E’ stata una scoperta. Non ci sono solo i motori turbo. Il turbo può essere applicato anche alla grazia. Così è stato per Ovidio Bompressi. Non era passata neanche una settimana dall’insediamento del nuovo governo che il ministro Mastella inoltrava il provvedimento al Quirinale. Immediata la firma di Napolitano. Grazia concessa. E’ stato talmente tempestivo il provvedimento che sia il ministro che il presidente non hanno avuto nemmeno il tempo, e la sensibilità, di avvisare la famiglia del commissario Calabresi. Accortisi della gaffe hanno provveduto a posteriori. Noi, non da oggi, siamo favorevoli alla concessione della grazia a Bompressi e a Sofri. Ma c’è modo e modo. Non era necessario che la grazia a Bompressi fosse il primo provvedimento preso dal titolare del dicastero della Giustizia e dal Presidente della Repubblica e se così aveva da essere sarebbe stato almeno opportuno che il provvedimento fosse preceduto da una adeguata comunicazione a moglie e figli del commissario scomparso. Invece niente. Ma non è tutto. Il buon Mastella, in seconda battuta, è andato a fare una visita a Regina Coeli e da quel pulpito ha fatto un altro annuncio a tutto tondo “presenterò presto un provvedimento di clemenza”. Se leghiamo questi due fatti alla notizia, per molti versi sconcertante, che il parlamentare Sergio D‘Elia, eletto in Toscana nelle liste della Rosa del Pugno, e già condannato come membro dell’organizzazione terroristica Prima Linea per l’omicidio nel 1978 a Firenze dell’agente di polizia Fausto Dionisi, è stato anche eletto nell’ufficio di Presidenza di Montecitorio, ne viene fuori un quadro emblematico del pianeta giustizia in versione unionista. Anche qui nessuna violazione di legge, ovviamente. Solo una questione di buon gusto. Ma non è poco
Clemente di nome e di fatto. Mastella parte a razzo. Grazia a Bompressi e promessa di amnistia ai detenuti di Regina Coeli
Noi, non da oggi, siamo favorevoli alla concessione della grazia a Bompressi e a Sofri. Ma c’è modo e modo. Si aggiungano l’annuncio dell’amnistia fatto a Regina Coeli e la vicenda dell’on. Sergio D’Elia e viene fuori un quadro emblematico della giustizia in salsa unionista.

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