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Cisgiordania: l’ultimo tabù

Un altro tabù della politica estera americana è stato infranto: l’amministrazione guidata da Donald Trump ha annunciato che estenderà i servizi consolari dell’Ambasciata di Gerusalemme – la cui apertura già all’epoca provocò non poche polemiche – ad alcuni insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata. Nello specifico, la diplomazia americana aprirà una sede a Efrat, un insediamento ebraico in rapida crescita, per offrire ai cittadini americani assistenza per i loro passaporti. E prevede di fare lo stesso a Beitar Illit, un insediamento ultraortodosso, nei prossimi mesi. Uffici consolari temporanei di un giorno, ricorda oggi il New York Times, sono già stati operativi in ​​città palestinesi in Cisgiordania come Ramallah e Taybeh. Altri sono previsti anche nelle città israeliane di Haifa, Beit Shemesh e Netanya.

di Alessia De Luca | 27 Febbraio 2026

Un altro tabù della politica estera americana è stato infranto: l’amministrazione guidata da Donald Trump ha annunciato che estenderà i servizi consolari dell’Ambasciata di Gerusalemme – la cui apertura già all’epoca provocò non poche polemiche – ad alcuni insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata. Nello specifico, la diplomazia americana aprirà una sede a Efrat, un insediamento ebraico in rapida crescita, per offrire ai cittadini americani assistenza per i loro passaporti. E prevede di fare lo stesso a Beitar Illit, un insediamento ultraortodosso, nei prossimi mesi. Uffici consolari temporanei di un giorno, ricorda oggi il New York Times, sono già stati operativi in ​​città palestinesi in Cisgiordania come Ramallah e Taybeh. Altri sono previsti anche nelle città israeliane di Haifa, Beit Shemesh e Netanya. Ma l’iniziativa a Efrat e Beitar Illit rappresenterebbe in assoluto la prima volta che i servizi consolari dell’ambasciata Usa vengono forniti in insediamenti israeliani considerati illegali dal diritto e dalla Comunità internazionale, che li vede come uno dei principali ostacoli per la creazione di uno Stato palestinese e per una soluzione del conflitto. Un portavoce dell’Ambasciata ha insistito sul fatto che la misura “non rappresenta un cambiamento nella politica degli Stati Uniti nella regione”. Tuttavia, è un nuovo segnale di come l’amministrazione Trump stia legittimando sempre di più le colonie, nonostante il presidente Usa abbia detto in più occasioni di essere contrario a un’annessione della Cisgiordania da parte di Israele.

Una legittimazione di fatto?

Secondo Michael Sfard, esperto di diritto internazionale dei diritti umani, non può esserci alcun dubbio: l’offerta di servizi consolari ai residenti di Efrat costituisce un inequivocabile marchio di approvazione delle colonie israeliane. Non vi sarebbe, a suo giudizio, alcuna giustificazione pratica per questa iniziativa: Efrat, una comunità dormitorio molto piccola di circa 13mila residenti, si trova infatti a sole 13 miglia, circa 20 chilometri, a sud di Gerusalemme e riceve già tutti i servizi dalla città: “Se vogliono vedere un film – spiega – vanno a Gerusalemme”. Questa decisione, pertanto, non può essere interpretata in altro modo se non come una dichiarazione di legittimazione politica degli insediamenti”, osserva Sfard. La decisione dell’ambasciata, peraltro, segue l’approvazione, questo mese, di nuove misure da parte del governo israeliano, che rendono più facile per i coloni impadronirsi di terre palestinesi in Cisgiordania secondo quella che i palestinesi hanno definito una “annessione di fatto”.

Record di violenze e sfollamenti?

