Scopriamo con stupore, non esente da sgomento, l’esistenza del SIR, ovvero Servizio di Informazione Religiosa che, a quanto pare, svolge la sua attività per conto dei settimanali cattolici della Conferenza episcopale italiana. Detto così sembra una via di mezzo fra un’Agenzia e James Bond versione ortodossa, ma quello che è interessante è la natura delle dichiarazioni diffuse da questo SIR, che ci sembra svolgere un’attività di mistificazione, piuttosto che di informazione. Tanto per cambiare, l’argomento in discussione sono i PACS, che il sedicente Servizio liquida in base ad un’affermazione lapidaria: non si capisce perché si perda tempo a parlarne, dato che non rappresentano in alcun modo una priorità nell’ordinamento sociale. E certo, dipende sempre da quale punto di vista si guardano le cose – per esempio, se si prende per vera l’affermazione “beati gli ultimi perché saranno i primi”, che ai signori del SIR dovrebbe quantomeno suonare familiare, allora si può anche pensare che sia giunta l’ora di riconoscere basilari diritti civili anche a coloro che finora non ne hanno goduto perché “diversi”, e dunque ultimi, nella scala sociale. Ma c’è di meglio: il SIR, affermando di parlare in nome di “una sana laicità”, che sarebbe come dire che Bertinotti parla in nome di un sano liberalismo, se ne esce con una stupefacente teoria, non facile da seguire ma indubbiamente accattivante, se si è inclini a subire il fascino del nonsense. Dunque: non è affatto indispensabile per l’Italia adeguarsi alle normative vigenti in altri paesi europei (a proposito, solo la Turchia e la Grecia sono più indietro di noi…) e riconoscere i PACS, bisogna piuttosto guardare all’esempio degli Stati Uniti, paese variegato dove ogni stato ha una legislazione diversa, “tanto che molti prevedono la pena di morte”, in omaggio al principio della diversità, elemento fondamentale che l’Europa deve fare proprio per difendere la propria identità. Ora, qualche passaggio ci sfugge. Intanto, se la diversità contempla la pena di morte, più che un principio ci può sembrare semmai una negazione, ma se la condizione omosessuale è, per definizione stessa del SIR, un elemento di “diversità”, allora come mai non deve essere tutelata a difesa dell’identità di chi tale condizione vive?! Perché o si fa il gioco delle tre carte, e ci si sfida in una gara all’ultimo sofisma, oppure si accetta di seguire percorsi razionali, lineari e, soprattutto, possibilmente coerenti. Invece qui si continua a “spacchettare” sulla pelle degli altri in nome di principi la cui umanità ci sfugge, lo ammettiamo, completamente. La sana laicità, cui tanto lodevolmente si appella il SIR, comporta il riconoscimento della diversità, non certo la sua emarginazione; il che non significa immaginare un mondo completamente omosessuale, come tutti paventano e non se ne capisce il perché, neanche fossimo a rischio di un contagio pestilenziale. La diversità è intorno a noi, fa parte di noi, perché ognuno di noi, per fortuna, è portatore sano della propria diversità che non somiglia a quella di qualcun altro. A noi questa constatazione non spaventa, così come non ci fa neanche sentire migliori o peggiori di altri. L’unica cosa che veramente ci inquieta è la malafede – e di quella, purtroppo, ce n’è in giro a bizzeffe. Per questo, coltiviamo il SIM: Servizio Informazioni Malafede. Non abbiamo ancora perso la speranza che, un giorno, il sano buonsenso che costituisce la bussola della vera umanità, si liberi di un colpo di tutte le zavorre che impediscono alle persone di vivere senza dover chiedere scusa a nessuno della loro diversità.
Chiara Boriosi

Il fatto è che ,se fosse per lorsignori,staremmo ancorra sulla Terra ben ferma,col sole e le stelle a girarle intorno.
Il fatto è che pretendono di interpretare e decidere,a modo loro, la parola di Dio.
Il fatto è che,secondo loro,dobbiamo soffrire,per scontare il peccato originale.
Tutti dobbiamo soffrire,in virtù delle loro teorie di parte.
Anche chi,come me,pensa che Eva non fece alcun male a mangiare la mela.
A volte non riesco a cogliere certe “finezze”, non riesco proprio a capire dove finisca il problema etico e dove comincia la strafottenza umana nel ritenersi portatori della volontà divina.
Tutti, clero compreso, affermano con forza, no all’accanimento terapeutico, si alle cure paliative, quelle che alleviano il dolore.
Qualsiasi medico ha bisogno di un consenso esplicito da parte del paziente per somministrare qualunque terapia, specie se invasiva. Ne consegue che in qualunque momento il paziente può ritirare il consenso a proseguire la terapia. Se un paziente, dopo essere stato trattato per anni, decidesse che la terapia non è più accettabile, il medico ha il dovere professionale e morale di sospenderla.
Nel caso che la sospensione provochi sofferenze al paziente, ha oltresì il dovere di proporre e se accettate, somministrare cure paliative per rendere il meno precaria possibile la sopravvivenza .
