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Cisgiordania, annessione silenziosa

Secondo un copione già seguito in passato, Israele ha annunciato nuove misure unilaterali che rafforzano notevolmente il suo controllo sulla Cisgiordania. La decisione, il cui testo non è stato pubblicato ma di cui si trovano ampie ricostruzioni sulla stampa locale e internazionale, facilita l’acquisizione di terre palestinesi da parte di coloni israeliani, attraverso l’abrogazione diun divieto decennale sulla vendita diretta di terreni della Cisgiordania, e attraverso la declassificazione dei registri catastali locali. Entrambe le novità introdotte sono state denunciate da chi lamenta come, rendendo pubbliche le identità dei proprietari palestinesi, d‘ora in poi coloni e società immobiliari potranno prendere di mira individui specifici esercitando pressioni per forzarli a vendere i propri terreni. Fino ad ora, i coloni potevano acquistare case solo da società registrate su terreni controllati dal governo israeliano.

di Alessia De Luca | 11 Febbraio 2026
A Palestinian cleans a burned window in a mosque following an attack that local Palestinians said was carried out by Israeli settlers, in the village of Deir Istiya near Salfit in the Israeli-occupied West Bank November 14, 2025.

Secondo un copione già seguito in passato, Israele ha annunciato nuove misure unilaterali che rafforzano notevolmente il suo controllo sulla Cisgiordania. La decisione, il cui testo non è stato pubblicato ma di cui si trovano ampie ricostruzioni sulla stampa locale e internazionale, facilita l’acquisizione di terre palestinesi da parte di coloni israeliani, attraverso l’abrogazione diun divieto decennale sulla vendita diretta di terreni della Cisgiordania, e attraverso la declassificazione dei registri catastali locali. Entrambe le novità introdotte sono state denunciate da chi lamenta come, rendendo pubbliche le identità dei proprietari palestinesi, d‘ora in poi coloni e società immobiliari potranno prendere di mira individui specifici esercitando pressioni per forzarli a vendere i propri terreni. Fino ad ora, i coloni potevano acquistare case solo da società registrate su terreni controllati dal governo israeliano. L’iniziativa, inoltre, autorizza le forze israeliane (Idf) a condurre operazioni di controllo e demolizioni nelle zone A e B della Cisgiordania che, in base agli accordi di Oslo, dovrebbero essere sotto il controllo civile e di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp). Le nuove misure sono state approvate domenica in una riunione a porte chiuse del gabinetto di sicurezza del primo ministro Benjamin Netanyahu. Le autorità israeliane non hanno precisato quando entreranno in vigore, tuttavia, secondo il quotidiano Ha’aretz, non necessitando di ulteriori approvazioni potrebbero diventare operative in qualunque momento.

Un’annessione di fatto?

A differenza di quelli messi in atto in passato, quello attuale pare un tentativo dichiarato di estendere il controllo israeliano sull’intera Cisgiordania in termini di legislativi, pianificatori e di sicurezza. Tra le misure introdotte dal governo israeliano c’è la cancellazione del requisito di un “permesso di transazione” per completare qualsiasi acquisto immobiliare, riducendo di fatto la supervisione volta a prevenire frodi e abusi, un fenomeno comune nella compravendita di proprietà che i palestinesi non vogliono vendere. Richiedere un permesso consentiva inoltre al Ministero della Difesa di rifiutare l’acquisto di proprietà in aree sensibili. A preoccupare gli osservatori internazionali è anche l’apertura alla consultazione pubblica dei registri catastali, un obiettivo di lunga data del movimento per gli insediamenti. Finora, tali registri erano sigillati, rendendo difficile per i potenziali acquirenti rintracciare i proprietari e forzarli a vendere. Le nuove misure inoltre, pongono di fatto sotto il controllo israeliano anche zone delle aree A e B, pari a circa il 40% della Cisgiordania, il cui controllo amministrativo in base agli accordi di Oslo spetta all’Autorità Nazionale palestinese. Le modifiche porranno anche quelle aree sotto il controllo delle Idf – con il potere di demolire le strutture palestinesi esistenti, compresi siti archeologici e culturali, in violazione delle norme ambientali e delle risorse idriche. L’Ong israeliana Peace Now ha affermato che la decisione rischia di provocare il collasso dell’Autorità Nazionale Palestinese e comporta l’imposizione di “un’annessione di fatto”, accusando l’esecutivo israeliano di “aver infranto ogni possibile ostacolo contro un massiccio furto di terre palestinesi in Cisgiordania”.

