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Che ci fanno tutti questi giovani alla scuola di liberalismo?

di Giuseppe Mele | 5 Aprile 2015

Dall’avvio nel 1988 nel sottoscala di via della Magliana, gli studenti via via sono divenuti dirigenti di Sky, della Presidenza del Consiglio dei ministri, dell’Eni e del Fondo Monetario.

Antonio Martino e Nicola Porro, in pubblico, se fatto da intenditori creano un varietà di alto livello, tra sketch e sliding doors sul futuro del passato e sul passato del futuro. Ai due scappa da ridere. E’ un riso sano, gioioso e corroborante in una vita e politica che tristi fuggono tuttavia.

Rallentato dall’ennesima sigaretta e dai tanti saluti, Martino arriva a salvataggio del povero Porro rimasto solo ad inaugurare seriosamente la 100° edizione della scuola di liberalismo Einaudi. Il simpaticone di destra, new star Tv, stretto tra i monumenti viventi di Lupo, Morbelli e da Empoli senior. si affretta a lasciargli posto e parola. Parte un duetto di allegro deja vu.

Il ministro degli esteri Antonio che redarguisce il giovane assistente Nicola, sempre senza cravatta, a polsini sbottonati e con tanto di passaporto americano scaduto. (E difatti Porro, scravattato, esibisce un polsino sbottonato). I ricordi ministeriali: l’incredibile vittoria di Martino per l’entrata dell’Italia nel consiglio di sicurezza dopo frenetici 70 incontri bilaterali, il plenipotenziario che accusa i nostri di crimini contro l’umanità, scambiandoli per messicani. Poi il Porro dandy, già disegnato da Il Foglio, quasi messo alla porta alla Farnesina per le scarpe sciatte.

L’italiano morbido di Porro e quello scandito con lontana assonanza siciliana di Martino si trasformano in un tagliente inglese americano nel rap “Who is John Galt?” (l’eroe imprenditore che abbandona una collettività invidiosa ed incapace nel romanzo La rivolta di Atlante di Ayn Rand). Incalzano con “Difendere l’indifendibile” di Walter Block, nell’esaltazione del drogato, della prostituta, del pornografo, del corrotto. “Non impedire atti di capitalismo tra adulti consenzienti” esclama l’uno. E l’altro: “Dirò in Tv che la marjuana dovrebbe essere libera”. I giovani assiepati nel corridoio, dai bagni scalcinati e dai pomelli dorati, non fanno un piega, forse antiproibizionisti, forse poco espansivi. Neanche la rivendicazione di Martino, su Forza Italia, partito non liberale ma con più liberali di tutti gli altri, li smuove. Martino-Porro vorrebbero la scomunica pubblica sul liberale di sinistra Zanone, ma non c’è niente da fare.

Cosa faccia accorrere questi giovani non è chiaro. “Dall’anno prossimo avremo i crediti formativi”, dice la Cerritelli, che rivendica poi con forza e senza aplomb l’apartiticità della scuola. Le testimonianze della fondazione Einaudi, evidenziano che il corso porta bene. Dall’avvio nel 1988 nel sottoscala di via della Magliana, gli studenti via via sono divenuti dirigenti di Sky, della Presidenza del Consiglio dei ministri, dell’Eni e del Fondo Monetario; altri vicedirettori di testate nazionali, presidenti e direttori di istituti economici, giornalisti RAI, docenti universitari, editori, consulenti economici d’Ambasciata.

Porro lamenta: “troppo bravi, fanno carriera ed in politica poi non li trovi più”. Malgrado la scoperta radiosa delle lezioni di Martino, però finiscono tutti per dirsi “liberali di sinistra”. Anche se Freni ricorda “che ci sono liberali che hanno preso le distanze da Gobetti”. La scuola partì eroicamente con la segreteria impiantata in casa del suo direttore. Poi nel 1994, l’anno delle massime iscrizioni, non c’era più una sede. Oggi, a fondazione sempre con stile, rischia di chiudere.

A chi chiedere aiuto, però, tra le 50 sfumature di liberali, ormai presenti dovunque? Bloch, 15 anni dopo l’uscita del suo libro, ammise di essere sia libertario che conservatore. Binomio proibito in Italia. “Fu Giolitti a scindere i liberali dal pensiero conservatore. Per certi aspetti, forse non fu liberale”. Eh, sì, certo. Chissà se Cavour era liberale o reazionario. L’ottimista Martino capisce il pessimismo di Porro che non trova guru liberali nell’era Internet (ma ci sarebbe Lessig).

Poi il giornalista burlone prende in giro anche se stesso, dipingendo la sua trasmissione Virus, come figlia del clima né berlusconiano né antiberlusconiano. Qualcuno potrebbe chiedersi quale neutralità mai poteva garantire il vicedirettore del principale giornale del centrodestra italiano. Virus sopravvive perché, come dice Martino è fatta bene. I liberali a loro volta devono solo decidere se sono umani o elfi. Il centrodestra nel duetto Martino-Porro ha il ticket alternativo a tutto: primarie, propaganda e satira della controparte.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, capitalismo, consiglio dei ministri, fondazione einaudi, futuro, giovani, italia, Liberali, presidenza del consiglio, primarie, rai, satira, scuola, studenti

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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