
di Elena Marisol Brandolini*
Questa domenica si celebra il primo turno delle elezioni presidenziali in Colombia. A decidere sul futuro della più alta carica dello Stato, su una rosa di dodici candidati, saranno oltre 41 milioni di colombiani. Gli ultimi sondaggi confermano al primo posto il candidato di Gustavo Petro, il progressista del Pacto Histórico Iván Cepeda, rimasto ampiamente in testa durante tutta la campagna elettorale nel rilevamento delle preferenze dei votanti, non però in misura tale da risultare eletto in prima battuta senza bisogno di vincere il ballottaggio. A misurarsi con lui in un probabile secondo turno, fissato per il prossimo 21 giugno, sembra sarà il candidato dell’estrema destra, l’avvocato Abelardo de la Espriella. L’esponente della destra tradizionale Paloma Valencia, senatrice dal 2014 e candidata dell’ex presidente Álvaro Uribe, è infatti scivolata nei sondaggi degli ultimi giorni al terzo posto, lasciando prevedere per il ballottaggio una disputa tra due opzioni strategiche e di Paese del tutto opposte.
Se Cepeda rappresenta infatti la continuità della scelta progressista affermatasi nel Paese per la prima volta con Petro e Francia Márquez quattro anni fa, de la Espriella è l’outsider arrivato in politica per sconfiggere la sinistra, mettendo al centro quelle soluzioni per eliminare la violenza che fanno a meno del rispetto dei diritti umani e, più in generale, dei principi di uno Stato liberale, come fa Nayib Bukele in El Salvador con le sue macro-carceri. Un modello che, peraltro, sembra prevalere nella riorganizzazione delle destre latinoamericane, dove quelle tradizionali appaiono tutte schiacciate su quelle più radicali, come è evidente in Argentina con Javier Milei e in Cile con José Antonio Kast.
Senza grandi idee di fondo ma con all’orizzonte la mano dura contro il crimine e la riduzione del peso dello Stato, de la Espriella centra il tema su cui Petro ha fallito nella sua promessa di Paz Total. Nella legislatura appena trascorsa sono stati aperti tredici tavoli di dialogo con i principali gruppi armati del Paese, la maggioranza dei quali oggi è ferma. Dieci anni dopo la firma dell’accordo di pace con le Farc, nuovi attori armati si sono affacciati sulla scena politica e nella vita civile delle popolazioni al confine con il Venezuela, con l’Ecuador e nel sud del Paese. La terna di candidati ai primi posti nei sondaggi ha denunciato di essere stata oggetto di minacce di morte; Petro ha sottolineato il lieve decremento nel tasso di omicidi, ma nel Paese sarebbero oltre 27.000 gli aderenti a bande armate e, secondo la ONG Misión de Observación Electoral, 339 comuni su un totale di 1.100 sarebbero a rischio di violenza. Particolarmente scioccante, in piena campagna elettorale, alla fine di aprile, nella regione del Cauca, nel sud-ovest del Paese, è stata l’esplosione che, aprendo sulla strada un cratere di 200 metri cubi, ha ucciso venti persone e ne ha ferite un’altra cinquantina. Una strage attribuita a gruppi armati dissidenti delle Farc, che Petro non ha esitato a definire fascisti e narcotrafficanti intenzionati a favorire il ritorno delle estreme destre al potere.
L’altro tema entrato prepotentemente in campagna elettorale è stato quello della crisi del sistema sanitario nazionale. Una questione non nuova che però si è aggravata negli ultimi anni. Un sistema misto pubblico-privato, basato su compagnie assicurative e introdotto negli anni Novanta, che, pur estendendo il grado di copertura alla gran parte del Paese, è stato attraversato dalla corruzione e dal business. Un settore diventato «un affare», secondo Petro, che ha provato a riformarlo incontrando l’opposizione del Parlamento: oggi la situazione è molto peggiorata, con gli ospedali che chiudono reparti e gli ambulatori che negano farmaci.
Se Cepeda è in testa ai sondaggi, però, ciò si deve soprattutto al gradimento di cui gode Petro, a cui si riconoscono alcuni risultati importanti come l’aumento del salario minimo, il taglio della retribuzione dei parlamentari e l’imposizione fiscale sulle fortune dei super-ricchi. Nonché l’atteggiamento fermo dimostrato nei confronti di Donald Trump e la sua capacità di ricostruire un clima di distensione con il presidente americano. Come si è potuto apprezzare nel risultato delle legislative dello scorso 8 marzo, in cui il Pacto Histórico ha ottenuto un milione e 400.000 voti in più rispetto alle elezioni del 2022, imponendosi al Senato come prima forza politica. Così, la campagna elettorale di Cepeda per le presidenziali si è concentrata non tanto sull’ampliamento del consenso, quanto sulla mobilitazione della base sociale del partito.
Elena Marisol Brandolini
*Istituto Ispi

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