
La tragedia che si consuma sulle recinzioni di Ceuta, dove migliaia di esseri umani rischiano la vita dinanzi ai presidi militari, interroga nel profondo la nostra civiltà. Se Giuseppe Saragat potesse oggi intervenire dalle colonne dell’Avanti!, la sua voce si leverebbe alta contro l’indifferenza dei governi, trasformando una crisi di frontiera in una fondamentale questione etica e civile.
Il padre del socialismo democratico italiano non vedrebbe in quegli sguardi impauriti una minaccia alla sicurezza, bensì il tragico riflesso delle grandi ingiustizie globali. Per Saragat, la difesa della dignità della persona costituisce l’asse portante di ogni vera democrazia. Sospendere le garanzie umanitarie o blindare i confini in nome di un cieco egoismo nazionale rappresenta il tradimento più doloroso dell’ideale europeo, nato per unire i popoli e non per respingere i disperati. Egli condannerebbe con fermezza la logica egoistica della “Fortezza Europa” e i patti cinici volti a delegare il controllo dei flussi migratori a paesi terzi. Questo cinismo geopolitico calpesta i diritti inalienabili dell’uomo.
Saragat ricorderebbe che l’immigrazione non si governa con i reticolati o con l’esercito, ma attraverso una cooperazione internazionale autentica, capace di generare sviluppo e canali di accesso legali.
L’eredità politica di Saragat esige dai socialisti europei un sussulto di coraggio. Non può esservi reale stabilità democratica senza una profonda giustizia sociale che superi le frontiere. L’appello lanciato oggi all’Avanti! rimarca un dovere preciso e indifferibile: rimettere il valore della vita umana al di sopra di ogni mero calcolo elettorale. Voltarsi dall’altra parte mentre il Mediterraneo e le coste africane si trasformano in un cimitero a cielo aperto significa condannare al declino morale l’intera unione continentale.
Raffaele Amendola

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