I “giochi” sono partiti, come al solito, alle spalle dei cittadini elettori e le elezioni di “secondo grado” si terranno entro la fine di settembre e i primi di ottobre. Infatti le elezioni per il rinnovo del Consiglio Metropolitano di Milano, Roma, Torino, Bologna e Napoli, saranno dunque convocate al massimo per metà ottobre, prima quindi del referendum costituzionale che dovrebbe tenersi nel mese di novembre. La precisazione è “fornita” dalla stessa efficiente Città Metropolitana di Milano sul proprio sito istituzionale e arriva giusto a scacciare la prospettiva di un richiamo in massa di sindaci e consiglieri comunali sulle spiagge e sulle vette alpine a Palazzo Isimbardi, nella canicola delle grandi città deserte, nel caso del capoluogo lombardo per eleggere i 24 delegati all’assemblea metropolitana, il cui sindaco è di diritto Giuseppe Sala uscito vincitore il 20 giugno scorso dal ballottaggio sull’avversario di centro-destra Stefano Parisi. Il voto, come ampiamente abbiamo illustrato su queste colonne nelle settimane scorse, sarà di secondo livello è cioè i consigli metropolitani avranno certamente liste e partiti, ma a stabilire chi vincerà nelle città capoluogo e lo stesso avverrà per le province più piccole (che eleggeranno oltre il consiglio anche il presidente tra uno dei sindaci del circondario) saranno gli amministratori comunali componenti dei rispettivi consigli comunali che compongono il territorio della Provincia o Città metropolitana chiamata alle urne. Nel caso di Milano (che usiamo per spiegare ai lettori il complicato meccanismo) il procedimento per rinnovare il vecchio consiglio presieduto dall’ex sindaco Giuliano Pisapia decaduto nello stesso istante in cui Beppe Sala è stato proclamato sindaco di Milano, sarà semplicemente avviato, e non espletato, entro due mesi dal ballottaggio delle comunali, quindi entro il 20 agosto. A quel punto si entrerà nella campagna elettorale indiretta, senza il vecchio e rimpianto suffragio universale. Per la campagna elettorale è prevista una durata massima di circa 40 giorni durante i quali le segreterie politiche contatteranno sindaci e consiglieri comunali per comporre le liste e cercare un accordo per definire le rappresentanze e chi saranno i consiglieri delegati (gli ex assessori provinciali) e il vicesindaco (un sindaco) metropolitano che affiancherà Sala per i prossimi cinque anni tenendo conto che i voti dei consiglieri comunali di Milano conteranno in modo ponderale di più del voto del consigliere del comunello da 3 mila abitanti secondo uno complicato calcolo matematico. Tutto questo come abbiamo detto da due anni a questa parte è il “frutto” della cosiddetta riforma “Del Rio” che doveva nelle ipotesi iniziali cancellare le vecchie Province e i loro costi di gestione. Per mesi abbiamo invece sostenuto che nei nei fatti i costi sono rimasti invariati, nessuna riduzione delle competenze dei servizi, degli appalti e del numero del personale è stato tolto ai nuovi enti. L’unica cosa che è stata tolta ai cittadini è stata la possibilità di scegliere direttamente come per i sindaci chi doveva guidare le vecchie amministrazioni provinciali. Insomma con la scusa di cancellare degli enti inutili sull’onda della giusta protesta popolare, i partiti sono tolti dalle scatole la “rottura” di chiedere agli italiani un voto democratico e popolare passando all’utilissimo detto popolare che ora “possono cantarsela e suonarsela da soli”…..alla facciazza nostra!
Città metropolitane e Province, si vota entro i primi d’ottobre, salve le ferie di sindaci e consiglieri comunali!
Nel caso di Milano il procedimento per rinnovare il vecchio consiglio presieduto dall’ex sindaco Giuliano Pisapia decaduto nello stesso istante in cui Beppe Sala è stato proclamato sindaco, sarà semplicemente avviato, e non espletato, entro due mesi dal ballottaggio delle comunali, quindi entro il 20 agosto.

Assolutamente d’accordo Gian Franco, la riforma Del Rio ha tolto di mezzo, svuotandolo di contenuti e autorevolezza, un ente terzo che poteva essere di raccordo veramente tra i comuni e lo strapotere delle Regioni attribuito senza troppe limitazioni alle Regioni con la modifica dell’articolo 5 della Costituzione…..nel caso di Firenze sarebbe interessante che il direttore Cariglia disponesse degli approfondimenti giornalistici su questa brillante segnalazione. A presto!
Ce.M.