Nel mio articolo del 31 agosto, fra i temi che ritengo preponderanti e da affrontare subito ho evidenziato quello dell’uso e l’abuso degli stupefacenti, specialmente da parte dei minori.
Relativamente a sanità e sicurezza, in eventuale seggio in consiglio regionale, mi occuperei in particolare della assurda chiusura di piccoli ospedali, utili e necessari, potenziando l’accoglienza dei pazienti con l’apertura e/o l’aumento di presidi territoriali. Per non intasare i pronto soccorso di ospedali mastodontici dove tutti sono costretti ad approdare.
E della tutela dei giovani dediti a stupefacenti e alcool. Problema davvero troppo poco dibattuto. Spesso dimenticato.
Il 7 settembre su la Nazione di Firenze, leggo, fatalmente e casualmente, un articolo che mi incuriosisce e mi interessa assai. Perché tratta uno dei temi che più mi sta a cuore.
In seguito alle orge con minorenni a Bologna, “si sono assuefatti, reprimere non basta”.
Parola del Questore di Bologna Gianfranco Bernabei, già socio onorario del Rotary club “Firenze Bisenzio”, oggi “Lorenzo il Magnifico”. Un amico carissimo che, a suo tempo mio marito, allora Presidente del club aveva accolto con grande piacere e orgoglio, come onorario. Quando era Vice Questore a Firenze.
“Quella contro la droga è la madre di tutte le nostre battaglie. Eppure, nell’opinione pubblica, il senso di questo impegno talvolta si smarrisce“.
Il questore asserisce inoltre che assumere droga non è un fatto privato, dato che i risvolti e la ricaduta sociale della pratica, sono moltissimi.
Scippi, furti, rapine in farmacia per racimolare piccole cifre per le dosi. Ma anche aggressioni più violente, sono sempre da associarsi all’uso di sostanze.
Per non dire degli incidenti stradali.
Durante i controlli del sabato sera le FF OO rilevano un numero incredibile di positivi ad alcool e droga, in particolare cocaina. Nonostante questa evidente ricaduta sociale l’opinione pubblica si disinteressa e si limita a strapparsi i capelli quando certi eventi delittuosi accadono, come se fossero fatali. Ma, come si dice, non è tanto l’effetto che conta quanto la causa. Che va estirpata a monte.
Dunque non solo di repressione si deve parlare ma di prevenzione. Per ridurre la domanda. Bernabei sostiene che se ci fossero campagne mirate alla prevenzione del rischio si potrebbe registrare un miglioramento. Altrimenti si rischia di vanificare gli sforzi delle FFOO. In una sorta di circolo vizioso.
La cocaina, nata come droga da vip, che le ha conferito un certo glamour, dice Bernabei, è diventata di uso trasversale, e sarebbe anacronistico considerarla sostanza da ricchi.
Ma la preoccupazione più grande sta nell’età sempre più bassa dei primi assuntori.
Quanto alla liberalizzazione si dice profondamente contrario in quanto i piccoli benefici sul fronte del contrasto alla criminalità, grande o piccola, sarebbero vanificati dai danni spesso irreversibili specie per i minori, alla salute pubblica, alla società civile che rischierebbe di essere composta da persone dipendenti.
Come sostenere dunque l’attività repressiva? Con un impegno maggiore nella prevenzione, continua il Questore di Bologna, a cominciare dalla scuola, anche se oggi è immersa in tutti i problemi del mondo. Anzi approfittando di questa osservazione contingente profonda per campagne di cutura della legalità.
“Insieme a servizi su strada per contenimento del danno e di sostegno a consumatori noti. L’impiego di risorse sarebbe ripagato da ottimi ritorni sul fronte del contrasto”
Non nego che la lettura di questa posizione mi ha fatto un piacere infinito. Dato che avrei potuto scrivere io ogni parola, che sottoscrivo in toto, pur non avendo la competenza di Gianfranco Bernabei.
Ma, nel mio piccolo, mi ha giovato, purtroppo, la mia permanenza in farmacia per trenta anni.
Carla Ceretelli – Candidata per Toscana Civica per il Cambiamento

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