In queste poche righe, fra l’altro suffragate dalla Costituzione Italiana, è racchiusa la soluzione e la risposta a tutti i distinguo emersi dalle discussioni, a volte sterili, a volte faziose sul caso Welby e non solo.
Chi non la vede non la vuol vedere perché in malafede e/o ottuso.
Da un lato si vuole impedire la ricerca scientifica sulle cellule staminali e sugli embrioni congelati,da buttar via.
Dall’altro si vuole continuare a veder soffrire chi è colpito da terribili malattie,che senza ricerca è impssibile sconfiggere.
Si sostiene che la vita è un dono di Dio.
Ma,mi chiedo,Dio consentirebbe la vita in condizioni tanto estreme,senza l’ausilio di vari,complessi,innaturali macchinari?
Se sì,allora tutto ciò non serve.Si lasci decidere Dio,e ,sopratutto,chi soffre,da anni,giorno dopo giorno.
E’ vero che il Vaticano non fà parte dell’Europa.Dobbiamo,quindi,tirarne fuori anche l’Italia?
Ieri sera, a Porta a Porta, sono stato “illuminato sulla via di Damasco”. Due democristiani doc, come il prode Giovanardi e la combattiva Rosy Bindi, con la Moroni, Cappato e medici addetti ai lavori, discutevano sul caso Wembly. Quello che è emerso ,palesemente, dalla discussione, è che la Bindi non è contraria pregiudizialmente a staccare il respiratore ma è fermamente contraria a staccare la spina …(sic) quindi il problema non sta nei fatti ma nelle parole, anche perché essa aggiunge candidamente “ quello che conta, non è ciò che si vuol fare per questo paziente ma quello che sta dietro, dentro il discorso di Cappato , partire da qui per arrivare all’autanasia. Questo ragionamento è esemplare per capire tutti i ragionamenti etici concepiti da queste persone. Non ti concedo diritti cui non ho argomentazioni per negare in concreto, perché da qui si potrebbe partire per chiedere diritti molto più impegnativi e controversi. Questo è il ragionamento di chi non ha la capacità di “tenere” su argomenti squisitamente etici e quindi utilizza altri mezzi per esorcizzarli. Il prode giovanardi si è spinto ad affermare che non è vero che se un parente dovesse staccare il respiratore, verrebbe perseguito e condannato per il suo gesto , dimenticando che è proprio di pochi giorni fa la grazia del Presidente Della Repubblica, Napolitano, per un padre, condannato a quindici anni, per aver avuto pietà del figlio. Tutto questo, a qualcuno, potrebbe sembrare fuori tema, ma invece, esemplare per capire con chi abbiamo a che fare. E io che pensavo che fosse una questione squisitamente di rispetto per la vita.
Ps. Ringrazio tutti voi per gli auguri, sono commosso; A mia volta , visto le prossime ricorrenze, auguro a tutti voi un avvenire di felicità , salute e soddisfazioni.
Bravo Gabriele!! E’una gioia leggere il tuo commento, ci restituisce fiducia nelle persone. Di certo, gli italiani sono molto migliori di chi li governa..e i lettori di pensalibero confermano questa certezza.
Socialista praticamente lo nacqui,favorito dall’ambiente familiare.Nel 1968,a sedici anni,aderrii al PSI-PSDI Unificati.
Dopo circa venti anni,fui anche radicale.
Convinto dall’inconsapevole,ottimo Franchini.
A furia di,intansigentemente,strappare i volantini che egli affiggeva alla bacheca dalla federazione napoletana del PSI,finii col leggerli.Mi convinsi.
La mia prima battaglia civile,intesissimamente vissuta e combattuta,in ancor giovine età, fù per il divorzio.Seguì quella per l’aborto…..
Sono,civilmente,sposato da ventisei anni.Non ho mai visto,non vedo tuttora all’orizzonte,motivi valevoli per divorziare.
Mia moglie non ha mai avuto la necessità di ricorrere all’aborto.Per fortuna,perchè l’aborto è sempre un trauma.Sopratutto per la donna,ma anche per chi vive insieme a lei.
Ho due splendidi figli,sono eterosessuale.
Non mi sento nè migliore,nè peggiore di un gay,nè di un trans.
Mia moglie ed io,ancora per fortuna,non abbiamo avuto bisogno della fecondazione artificiale,nè di quella in vitro.Mi sarei,comunque,opposto.Avrei preferito adottare un bimbo.
Tuttavia,difendo,con tutto me stesso,il diritto alla fecondazione assistita ,artificiale,in vitro.
Sono anche arciconvinto che i Pacs siano un elementare diritto civile.
Lo stesso penso dell’eutanasia,l’unica di cui,temo,potrei necessitare.
Sono sempre stato,resto,in linea con l’Europa.
In definitiva,sono assolutamente ,banalmente “normale”.
Troppo normale,tanto normale,così normale,da sentirmi “diverso”.
E’ così difficile accettare la diversità?
