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Catasto 2 / giustizia fiscale: ci vuole serietà

Su una materia delicata come la tassazione della casa, il centrodestra non si fida, e fiuta l’essenza del problema: prima o poi, se un immobile acquista un maggior valore catastale, dovrà pagare una imposta superiore all’attuale. Di Beppe Facchetti

di Beppe Facchetti | 6 Marzo 2022

Il rischio di crisi di governo sulla riforma del catasto, sventata per un voto di differenza, ma ancora incombente, è frutto di un sospetto, e in quanto tale indice di preoccupante fragilità per l’esecutivo di larga maggioranza.

La materia del contendere è infatti di per sé innocua, trattandosi solo di avviare una ricognizione dei valori immobiliari entro il 2026, con l’impegno scritto di evitare ricadute fiscali fino a quella data.

Ma, su una materia delicata come la tassazione della casa, il centrodestra compatto, Brunetta escluso, non si fida, e fiuta l’essenza del problema, e cioè che, prima o poi, se un immobile acquista un maggior valore catastale, dovrà pagare una imposta superiore all’attuale. Poco importa se in compenso vi saranno immobili oggi super valutati che scenderanno le scale fiscali.

Il sospetto insomma è fondato, ma allora il vero problema è chiedersi se è giusto o no proporre la questione. E a noi pare giusto. Non possiamo in eterno andare avanti con l’ipocrisia di valori catastali spesso ridicoli e sottoporre chi compra e vende case alla doccia scozzese di aliquote alte ma basate su moltiplicatori irrisori. Liberiamo il dibattito sull’equità delle aliquote IMU dalla finzione. Si va avanti così da decenni, con l’aggravante di un catasto lasciato lì a prendere polvere nell’era della digitalizzazione, che comunque avanza e crea ulteriori scompensi e diseguaglianze territoriali.

L’Europa lo sa bene, e nel Pnrr presentato dall’Italia c’è una condizione ben chiara: se si vogliono ricevere aiuti addirittura senza restituzione, non si può più accettare questa presa in giro dell’aliquota alta su un bene svalutato. Il Parlamento ha approvato festosamente il piano ed è felice di ricevere in questi giorni la prima tranche dei miliardi di Bruxelles, il Consiglio dei Ministri ha varato all’unanimità una scelta che fa parte di un ben più vasto progetto di riforma fiscale, ma poi in Commissione e speriamo non in Aula, i partiti vanno per conto proprio, ammiccando a questo o quel pezzo di elettorato. Lo stesso atteggiamento usato per la questione concorrenza, a difesa di interessi costituiti (balneari, ambulanti, tassisti, farmacisti) senza aver attenzione ai tanti, soprattutto giovani, che per l’uso di beni di tutti come spiagge e suolo pubblico, vorrebbero semplicemente partecipare ad una gara senza pagare sottobanco una licenza o aspettare un’eredità.

Le nostre città sono profondamente cambiate. Una casa che era considerata popolare nel centro di Milano o nei nuovi quartieri della movida pagava poche tasse perché valeva poco un cortiletto scuro, un appartamento a ringhiera, ma oggi a Brera o sui Navigli ci sono dei piccoli gioielli che modernizzano il passato. Una mansardina era una soffitta ed è impagabile oggi con vista sul Duomo. Non parliamo poi di vecchie cascine diventate dimore di lusso in Toscana o depositi di acqua diventate piscine da sogno.

Dunque, le imposte saliranno, ed è già grasso che cola il lungo tempo che è passato e la bellezza di altri quattro anni per arrivare ad una revisione delle aliquote, ponendo fine a metodi arcaici come il calcolo basato sui vani anziché sui metri quadrati, come fa qualsiasi agenzia immobiliare che mette in vetrina costi di mercato e magari informa già in partenza che il catasto è basso. Non si può fare marketing con il bilancio dello Stato.

Il governo Monti ci aveva provato con le cattive, aumentando l’IMU, ed è stato mandato a casa. Ora Draghi dà tutto il tempo della “ricognizione” per consentire almeno una meditazione. Usiamolo per dare un senso a parole di cui tanto ci si compiace, come giustizia sociale ed equità fiscale.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: aliquote, anni, brera, bruxelles, commissione, consiglio dei ministri, costi, crisi, crisi di governo, draghi, giovani, giustizia sociale, governo, governo monti, mercato, milano, monti, parlamento, tasse, toscana

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    5 Marzo 2022 alle 10:57

    Articolo ragionevole, ma non può essere l’argomento in oggetto proposto ora per l’allora che sarà da un governo per caso e accidenti nella sua fase terminale, mantenuto da forze politiche divenute per sé stesse fazioni mercenarie. La gestione dell’immobiliare privato italico – che tanto ha contribuito sin dagli anni 60 allo sviluppo economico-sociale con evidenti primi benefici a favore del sistema finanziario (gli alti interessi dei mutui ipotecari che facevano concorrenza ai BOT, necessari per improduttive spese pubbliche) e con l’emersione di risorse monetarie più o meno occulte – non può continuare ad essere improvvisata come è avvenuto da trent’anni, partendo dalla straordinaria imposizione che si trascina nel tempo (Isi, Ici, Imu, Imic, ecc.), basata su valori impropri che quasi nulla hanno a che fare con quelli capitalizzati nel tempo e soprattutto “drogati” anch’essi dal cambio Lira/Euro, la cui incapacità di gestione è cosa ormai nauseamente nota. Che fare? (Direbbe Lenin) … ai professori, la risposta con voto degli Alunni (il sempre deriso popolo italiano, escludendo moralmente l’élite pseudo gramsciane).

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