
di Lorenzo Lamperti*
A Chongqing, dove lo Yangtze incontra il Jialing, una struttura lunga circa 300 metri collega quattro torri a 250 metri d’altezza. È il Crystal di Raffles City, una delle architetture più riconoscibili della metropoli che negli ultimi anni è diventata virale nei racconti di viaggio sui social. Una delle immagini di quella scenografia cyberpunk che ha reso celebre Chongqing anche in occidente.
Nel gennaio 2012, quando il complesso esisteva solo sulla carta, il sindaco di Chongqing partecipa alla firma dell’accordo con gli investitori di Singapore e celebra il valore record della concessione del terreno. Qualche mese dopo, è presente all’avvio dei lavori. D’altronde, quel progetto era una dimostrazione della nuova forza economica della città di cui era alla guida. Le torri a vela, raccontano le autorità locali, sono un tassello della trasformazione dell’area dei due fiumi nel cuore economico cittadino. Un tempo riservati alle metropoli costiere, finalmente investimenti di quell’entità arrivavano anche all’interno.
Quel sindaco si chiamava Huang Qifan e oggi si trova sotto indagine. Una notizia per molti inattesa e che pone nel mirino una figura a lungo considerata quasi “inaffondabile”, proprio alla vigilia del V Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese, in agenda tra il 26 e il 29 ottobre.
Nei giorni scorsi, la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare e la Commissione nazionale di supervisione hanno annunciato il procedimento per “sospette gravi violazioni della disciplina e della legge”. La formula accompagna abitualmente le inchieste per corruzione, ma il comunicato non specifica condotte, somme, beneficiari o periodo dei presunti illeciti. Huang ha lasciato la carica di sindaco nel dicembre 2016 ed è andato in pensione nel 2018, dopo un incarico nella commissione Finanze ed economia dell’Assemblea nazionale del popolo. Otto anni più tardi, la sua reputazione di sopravvissuto politico si è infranta.
Già, sopravvissuto. Tanto che lo chiamavano budaoweng, la bambola che oscilla ma torna sempre in piedi. Huang ha lavorato con sei diversi segretari del Partito a Chongqing, attraversando 15 anni di cambiamenti. È rimasto al suo posto dopo la rovinosa caduta di Bo Xilai, il “principe rosso” dalle ambizioni nazionali. Aveva poi collaborato con Sun Zhengcai, un altro dirigente destinato all’ergastolo. Eppure, lui resta sempre in piedi. I capi politici cadono, il tecnico dell’economia resiste. Finora.
Lorenzo Lamperti
*China Files

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