Cari auguri a malabrocca,diverso come me,diverso da me.
Caro Malabrocca, la tua felice diversità si traduce in rispetto per quelle altrui, ed è il migliore augurio che si possa fare per il 2007. Grazie per averlo espresso sotto questo articolo, e permetti anche a me di rallegrarmi per il tuo prossimo anniversario di matrimonio. Evviva, di cuore.
Sull’argomento in questione, i PACS, è bene evidenziare senza paura di essere ripetitivi (per i sordi che non vogliono sentire, clericali e non) che altro non sono che un riconoscimento di diritti.
Ma in Italia sono proprio i diritti a non essere riconosciuti.
Sul punto resto dell’idea che lancio all’ottima Chiara Boriosi di indirre un referendum per sottrarre la questione ai parlamentari “cattolici” e comunque recalcitranti del centrosinistra.
Tale sottrazione sarebbe un bel regalo al centrosinistra, ma anche al Popolo italiano.
Anche sul divorzio e sull’aborto ci fu un passaggio referendario che ben ricordiamo tutti.
Gino Di Maro
P.S.: Auguri di cuore a malabrocca o malabocca (veramente una mala bocca!) per l’anniversario di matrimonio.
per malabrocca.
Grazie per l’ “evviva”.
Appresa la ricorrenza, posso esprimere i miei auguri per una lunga vita serena?
L’auspicio è che gli anni continuino a scorrervi, insieme. Ma, ne sono certo.
Felicitazioni,
franchini
Ebbene si, lo confesso, sono un diverso.Sono considerato un diverso perché dichiaratamente socialista, sono un diverso perché dichiaratamente di sinistra,sono un diverso perché non ragiono per dogmi ma esprimo il libero pensiero, sono un diverso perché non pretendo che altri vengano omologati sulle mie idee, sono un diverso perché penso che il matrimonio non sia un obbligo ma una libera scelta, sono un diverso perché penso che ognuno ha in diritto di scegliere il tipo di convivenza che più gli è congeniale, sono un diverso perché penso che ognuno è libero di sbagliare,sono un diverso perché il 7-1-2007 festeggio i 40 anni di matrimonio,in un modo in cui si sta assieme 2/3 anni al massimo, quindi, sono un diverso perché mi prendo le mie responsabilità.Da diverso vi dico evviva i diversi, se tutti fossero come Buttiglione, vi immaginate che mondo sarebbe ? I diversi hanno gli stessi diritti degli omologati, non si capisce perché si dovrebbe negarli.
Buon Natale a chi ci crede e a chi non ci crede, perchè non si senta diverso.
I PACS non equiparano, tutelano: sono nient’altro che un riconoscimento di diritti. In questo, caro Puccio, ne converrai, è giusto essere tutti uguali. E mi piacerebbe sapere chi stabilisce cosa è “normale” e cosa no, con quale diritto lo faccia e secondo quali parametri. Proprio perchè la realtà è una pluralità di diversità, come si può pretendere di imposse simili etichette a chicchessia?!
Non si tratta di imporre per norma alcuna parificazione.Nessuno vuole essere parificato ed omologato.
Semplicemente si tratta di riconoscere la diversità,il diritto di peccare senza commettere reato.
Tale Buttiglione non riuscì a comprenderlo….fù cacciato via dall’Europa,per fortuna.
“perché ognuno di noi, per fortuna, è portatore sano della propria diversità che non somiglia a quella di qualcun altro” :è tanto vero ,che non capisco gli sforzi per adeguare per forza qualcuno a qualcun altro. Non capisco neppure l’uso del plurale majestatis ,parlando in prima persona ,solo per dare ad intendere di essere più di uno…pur sapendo di non somigliare a nessun altro!Posso ricordare che “il sano buonsenso” é sempre stato quello che ha diversificato-da che mondo é mondo -il normale dal diverso ? Per questo non mi pare che la parificazione stia nelle cose.Però –é vero –può essere imposta.Magari con norma . Forse non a caso la vita ,da sempre,é considerata bella perchè é varia. E se nessuno parla di contagio pestilenziale ,si può considerare come il contagio dettato dalla moda e dall’emulazione é purtroppo realtà pericolosa ,proprio a tutela di quella varietà tanto apprezzata.Un’ultima considerazione : io ritengo che anche il portatore di contagio pestilenziale vada tutelato. Ma come portatore . Per corenza ,e non per fare il gioco delle tre carte( che consiste nel dare ad intendere una realtà per un’altra). Perché ognuno di noi, per fortuna, è portatore sano della propria diversità che non somiglia a quella di qualcun altro
Cara Chiara,
scrivo solo per apprezzamento e manifesta adesione al contenuto del tuo scritto.
Posso solo, in punta dei piedi, evidenziare o, più ancora, ricordarmi e ricordare che sussistono diversità atroci. Insanabili. Disconosciute. Che non avranno mai leggi di tutela. Quelle delle donne e uomini chiusi nel silenzio.
Il pensiero è la più truce delle prigioni.
Sempre con stima,
franchini