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CHARLIE KIRK, LA FINE BRUSCA DI CAPOCORO CHE PIACEVA A TRUMP

Charlie Kirk è morto in Utah durante un evento pubblico. Fine brusca di una vita passata a trasformare i campus in luoghi di confronto, le aule in ring dialettici, i podcast in casse di risonanza. Non era l’intellettuale in controluce: era piuttosto un capocoro. Frasi precise, idee chiare, conoscenza dei temi e grande onestà intellettuale; l’ho sentito più volte discutere sul tema mediorientale. Con Trump l’intesa è stata immediata: Donald pretende volume, Kirk sapeva alzarlo senza sforzo.
Va però ammesso che la regia ha un nome e un cognome. Il clima esasperato che oggi attraversa l’America non spunta dal terreno come un fungo dopo la pioggia. Trump l’ha costruito, alimentato, normalizzato. Ha premiato i megafoni e squalificato il dubbio, ha trattato l’avversario come un nemico, ha trasformato la politica in spettacolo permanente.

di Piero Terracina | 12 Settembre 2025
U.S. flags at the White House are lowered to half staff after U.S. right-wing activist, commentator, Charlie Kirk, an ally of U.S. President Donald Trump, was shot dead in Utah, in Washington, D.C., U.S., September 10, 2025. REUTERS/Daniel Becerril TPX IMAGES OF THE DAY

Charlie Kirk è morto in Utah durante un evento pubblico. Fine brusca di una vita passata a trasformare i campus in luoghi di confronto, le aule in ring dialettici, i podcast in casse di risonanza. Non era l’intellettuale in controluce: era piuttosto un capocoro. Frasi precise, idee chiare, conoscenza dei temi e grande onestà intellettuale; l’ho sentito più volte discutere sul tema mediorientale. Con Trump l’intesa è stata immediata: Donald pretende volume, Kirk sapeva alzarlo senza sforzo.
Va però ammesso che la regia ha un nome e un cognome. Il clima esasperato che oggi attraversa l’America non spunta dal terreno come un fungo dopo la pioggia. Trump l’ha costruito, alimentato, normalizzato. Ha premiato i megafoni e squalificato il dubbio, ha trattato l’avversario come un nemico, ha trasformato la politica in spettacolo permanente. Se ogni giorno dici che è guerra, la gente inizia a comportarsi come se lo fosse davvero. Le parole, quando diventano benzina, non chiedono permesso alla scintilla.
Mettere in piedi un movimento come quello di Kirk è difficile: servono organizzazione, soldi, talento nel reclutare e nel far marciare in fila. Ma in quel Paese la storia insegna che chiunque può entrare in un supermercato, acquistare un fucile di precisione al prezzo scontato di 85 $, caricarlo e puntarlo verso la persona sbagliata. Quando l’aria si satura di “noi” contro “loro”, la distanza tra l’impulso e il disastro si fa minima. Il gesto passa in un attimo dal pensiero al mondo. Il risultato è che un trentunenne che credeva in se stesso e poteva continuare a dare il proprio apporto critico alla politica americana è stato eliminato da qualcuno che presumibilmente non sa neanche perché l’ha fatto, forse per un sentimento di antipatia per traslazione.
La morte di Kirk resta una ferita. La violenza è violenza, senza additivi nobili. E il conto politico ricade su chi ha scelto di esasperare, di gonfiare ogni scontro fino a farlo esplodere. Se davvero si vuole abbassare la temperatura, bisogna cambiare musica: meno ruggiti, più responsabilità da chi tiene il microfono e, passatemela, una mira più efficiente. La democrazia non è uno stadio. O si torna a guidare con le mani salde, o prima o poi si finisce contro il guard rail del reale.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: assassinio politico, Charlie Kirk, Maga, omicidio Kirk, Trump, Utah

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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