Il cibo biologico è sempre
più in espansione. E’ di oggi un’indagine Ismea che conferma questo trend (1).
Ed è innegabile che alimentarsi con prodotti bio sia più sano rispetto ai
tradizionali prodotti non-bio, per gli individui come per l’ambiente…
ovviamente facendoci la tara per quanto riguarda uso e abuso di certe etichettature
e coltivazioni e produzioni che non è detto che sempre rispettino le
prerogative per potersi forgiare di questo marchio, ma sono i pericoli di un
grande mercato, sempre maggiore, che un consumatore deve prendere in
considerazione e sapersi districare in termini di scelte qualitative, gustative
e sanitarie (2).
Nel contesto in cui, grande distribuzione
inclusa ci poniamo una domanda:
torna che ciò che viene prodotto e non fa male
(o fa meno male) ad ambiente e salute debba costare di più e, di conseguenza, è
più conseguenziale che sia acquistato da consumatori più ricchi? Qualcosa non
torna. E’ logico che siano i più ricchi a stare meglio in salute e ad essere i
principali attori del “recupero” ambientale a seguito di una civilizzazione che
ha molto distrutto? Inoltre: sono i ricchi ad essere la maggior parte dei
consumatori? No, ovviamente. Ancora: può questa minoranza (i ricchi) che trae
benefici per la propria salute e dà benefici all’ambiente essere determinante
per il bene comune sanitario e ambientale? No, ovviamente. E sempre ancora:
alla comunità (tutta) costa meno che tutti stiano bene in salute e che sempre
questi tutti contribuiscano all’equilibrio ambientale, oppure che ciò sia
appannaggio di una minoranza (i ricchi)? No, ovviamente non costa meno se ciò
riguarda solo una minoranza.
Infine aggiungiamo il fatto che se c’è una
logica che un prodotto di nicchia abbia un costo maggiore rispetto a quello di
massa, stante che i prodotti bio sono sempre meno di nicchia, perché i suoi
costi non calano, o calano troppo poco?
Crediamo che occorra che a queste evidenze e
logicità i legislatori e i governi diano il loro contributo. In attesa che le
filiere dei cibi “sani” siano in grado di costare meno di quelle dei cibi
“non-sani”, non si può stare alla finestra e disciplinare solo il traffico sul
fiume del business che scorre sotto le proprie finestre. C’è un’emergenza e
bisogna incentivare certe produzioni rispetto ad altre, altrimenti, siccome i
costi attuali del mercato non sono in grado di supportare ciò che fa bene
rispetto a ciò che fa meno bene, le produzioni e il mercato bio saranno solo un
business per chi “ha colto l’attimo”.
Bene che si realizzino e si propongano nuovi
business alimentari (basati anche sulle mode…), ma sarebbe più che opportuno che
legislatori e governanti ne tressero ispirazioni per il bene comune. Sono, alla
bisogna, sufficienti le politiche e gli investimenti dello Stato per
agricoltura e industria e commercio? La parola, e le decisioni, a chi di
dovere. Noi, consumatori e osservatori, abbiamo posto il problema.
Qui un nostro recente articolo su un caso
recente della Nestlé: https://www.aduc.it/articolo/mangiare+sano+nel+rispetto+dell+ambiente+se+costa_29816.php
1 – https://www.aduc.it/notizia/biologico+vendite+continuo+aumento_136177.php
2 – Qui una scheda pratica di Aduc sulla
etichettatura bio, regole e riconoscimento: https://sosonline.aduc.it/scheda/prodotti+biologici+regole+riconoscimento_18460.php
Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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