E’ tutta questione di tempo. Il destino della Casa delle Libertà è indissolubilmente legato alla durata del prossimo governo Prodi. Se starà in carica pochi mesi, l’alleanza reggerà e si ripresenterà agli elettori, certa della vittoria, guidata ancora una volta da Silvio Berlusconi. Altrimenti, liberi tutti o, nella migliore delle ipotesi un lungo periodo di lotte intestine senza la certezza di riuscire a ricomporre i cocci in tempi utili per il giudizio degli elettori.
Le avvisaglie di questa possibile evoluzione sono già sotto gli occhi di tutti. I contrasti emersi durante le votazioni delle cariche istituzionali, Camere e Quirinale, non sono divergenze tattiche. Si tratta proprio di differenti strategie.
Casini, assecondato da Fini, vuole aprire il dialogo con la maggioranza. Ma mentre il leader UDC è in questo coerente, perché punta alla fine del bipolarismo e ad un generale rimescolamento grazie anche al nuovo sistema elettorale proporzionale, altrettanto non può dirsi di Fini.
Il leader di AN non ha questa prospettiva ed il suo atteggiamento sembra dettato solo dalla volontà di uscire da sotto la cappa soffocante di Berlusconi.
Il quale Berlusconi ha, ovviamente l’interesse di accentuare le polemiche con la maggioranza e tenere serrati i ranghi dell’alleanza. Senza trascurare ( ormai è animale politico al cento per cento) le varianti tattiche per contenere le manovre degli alleati-avversari della CdL. Come quando ha dato, senza successo, un tacito appoggio alla candidatura di D’Alema alla presidenza della repubblica. Non gli è andata bene, ma il suo messaggio agli alleati è stato chiarissimo: “anch’io sono in grado di trovare sponde”.
Con queste premesse, è evidente che la Casa delle Libertà non sarebbe la stessa se la durata di Prodi dovesse costringerla ad affrontare le elezioni solo tra cinque anni.
E, alla luce di ciò, proprio non si capisce cosa ci stanno a fare al suo interno, sparpagliati o addirittura inseriti in altri partiti, gli esponenti laici e socialisti come La Malfa, Della Vedova, De Michelis, Stefania Craxi, che non hanno nessuna possibilità di influire.
Meglio sarebbe prendere una iniziativa autonoma. Ma questo è un discorso che merita di essere affrontato a parte.
CdL: liberi tutti
Le avvisaglie di questa possibile evoluzione sono già sotto gli occhi di tutti. I contrasti emersi durante le votazioni delle cariche istituzionali, Camere e Quirinale, non sono divergenze tattiche. Si tratta proprio di differenti strategie.

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