Questo melodramma indegno della politica, è già durato troppo a lungo.
Basta con il papeete i rosari le banche le tavole della legge presentate al Quirinale. E ci metto pure la Ruby
L’italia ha bisogno di un governo, non del giardino d’infanzia dove si gioca al biliardino e a calcetto.
“Noi non apriamo nè chiudiamo a nessuno, deciderà il Presidente Mattarella”, cinguetta seriosamente sorridente, come di consueto, il Gigino nazionale. Questa si che è una reale assunzione di responsabilità.
Dall’ uno vale uno a uno vale l’altro. E i due forni attendono che i tavoli imbanditi di discussione si svuotino dopo l’abbuffata, per arrostire i resti, gli avanzi, senza un’idea che vale la pena di portare avanti. Senza un accordo reale, non un contratto scritto nel vento ma un tentativo, almeno, di una sorta di simbiosi che, data la situazione e le assolute differenze di base sui principi, riteniamo non potrà mai aver luogo.
Che brutta pagina politico/istituzionale, ma non è la prima e non sarà l’ultima.
Noi cittadini vogliamo un governo non un giardino d’infanzia dove si fanno, lì sì, naturalmente, le bizze e si battono i piedi. Il paese va in malora e questi fanno il gioco delle tre carte alternadolo a giri di poker in cui tutti barano . A turno. Ma anche in contemporanea.
Non hanno il minimo senso delle istituzioni, chi più chi meno, fanno gaffe spaventose degne del circolino dello sport del paesino. Con tutto il rispetto per i paesetti.
Disponibili a qualcunque inciucio, e qui è proprio il caso di dirlo, Incolti e opportunisti. Permettetemi di citare la frase di una politica, purtroppo donna, già candidata governatore regione Abruzzo e attualmente consigliere regionale. “Dopo Pertini Giuseppe Conte è il miglior presidente del consiglio che abbiamo avuto”.
Se lo avesse detta la sciura Cesira, un comune cittadino, sarebbe grave ma non seria. E non voglio entrare nel merito dell’approssimato paragone perché ognuno può avere le proprie opinioni. Nella fattispecie, immarcescibilmente inammissibile.
Opportunisti, cinici e infingardi. Oltre a falsi e ipocriti.
Già, questa è la politica, si dirà.
Ma proprio in un momento difficile immerso nella precarietà e nell’insicurezza, il Paese avrebbe bisogno di euilibrio politico, di un governo di largo respiro, un esecutivo composto da personaggi di altissimo livello, indipendentemente perfino dalla parte politica.
Non ne possiamo più di questi raccattati dalla piena.
Una visione politica certa, lungimirante, per quanto è possibile umanamente, dato che comunque i cambiamenti endogeni o esogeni ci saranno sempre, così com le eventuali emergenze. Ma noi abbiamo vissuto, negli ultimi anni in emergenza continua, con accordicchi salvapoltrona , provvedimenti succhia risorse e di corto respiro.
La situazione economico-finanziarie e alcune scelte indubbiamente sbagliate del passato ci presentano e ci scaraventano verso un futuro incerto, mentre le lobbies politiche burocratiche e affaristiche continuano a svendere pian pianino in modo criminale e premeditato il Paese.
E ci sovviene la favola della rana bollita.Troppo spesso ci adattiamo a situazioni spiacevoli per la paura del cambiamento: il principio della rana bollita ci spiega come superarla. Noam Chomsky, abbastanza tuttologo, narrava una storiella sciologico politica.
“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.
La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.
L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.”
Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.
Quando un cambiamento si effettua in maniera abbastanza lenta, sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.
Ecco, ora rischiamo davvero di crepare bolliti. Perchè abbiamo atteso troppo per la ribellione. Eh , poverini, perché son giovani e devono imparare. Imparare?! ma chi arriva nelle alte sfere deve insegnare indicare scegliere, altro che imparare!
Spin doctor, influencer, consulenti di immagine, equilibristi ed incantatori di serpenti, tattici. Ma gli strateghi in via di estinzione, se non già estinti, I poltitici veri, preparati conoscitori della Costituzione , di quei politici a tutto tondo che, un tempo, si chiamavano “cavalli di razza”, nemmeno l’ombra. E ci sovviene il famoso aforisma di De Gasperi “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione.”
Certo, hanno fatto errori anche grossolani questi professionisti della politica, forse non si sono resi conto che il mondo con l’incipit della globalizzazione ha cominciato a galoppare più velocemente del previsto.
Ma, davanti a questo desolante quadro, questo melodramma della politica, non possiamo rimanere pericolosamente irretiti tra repulsione e nostalgia. Ma non possiamo e non dobbiamo soccombere.
Occorre sincronizzare i tempi: quello della marcia longa e quello che rende necessarie nell’immediato fondamentali scelte per la democrazia e la difesa dei nostri più profondi valori antropologici. Evitando gli eccessi. L’attesa inattiva di tempi migliori e la partecipazione istintiva e irrazionale per salire su carri che non ci appartengono. E devono marciare insieme, a braccetto, i due tempi.
E’ tempo di unirsi e difendere valori e principi convergenti al centro. Senza rimpiangere la DC ma emulando quello che quel partitone, se pur con tanti difetti, ci ha dato di positivo. Una “DC” laica aperta a liberali repubblicani riformisti e a una destra liberale. In una sfida in autonomia o in collegamento con altre formazioni ma uniti in programmi solidi e solidali. Sempre pronti, comunque, alle metamorfosi esogene ineluttabili. Stando in equilibrio fra pragmatismo e profezia. Mantenendo però i principi, i fondamentali, come si usa dire oggi.
Dunque diretti verso la terza via. Magari con i Liberaldemocratici Italiani.
E’ giunta l’ora di proporla agli italiani, anche perché a gran voce richiesta. Quella dei moderati, delle persone sagge ed equilibrate, pregna di ideali e dignità politica, ma pragmatica, quella che pensa ad ogni singolo cittadino come se rappresentasse solo se stesso ma immerso nella collettività. Quella composta da persone per bene che si mettono in gioco per il bene comune.
Ora spetta al Presidente Mattarella calare il sipario su questo spettacolo pietoso, smascherando questa farsa. Ce la farà?
Carla Ceretelli

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