La signora sui 70, elegante con stile, esce brontolando da una agenzia di viaggi, zona tra Rimini e Riccione. Esterno giorno, orari di mare, scena vicino a una stazione ferroviaria. Mi incrocia lo sguardo e capisco che la signora è visibilmente scocciata. “Ma le pare?”
Cosa le è successo signora? Ho chiesto delle informazioni per trasporti e collegamenti qui attorno, mi avevano detto che qui c’era un ufficio informazioni e invece mi hanno detto, sorridendo, che è chiuso”. E infatti è chiuso, porta sigillata.
“Ho chiesto dove devo andare mi hanno risposto piazzale Fellini, saranno 5 chilometri. Oppure di andare in Google.”
La signora adesso passa dallo sguardo seccato a quello ironico e mi sentenzia: “Sa, al massimo, io più che su Google posso andare su una panchina”. Già, ma perché con la fame di lavoro che c’è non si fanno funzionare gli uffici informazione e trasporti turistici anche nelle periferie delle grandi capitali turistiche? Forse perché pensano che tutti hanno in tasca uno smartphone o in borsa un tablet e con due tocchi sappiamo smappare dove siamo e dove dobbiamo andare. E in quanto tempo e magari pure con chi.
E invece non è così, o non è così per tutti. Magari c’è pure una nonna sui 70, elegante con stile, esigendo una borsetta portata sul braccio destro come una regina, che non naviga in rete ma cerca una persona, vera, in carne ossa e possibilmente con neuroni, che dia risposte in lingua corrente a plausibili domande di viaggio e di curiosità locali. In fondo l’abbiamo fatto e avuto per decenni.
In questo mondo, tutto virtual digitale, cosa deve fare una nonna digiuna di rete? Chiamare il nipote e implorare di farsi navigare per conto terzi o farsi cinque chilometri tra autobus e camminata e arrivare all’ufficio informazioni centrale. Che modernità decadente.
In compenso, nelle stesse ore, accanto alla nonna brontolante si incrociavano stormi di ragazzi, giovani e meno giovani, deambulare con fare sospetto. Inquadravano con i loro smart o tablet angoli di mondo attorno. Pronti a scattare una foto? Macché! Al lavoro per fa partire un video? Macché. Semplicemente, pensate un po’, a caccia di Pokemon, mi ha spiegato uno di loro. “Ma come non lo sai è uscita l’applicazione beta, che mappa i Pokemon attorno a noi e ce li fa incontrare in spiaggia, sul pattino, al chiosco e dietro la panchina.
Da tempo, mi spiegano, la generazione videosmartplayer aspettava questa applicazione a base di realtà aumentata, e anche quelli che non hanno mai conosciuto prima d’ora i Pokemon adesso lì cercano e ci giocano. Mi sembra di stare in un altro mondo.
Dovrei pensare che sono in un altro mondo loro, ma mi sembrano, almeno qui, la maggioranza. Funziona così: quando c’è un Pokemon nei paraggi è lo stesso smartphone a darci una vibrazione tipo avviso. E parte la caccia.
Sblocco, inquadratura e da lì a qualche secondo apparirà il piccolo mostro nella nostra realtà abituale. Insomma illusioni tipo maps incastrate nel nostro vivere quotidiano. Fanno tenerezza questi cacciatori di Pokemon che hanno occhi solo per i loro schermi quando dovrebbero magari stare attenti a qualcos’altro. O guardare più in là.
Ma fa ancor più tenerezza la nonna dei viaggi che a settanta anni si trova intrappolata in snodi digitali per lei ovviamente inestricabili. Forza nipoti, aiutate le nonne a trovare la strada, quella vera. Tra un Pokemon e l’altro.

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