La cupola economico-finanziaria che fa il bello e cattivo tempo nel sistema economico italiano e che ha nella RCS Mediagroup il suo gotha si sta rafforzando. La manovra è stata resa possibile dal collocamento in borsa delle azioni che Stefano Ricucci aveva dato in pegno alla Bpi. Nell’azionariato di Rcs sono così entrati il costruttore Pierluigi Toti e Gilberto Benetton. Ognuno ha acquistato il 5 per cento delle azioni con una spesa di 165 milioni a testa. Toti e Benetton hanno avuto il placet ad entrare nell’azionariato del Corriere ma non sono entrati nel Patto di Sindacato che controlla il 63,5% delle azioni. Ma evidentemente tanto basta per sedersi se non nel salotto buono almeno nell’anticamera. Su altri versanti Benetton è impegnato nella vicenda Autostrade Abertis. Il Corriere è stato fra i giornali che hanno avanzato dubbi sull’opportunità dell’operazione. Guarda caso Martedì 6 c’è all’Anas un incontro forse risolutivo per l’intera vicenda. Se il Corriere avesse un occhio più benevolo certo non guasterebbe. Naturalmente nessuno dubita della correttezza dei giornalisti di Via Solferino. I conflitti di interesse, lo sappiamo bene, sono tutti concentrati ad Arcore e dintorni. Benetton, con il suo investimento, ha fatto un’operazione finanziaria di diversificazione nell’impiego dei capitali. Ha speso 165 milioni e non è entrato nemmeno nel gruppo che decide. Sta in anticamera ma c’è da scommettere che la vicinanza al salotto buono gli farà, da ora in poi, respirare un’ aria migliore. Non è questa comunque la cosa più importante. Ognuno in fondo fa gli investimenti che vuole per i fini che vuole. Quello che vogliamo mettere in risalto è che quando le azioni le comprava Ricucci, tutti gridavano allo scandalo, ora che le compra Benetton tutti tacciono. Saremo ottusi ma non vediamo la differenza. O forse la differenza è nel fatto che Ricucci non era in sintonia con il Patto di Sindacato mentre Benetton lo è? Se così fosse sarebbe molto grave. Il capitalismo presuppone la concorrenza, la contendibilità delle imprese, l’assenza di monopoli. Se un unico imprenditore o un gruppo di imprenditori legati fra loro controlla e dirige il mercato siamo in una organizzazione economica di altro tipo. Se poi un potere economico così fatto si salda con il potere politico siamo in un regime. Moderno certo quanto volete ma sempre regime.
Benetton entra nel Corriere. E’ un amico e nessuno grida allo scandalo. Ma lo scandalo vero è proprio questo
Vedremo se il giornale di via Solforino manterrà il suo atteggiamento ostile all’operazione Autostrade-Albertis. O se si tratta dell’ennesima prova della malattia del capitalismo italiano, più portato agli accordi che ad una vera concorrenza.

Lascia un commento