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Che estate (che) sarà

di Fabrizio Binacchi | 29 Aprile 2012

Anticipi  al negativo. In stagione di portafogli sgonfi e con l’attesa di tasse su tasse la famiglia media dice e si dice “per le ferie, vediamo come va”. più. Ma anche albergatori ed operatori turistici hanno colpe: negli anni delle vacche grasse non hanno innovato niente. E il mare non basta più. 

Enigma estate nell’era della crisi globale. Che estate sarà? O meglio “Che estate che sarà!” Gli anticipi sono tutti al negativo. Gli albergatori e gli operatori turistici si sono già messi a piangere, prima ancora dell’inizio della stagione, per le previsioni pessimistiche. Meno 10 per cento nelle versioni più rosee, meno 20-25 per cento negli orizzonti più cupi. Poi magari arriva il miracolo cinese o russo, ma intanto è depressione. E’ vero, in stagione di portafogli sgonfi e con l’attesa di tasse su tasse, la famiglia media dice e si dice “per le ferie, vediamo come va”. Da due settimane ,di ferie a una, dall’albergo a 5 stelle o quattro, andiamo nel due e tre stelle, “basta che sia decoroso e pulito” diceva la nonna in partenza per Pinarella. Certo ci sono meno soldi ma c’è anche  tanta responsabilità degli albergatori ed operatori, dei cosiddetti imprenditori del turismo, che hanno lasciato passare gli anni delle vacche grasse, delle frotte di turismo dall’est e dall’ovest, e dalla nuova Russia, senza immaginare che, prima o poi, il solo mare o il solo lusso o il solo nome non sarebbero bastati più. Diceva l’altro giorno Tonino Batani, che tra Milano Marittima e Rimini ha gli alberghi più prestigiosi della Riviera Romagnola: “Eh caro mio, il mare non basta più”. Caro Batani, è da anni che il mare non basta più, e non bastano più le formule del tutto incluso, magari tre giorni sugli ottovolanti di Mirabilandia e una aiuola più fiorita. Confessava una organizzatrice internazionale: qui la vera mirabilandia, l’epoca mirabolante, è scappata, è fuori, e non si può più fare affidamento nemmeno all’atmosfera degli aperitivi o alla musica soft dance del sottosera. E di là sul Tirreno non va tanto meglio: certo la clientela di Viareggio, Camaiore e Forte è più fidelizzata ma i portafogli, sono in parte gli stessi, per il turismo medio. Vedremo come andrà il ponte del Primo Maggio ma certo il cielo ha molte nubi. Sarà un fine settimana caldo e questo spingerà tutti a prendere un po’ di sole e un po’ di aria, ma con un pieno a 80 euro e la prospettiva di un maggio che ci   farà scadere un’ottantina di tasse e imposte e anticipi e prelievi, come diceva un vecchio collega “l’è dura”. Loro, gli operatori hanno innovato e cambiato veramente poco, non hanno fatto sforzi per rinnovamenti strutturali e di visione, sperando che la burrasca fosse passeggera e che tutto prima o poi tornasse come prima, ai tempi dei mitici primi anni Duemila. Intanto è cambiato il mondo. Si va in un posto perché ti porta il low cost, si va in vacanza perché ti porta un clic, con la spesa media di un albergo in riviera puoi fare tre città europee da tre giorni l’una o, adesso, persino le minicrociere invenzione (e in versione) post Giglio). Insomma è cambiato l’universo e i nostri padroncini di camere a mare ci stuzzicano con la piadina. Un po’ poco, un po’ superato. Certo l’orizzonte ci ha messo del suo: veniamo da una invernata di gelate economiche e finanziarie, ogni giorno siamo bombardati da rating abbassati, altalene di borse, titoli a perdere e rischi fallimenti, anche l’animo, diciamolo, non è certo ben disposto alla vacanza spensierata, magari più alla fuga dalla realtà, che però è sempre lì a mordere. Occasioni perdute, tempi scaduti.  Ma non ci si perda d’animo perché, come ci insegnano in Oriente, nella crisi ci sono due segni: il pericolo ma anche l’opportunità. E stavolta sarebbe davvero peccato mortale non  sfruttare la lezione. E’ vero, il mare non basta più, forse nemmeno la buona vecchia fantasia, qui, come altrove, occorre una nuova visione.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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