Piccolo è bello! Lo si diceva una volta ma adesso dalle imprese private agli enti locali la parola d’ordine è di tutt’altro tenore. Per “sopravvivere” occorre acquistare competitività e, per fare questo, tutti oggi sono chiamati ad aumentare la propria soglia dimensionale. Occorre quindi – tanto per adoperare un linguaggio ormai alla moda –fare rete, fare sistema.
Per quanto riguarda il mondo imprenditoriale, lo ha ribadito senza alcuna esitazione Massimo Messeri presidente di Confindustria Firenze aprendo l’assemblea 2016 degli industriali fiorentini, tenuta il 4 luglio scorso a Firenze al Teatro della Pergola e dedicata alla “Cultura della Crescita”.
La competitività è il motore della crescita e il territorio fiorentino è un territorio ricco di eccellenze tipiche del Made in Italy. “Siamo la sesta economia italiana –ha detto Messeri -. Abbiamo registrato una crescita dell’export dal 2008-2015 tripla rispetto alla media nazionale (37% contro 12% italiano). Il peso dell’industria sull’economia fiorentina è il 20,9%. Nel confronto nazionale possiamo essere contenti. Ci sono però anche aree di debolezza, a partire da una frammentazione industriale molto elevata che è un freno per competere sui mercati internazionali”.
La debolezza della dimensione delle aziende deve essere superata sul piano strutturale perché solo unendo le eccellenze e creando sinergie si arriva a risultati che sono maggiori della somma delle parti.
Insomma, bisogna imparare a pensare e a operare su ampia scala perché è impensabile che mentre nel mondo si ragiona per macro-aree e macro-regioni, la Toscana – come l’Italia in genere – resti ancorata ai gonfaloni comunali e provinciali.
E’ tempo quindi che la Toscana si lasci alle spalle la tradizionale fisionomia di terra dai mille piccoli campanili anche sotto il profilo dell’assetto istituzionale. Il percorso è già avviato, sollecitato dai profondi mutamenti economici che negli ultimi anni hanno coinvolto tutta l’Italia, ponendo le Amministrazioni locali di fronte alla necessità di valutare la loro effettiva capacità di svolgere il ruolo che gli è stato assegnato. E’ una responsabilità cui sono chiamati tutti gli amministratori, ma avvertita con più impellenza nei piccoli Comuni, dove i pesanti interventi di finanza pubblica che si sono succeduti negli anni, hanno seriamente compromesso la possibilità dei Comuni stessi di erogare servizi qualitativamente adeguati alle richieste dei cittadini.
In Toscana, molte realtà comunali, di dimensioni inferiori ai 5.000 abitanti, hanno intrapreso un percorso di fusione con un altro Comune confinante della stessa provincia. In otto casi tale processo ha già portato, dal 1°gennaio 2014 e dal 1° gennaio 2015, alla istituzione di nuovi Comuni. Sono i casi di: Figline e Incisa Valdarno (FI); di Fabbriche di Vergemoli (LU); di Castelfranco Piandiscò (AR), di Casciana Terme Lari (PI), di Crespina Lorenzana (PI), di Scarperia e San Piero (FI), di Pratovecchio e Stia (AR) e di Giuncugnano e Sillano (LU).
Al 1° gennaio 2017 sarà poi la volta, a Pistoia, di Abetone e Cutigliano che si estinguono per far nascere il Comune di Abetone Cutigliano e di San Marcello Pistoiese – Piteglio che a loro volta si estinguono per far nascere il Comune di San Marcello Piteglio.
Ma forse, alla stessa data del 1° gennaio 2017, anche Montalcino e San Giovanni d’Asso saranno un unico Comune. E’ appena di qualche giorno fa la notizia che i consigli comunali hanno detto sì al progetto di fusione. Adesso il presidente della Regione dovrà adottare il decreto di indizione del referendum perché saranno i cittadini, come vuole la Costituzione, ad avere l’ultima parola sulla proposta di fusione.
Certo è che il vino di Montalcino e il tartufo di San Giovanni d’Asso … si sposano davvero bene!

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