Nonostante l’inquilino della Casa Bianca abbia più volte ribadito che non consentirà a Israele di annettere la Cisgiordania, sul terreno gli insediamenti si stanno espandendo a livelli record mentre si moltiplicano le violenze dei coloni contro i palestinesi spesso con la complicità delle forze armate israeliane. La scorsa settimana, durante un raid in una fattoria privata nel villaggio di Mukhmas, nella Cisgiordania centrale, circa 30 coloni armati e mascherati sono entrati sparando e rubando ai proprietari centinaia di capi di bestiame. Sulla scena erano presenti anche soldati delle Forze di difesa israeliane (IDF), che non sarebbero intervenuti. Secondo il Times of Israel nell’attacco “il diciannovenne Nasrallah Abu Siam è stato colpito e picchiato selvaggiamente dai coloni con dei manganelli mentre era privo di sensi. È deceduto in ospedale il giorno successivo per le ferite riportate”. Abu Siam è tra gli almeno undici cittadini palestinesi-americani uccisi dal 2022 in episodi che coinvolgono coloni o soldati israeliani. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti non ha aperto un’indagine sulla sua morte e nessuno in Israele è stato incriminato per l’episodio. D’altronde, fa notare Ha’aretz “durante la guerra a Gaza, ogni residuo di separazione tra esercito e coloni si è dissolto, la procura militare ha sempre più ignorato e omesso di perseguire i soldati per il loro coinvolgimento in crimini, e la polizia ha permesso che la violenza contro i palestinesi si intensificasse a un ritmo senza precedenti”.

L’annessione è già in corso?

Ma perché gli Stati Uniti non muoverebbero alcuna leva nei confronti dell’alleato mediorientale? Trump ha ripetutamente dichiarato di essere contrario all’annessione israeliana della Cisgiordania. È in questo contesto che prende corpo lo scenario di quella che Ha’aaretz definisce una “tempesta perfetta” causata dalla guerra a Gaza, dal governo di estrema destra in Israele e dalla presidenza di Trump. Secondo il quotidiano progressista, l’annessione della Cisgiordania si starebbe realizzando passo dopo passo in quasi tutti i sensi, tranne quello ufficiale. Ciò darebbe al presidente americano e al premier israeliano Benjamin Netanyahu “il margine per negare, e serve ai coloni e ai loro rappresentanti nel governo per negare di stare infrangendo ogni norma di diritto internazionale”. Nei fatti il territorio occupato sarebbe stato “sacrificato” sull’altare di un accordo per procedere con la realizzazione dei progetti sulla Striscia di Gaza. “I colloqui con i diplomatici stranieri suggeriscono che molti riconoscono i passi concreti di Israele per sfollare i palestinesi e annettere le loro terre – scrive su Ha’aretz Hagar Shezaf – Ma poiché la loro priorità principale è quella di far sì che Netanyahu prosegua con il piano di Trump per Gaza, sono meno propensi a insistere sulla questione della Cisgiordania”. Visto da questa angolazione, il quadro appare più chiaro. Pensare che l’annessione della Cisgiordania passi attraverso una solenne dichiarazione ufficiale sarebbe illusorio. Ma attraverso decisioni amministrative, ritocchi normativi e trasformazioni sul terreno è un processo già in corso e alla luce del sole.

Il commento

Di Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor

“L’ambasciata americana ha deciso di allargare i suoi servizi consolari ad alcune città israeliane. Tra queste, Efrat e Beitar Illit, colonie ebraiche illegali nei territori palestinesi occupati. Il riconoscimento Usa di questa occupazione, contraria al diritto internazionale, è più che implicito. Proprio quando il governo israeliano sempre più estremista, estende il processo di annessione prendendosi quotidianamente gioco della comunità internazionale. E teoricamente anche del Board of peace, l’interpretazione virtuale di un Medio Oriente che non esiste. Ma non è solo colpa di Donald Trump se Israele continua a fare ciò che gli pare. I regni ed emirati del Golfo, alla cui ricchezza Trump tiene molto, non hanno mai alzato seriamente la voce in difesa dei diritti palestinesi. Ancor meno la UE e quei paesi europei che hanno riconosciuto lo Stato palestinese senza aver mai mosso un dito perché un giorno possa davvero nascere”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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