
di Elena Marisol Brandolini*
Occhi puntati sulla Colombia, questa domenica, uno degli ultimi grandi paesi dell’America Latina al voto in questo 2026 per eleggere il presidente della Repubblica, stretto tra la conferma di un progetto progressista e l’affermazione di un disegno reazionario che, con l’arrivo di Donald Trump, è andato dispiegandosi in buona parte del continente.
Oggi 21 giugno si terrà infatti il secondo turno delle elezioni presidenziali nel paese andino. A confrontarsi saranno due modelli opposti di paese rappresentati dal candidato progressista Iván Cepeda, senatore del Pacto Histórico guidato dall’attuale presidente Gustavo Petro e dall’esponente di estrema destra Abelardo de la Espriella, uscito vincente contro ogni pronostico nel primo voto del 31 maggio scorso.
Gli ultimi sondaggi, che risalgono ormai a una settimana fa, danno in vantaggio de la Espriella per circa quattro punti percentuali. Nessuno dei due contendenti sembra però esserne convinto, perché la differenza di consensi tra loro sarebbe ora molto più stretta, tanto da suggerire a de la Espriella di non abbassare la guardia e a Cepeda di compiere ogni sforzo possibile per conservare il proprio elettorato e conquistarne di nuovo. La prudenza da un lato e la speranza dall’altro sono suggerite anche dall’errore di previsione con cui si è arrivati al primo turno, quando lo scrutinio del voto ha ribaltato ogni stima precedente, facendo gridare Petro alla frode elettorale.
Il 31 maggio, infatti, contro ogni pronostico, Cepeda è stato battuto da de la Espriella per poco più di 600.000 voti. Il candidato progressista ha totalizzato oltre un milione in più di voti di Petro al primo turno nelle elezioni del 2022, ma l’ascesa del candidato di estrema destra è apparsa irresistibile quanto irrilevabile, funzionando come un voto “utile” contro il governo Petro per la gran parte dell’elettorato uribista. A farne le spese è stata infatti Paloma Valencia, la candidata dell’ex presidente Álvaro Uribe, esponente della destra tradizionale, arrivata molto distante al terzo posto e che ora ha assicurato i propri voti al candidato di estrema destra. Nella somma dei consensi, i conti finali vanno fatti con l’elettorato degli altri candidati presenti al primo turno delle presidenziali, circa tre milioni di voti. Ci sono inoltre 400.000 voti in bianco che potrebbero questa volta finire all’uno o all’altro dei due candidati, così come si parla di un possibile aumento della partecipazione rispetto al primo turno che, come nel 2022 con Petro, segni la differenza consentendo la continuità della sinistra al governo del paese.
Il nuovo presidente dovrà comunque misurarsi con un Congresso in cui il Pacto Histórico è diventato il partito maggioritario avendo vinto le scorse elezioni politiche, complicandogli perciò molto la legislatura se di segno politico opposto, come sarebbe nel caso di de la Espriella. È stata una campagna elettorale dura questa delle ultime tre settimane, fatta di piazze di giovani e di popoli indigeni, di influencer protagonisti e di reti sociali piene di insulti; per un paese spaccato a metà, che ad alcuni ha ricordato quello del referendum sull’accordo del governo con le Farc. Dove la violenza continua a essere una delle principali preoccupazioni dei cittadini e la sanità pubblica è attraversata da una crisi profonda. Ma anche un paese in cui l’economia è tornata ai livelli precedenti la pandemia, la povertà è diminuita e il salario minimo è cresciuto.
L’avvocato penalista de la Espriella ha ottenuto oltre 10 milioni di voti al primo turno per presentarsi come un outsider, un antipetrista, facendo leva sul sentimento di paura per la violenza che attraversa il paese e sul riflesso d’ordine che questa genera. Ha promesso la costruzione di dieci mega-prigioni sul modello salvadoregno di Nayib Bukele, ha manifestato un atteggiamento misogino e omofobo, il suo è un modello di società in cui alcuni scorgono una forte somiglianza con l’ideologia dell’ex presidente del Brasile Jair Bolsonaro. È il favorito per diventare il prossimo presidente della Colombia.
Come già è successo in Honduras, Argentina e Cile, Donald Trump è intervenuto nella fase finale della campagna elettorale, dandogli un sostegno inequivoco, perché, come ha scritto, il risultato elettorale determinerà le relazioni della Colombia con gli Stati Uniti. Indietro resta il clima positivo ritrovato nell’incontro presso la Casa Bianca tra Petro e Trump, che era sembrato allora aver ridotto le asperità diplomatiche tra le due amministrazioni.
Elena Marisol Brandolini
*Istituto Ispi

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