Ci siamo arrivati, ed era solo questione di tempo. Dall’11 settembre 2001, quando dal fumo delle macerie delle Twin Towers si sono levati i primi tragici, insinuanti distinguo – sì, un atto terribile, però poverini vanno capiti – è stato un crescendo di ipocrisie, di distinzioni labilissime giocate sul confine integrazione-discriminazione, ma era chiaro da quale parte il nostro mondo evoluto, civile e, soprattutto, solidale – non dimentichiamo mai che la nostra prima missione è di essere solidali, anche a costo dei nostri stessi diritti – sarebbe caduto.
La vicenda delle vignette satiriche su Maometto e delle reazioni che hanno suscitato, se non fosse il tragico segnale di una resa incondizionata, sarebbe giustamente da ridere. Perché a questo serve la satira, a far ridere e riflettere scegliendo la via dell’ironia – castigat ridendo mores, è una formula che viene da lontano, dalle nostre radici romane, così prontamente seppellite e dimenticate in nome di convinzioni pseudotolleranti che, in realtà, nascondono uno spaventoso vuoto culturale.
Se ci inchiniamo – la Chiesa cattolica per prima, che diamine – alle violente recriminazioni di chi non conosce distinzioni fra Stato e fede religiosa, e quindi dichiara guerra ad un Paese reo di non controllare rigidamente quanto pubblica la propria stampa, la colpa non è di coloro che nascono e crescono nella cultura teocratica islamica, ma è solo nostra. Siamo noi ad aver rifiutato come reazionaria la cultura della nostra identità occidentale, liberale, riformista, laica, in nome di un astratto e malposto principio di accoglienza che, nei fatti, si è trasformato in una corsa all’accaparramento dell’immigrato. Per fini politici, religiosi, lobbistici, ma sempre mirati a fare di queste presenze nei nostri paesi strumenti di potere. Si è abbattuto ogni senso di diversità, equiparandolo falsamente ad una valenza discriminatoria, e si è messa a tacere ogni voce che ha tentato di richiamarci al ricordo ed al rispetto delle nostre radici. Questo fino a pochi mesi fa, quando tutte le forze politiche italiane hanno ritenuto utile dichiarare una nuova crociata, giammai ideologica ma meramente pre-elettorale, sbandierando il vessillo delle radici giudaico- cristiane come unico punto fermo della comune appartenenza occidentale. Dunque, abbiamo cominciato anche noi a ragionare in termini di Stato e fede, componenti inscindibili di un’unica realtà sociale, dove il pluralismo è stato ribattezzato “relativismo” ed indicato dal nuovo Papa come uno dei mali peggiori del Novecento insieme – bontà sua – al nazismo ed al comunismo. Dove la laicità è diventata “laicismo”, altro cancro sociale e culturale terribile, e dove l’unica battaglia che merita di essere combattuta è quella dell’inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea. In questo clima da rigida restaurazione, non possiamo certo meravigliarci se siamo tutti in ginocchio a chiedere scusa per aver esercitato il diritto di satira e la libertà di opinione, per le quali abbiamo lottato per secoli, e siamo pronti a riconoscere le giuste ragioni di uno stato teocratico, verso il quale ci stiamo gioiosamente riavviando in nome di presunte radici che ci uniranno tutti non in un’unica libertà – composta da quelle individuali – ma in un unico credo, uguale per tutti. Chi ancora crede che il pensiero occidentale debba molto alle radici greco-romane, non ha più diritto di cittadinanza né di vedere quanto meno rispettate le proprie opinioni: relativista è diventato il peggiore degli insulti, e dunque perché non dovremmo riconoscere la superiorità dell’omologazione teocratica?! Questo Occidente dimentico di sé e della forza del proprio pensiero, nutrito di libertà, di spirito critico, di pluralità di opinioni e di rispetto per le idee degli altri, purchè non lesive dei diritti civili, e soprattutto di laicità come unico fondamento di Stati non volti alle guerre di religione e garanti, dunque, delle libertà individuali, merita una Controriforma con i fiocchi, per la propria imbelle cecità, per la stupidità di chi lo governa, per la demagogia un tanto al chilo che ha accettato di assumere ogni giorno, per l’ignoranza profonda della propria storia, per l’ignavia che trasforma l’orgoglio liberale in vergogna culturale. Chiediamo scusa, dunque, ai paesi islamici, e rinunciamo per sempre ad una identità che non siamo più in grado di sostenere. Per manifesta inferiorità.
Chiara Boriosi

C’è poco da aggiungere. Quello che è stato scritto ha illustrato chiaramente e compiutamente il “vizietto” europeo.
Nazismo e fascismo hanno prosperato per questo e la cultura cattocomunista è ancora imperante.
Temo fortemente il “buonismo” che avanza….., che si colloca addirittura al di là di queste esperienze.
Ma non bisogna cedere alla tentazione che “il miglior perdono sia la vendetta”, traduzione pratica dell’ “occhio per occhio”.
Purtroppo nessuno di noi ha ancora la bacchetta magica e allora dobbiamo prendere a prestito la bella dichiarazione di quell’artigiano: “abbiamo fatto il possibile e l’impossibile, per i miracoli ci stiamo attrezzando!”