Il panorama complessivo che ne esce è quello di una situazione in rapido movimento soprattutto a causa dell’accentuarsi delle difficoltà di Prodi. La vicenda Telecom e la Finanziaria sono stati un uno due che rischia di determinare il definitivo KO del Professore. A Ischia è stato chiaro che il presidente del consiglio ha perso il sostegno di una parte del mondo industriale che lo aveva appoggiato. A Orvieto, dove avrebbe dovuto giocare in casa discutere del Partito Democratico venturo, Prodi si è trovato al centro di una tenaglia stretta dagli stati maggiori dei DS e della Margherita. C’è odore di grossa coalizione, in giro. E si fa con insistenza il nome di Franco Marini come sostituto di Prodi. Il presidente del Senato ha l’esperienza sufficiente ad assolvere il compito e lo si è visto quando è riuscito a costringere Prodi a venire in Senato a riferire sull’affare Telecom come a gran voce avevano chiesto i partiti dell’opposizione e parte della stessa maggioranza.
La grande coalizione consentirebbe di dare uno sbocco ad una situazione difficile, nella quale è sempre più evidente che entrambe le coalizioni si stanno sfaldando. In quella di centro-sinistra (sarebbe ridicolo chiamarla ancora Unione) la nascita eventuale del PD sarebbe la toppa alla crisi DS e Margherita. L’aspirazione di farne il grande partito guida della coalizione cozza contro la prospettiva degli abbandoni preannunciati sia in campo DS (Mussi e Salvi) sia nella Margherita (vari esponenti di provenienza PPI).
Ma anche nella CDL c’è aria di “rompete le righe”. Quasi un processo simmetrico: con Forza Italia e AN che tentano la carta dell’unità nel partito popolare europeo e malpancisti di entrambi i partiti che si apprestano a giocare la partita in proprio: all’assemblea di AN, Fini ha dovuto subire un attacco di inusitata durezza da Storace.
L’estrema sinistra è per ora paga della caratterizzazione data alla Finanziaria; ma c’è da vedere come reagirà alle modifiche che saranno apportate dal Parlamento.
Mentre sullo sfondo resta sempre l’ipotesi della nascita di un partito neodemocristiano, il convegno che si è svolto a Montecatini Terme per iniziativa di Lanfranco Turci ha messo ancora più in evidenza la crisi della Rosa Nel Pugno. Tutti si muovono e si riposizionano, ma il mondo laico, liberale e socialista tace o litiga. Proprio ora che tornano ad aprirsi notevoli spazi politici!
C’è aria di grande coalizione in giro!
Un fine settimana nero per Prodi e grigio per la sua maggioranza ma anche per parte dell’opposizione. Fra sabato e domenica tutto l’arco parlamentare è stato impegnato in convegni che hanno visto la partecipazione di tutti i principali protagonisti del Governo, della politica e dell’economia. Ad alcuni di questi incontri sono dedicati specificamente gli articoli di Pensalibero.

25 anni fa con il primo Governo Spadolini si apriva la stagione d’oro dei laici e dei riformisti con i Governi Spadolini,primo Presidente del Consiglio non democristiano della storia repubblicana,prima e Craxi poi. Stagione breve ma che fece fare un enorme balzo in avanti alla società italiana rendendola una società in tutti i suoi aspetti occidentale. Anche allora come oggi si veniva da anni di grandissima crisi economica e politica e anche allora era in atto il tentativo di unione del mondo comunista con quello democristiano. Io sono uno di quelli che pensano che soltanto una nuova stagione laica e riformista guidata dalla virtù repubblicana possa far cambiare rotta all’Italia. Il problema è che il nostro mondo è vecchio, stanco e diviso e non so se abbia ancora le energie per adempiere a questo arduo compito.