Da occupazione ad annessione?

La decisione del governo israeliano – denunciata e condannata da diversi paesi arabi, dal Regno Unito e dalle Nazioni Unite – ha avuto conseguenze pratiche immediate. Nelle ore successive all’annuncio è stata registrata un’impennata delle violenze, già a livelli record da mesi. Tuttavia, i promotori della legge – i ministri Bezalel Smotrich e Israel Katz – l’hanno presentata come “un passo verso la trasparenza e il riscatto delle terre”. Il ministero degli Esteri israeliano ha poi affermato di aver corretto una “distorsione razzista” che “discriminava ebrei, americani, europei e chiunque non fosse arabo per quanto riguarda gli acquisti immobiliari in Giudea e Samaria”. Smotrich e Katz, osserva il New York Times, “hanno definito ‘ostacoli legali’ quelli che, nei fatti, sono gli accordi di Oslo del ‘93 e che – con il nuovo pacchetto di misure – vengono essenzialmente cancellati”. Al termine della seduta di gabinetto a porte chiuse con cui domenica è stata approvata la decisione, Smotrich ha commentato: “Stiamo radicando le nostre radici in ogni parte della Terra di Israele e seppellendo l’idea di uno Stato palestinese”. Con le elezioni generali previste al più tardi per il 27 ottobre, il leader del partito Sionismo religioso sembra voler sfruttare quelli che potrebbero essere i suoi ultimi mesi in carica per far sigillare il controllo israeliano sull’intera Cisgiordania.

Regole da rispettare?

La nuova misura è stata approvata e annunciata tre giorni prima dell’incontro tra Netanyahu e Donald Trump a Washington. Ciononostante, funzionari della Casa Bianca hanno ribadito l’opposizione del presidente americano all’annessione israeliana della Cisgiordania. “Una Cisgiordania stabile mantiene Israele sicuro ed è in linea con l’obiettivo di questa amministrazione di raggiungere la pace nella regione”, ha affermato un funzionario citato dal sito di notizie Axios. Ma nonostante le dichiarazioni di Trump dello scorso anno, gli insediamenti in Cisgiordania si sono espansi al ritmo più rapido da quando è iniziato il monitoraggio. Inoltre, per le Nazioni Unite le decisioni del gabinetto di sicurezza costituiscono una chiara violazione degli accordi di Oslo e del diritto internazionale, secondo cui una potenza occupante non può modificare le leggi vigenti se non per motivi di sicurezza o a beneficio della popolazione locale. Il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha invitato Israele a “revocare immediatamente le misure” ribadendo che tutti gli insediamenti della Cisgiordania occupata “non hanno alcuna validità legale e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale” comprese le risoluzioni delle Nazioni Unite. Senza contare Gerusalemme Est, circa tre milioni di palestinesi vivono in Cisgiordania, insieme a più di 700mila israeliani che vivono in insediamenti illegali in base al diritto internazionale.

Il commento

di Sara Isabella Leykin, ISPI MENA Centre

“Le decisioni adottate domenica dal Gabinetto di Sicurezza israeliano rappresentano l’ultimo passaggio di un trend avviato ben prima dell’attuale legislatura, ma che negli ultimi anni ha conosciuto una significativa accelerazione. Esse incidono su alcuni degli aspetti più sensibili e simbolici della questione israelo-palestinese: dalla compravendita di terre ai luoghi di culto, come la Tomba dei Patriarchi, fino alle città sante, come Hebron/Al-Khalil. Il tempismo di queste misure appare tutt’altro che casuale, arrivando a pochi giorni dal viaggio di Netanyahu a Washington per incontrare Trump, che ha già espresso contrarietà a iniziative di questo tipo. Non è neppure casuale che questa accelerazione avvenga a pochi mesi dalle elezioni di ottobre, in un contesto in cui aumentano i dubbi sulla tenuta dell’attuale coalizione e sulla possibilità di portare avanti simili iniziative nel prossimo futuro”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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