un cortocircuito degno della peggiore burocrazia. La sospensione ha impedito temporaneamente al dipendente di svolgere le proprie mansioni; ATM lo ha quindi trasferito provvisoriamente ad altro incarico; infine, proprio quel trasferimento è stato utilizzato per sostenere che fosse venuto meno il presupposto necessario al mantenimento della qualifica professionale e dei relativi titoli.

Un effetto provvisorio rischia così di trasformarsi in una conseguenza definitiva, qualora non riesca a trovare un altro lavoro da guardia giurata. La Prefettura ha peraltro ridotto la durata della sospensione, limitandola al 16 luglio. Nonostante questo, la posizione professionale ed economica del lavoratore non risulta ancora ripristinata. È stata quindi chiesta ad ATM la regolarizzazione del rapporto, il pagamento delle differenze retributive e la rettifica della comunicazione trasmessa alla Prefettura. Parallelamente è stato domandato il riesame in autotutela dei provvedimenti relativi ai titoli professionali.

Il punto non è soltanto giuridico. È anche morale e politico. L’eroe che ha salvato alcune ragazze dalla violenza in metropolitana si trova oggi schiacciato tra provvedimenti cautelari, comunicazioni incomplete e automatismi amministrativi che rischiano di cancellarne la professionalità e il posto di lavoro.

ATM dovrebbe spiegare come sia possibile che chi interviene per difendere delle giovani venga accompagnato verso l’uscita, mentre chi trasforma le metropolitane in luoghi di paura continua spesso ad agire indisturbato. Milano non può chiedere coraggio ai propri lavoratori e poi abbandonarli quando quel coraggio viene realmente dimostrato. Un’azienda pubblica dovrebbe proteggere chi protegge i cittadini. Non contribuire a licenziare un eroe.

Luca Rampazzo

(ATM riferisce di non aver mai ricevuta alcuna lettera dalla Prefettura. Riportiamo, quindi, la loro comunicazione).

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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