Passaggio al supermercato. Non c’è bisogno di una spesa grossa, oggi. Quella cose da mantenimento della giornata, un po’di verdura, frutta, giusto il caffè in offerta non si sa mai, e poi sei tentato di prendere già il panettone di Natale perché nelle corsie c’è già aria di festa ma poi ci pensi un attimo e dici, vabbè tanto ci ripasso e non ho nemmeno preso il carrello. Che senso ha riempire il cestino rosso, che posso anche trascinare, di panettoni di Natale che non è nemmeno San Martino. E così, tra le corsie del supermercato in tempi di crisi, ti contieni e cerchi di scegliere l’indispensabile. Non ti fai prendere dall’ansia selvaggia della spesa. Fanno tutti così. Una volta agli scaffali degli affettati preparati e delle scatolette era una … manata e via, tutto nel carrello. Adesso stanno, stiamo, tutti attenti. Guardiamo in alto se c’è l’offerta, guardiamo e riguardiamo il prodotto, la bottiglia, la scatola, cerchiamo di capire se il prezzo è quello per uno o per due. Capita che si prenda la scatoletta e poi ci si penta e vedi questi signori e signore che girano tra le corsie per ritrovare il posto esatto in cui era avvenuto il precedente… incauto acquisto. Così è, se vi pare, in tempi di crisi, al supermercato. Il banco del pesce fresco non ha più quella fila di una volta. “Eh caro al me sciur – dice la casalinga provata da anni di spesa – an ghè pu i besi ad na volta”. In certi super, c’è un angolo vini spumanti liquori da far invidia ad una enoteca di marca. Ebbene da qualche mese, fateci caso, quegli angoli non solo sono meno affollati ma anche lì si va alla ricerca dello sconto, dell’occasione dei vini territoriali. E le bottiglie di grande marca e di grande costo sono rinchiuse in teche e armadi come se fossero preziosi in gioielleria. In cassaforte. Ci voleva anche la sindrome da suina per cambiare ulteriormente le abitudini della spesa, fra un po’ -come a Kiev- vedremo le signore far la spesa con le mascherine. L’altro giorno c’era una signora che usava i guanti non solo per prendere logicamente frutta e verdura sfusa, ma anche per toccare le confezioni in plastica di wurstel. Meno carrelli e più cestini, son sempre di meno quelli che fanno la spesa colossale. Arrivi alle casse e vedi che i pezzi sono dieci, quindici venti. Conti che una volta superavano gli 80 o cento euro, adesso sono conticini: sette euro e novanta, 12 euro e 15, 18 euro e sessanta. Una spesa veloce quasi da negozio sotto casa, e invece sei al super. Perché in fondo conviene, perché in fondo hai più scelta, perché in fondo fai un giro. Cambiano modi, mode e costumi di spesa. Nella ricerca e nella promozione. E con un occhio attento alla essenzialità e alla necessità immediata. Col brivido aggiuntivo alla schiena se decidi di usare le casse automatiche. Una vera sfida alla tua preparazione tecnica e alla tue doti di passatore di codici elettronici. Primo problema. Arrivi alle casse automatiche e il cartello ti intima. Alt. Accedere solo se hai massimo 15 pezzi. E tu -in un microsecondo- devi ricordare e calcolare se quello che hai messo nel cestino arriva o supera i 15 pezzi. Forse ci sei e decidi di entrare, poi un dubbio. Il doppio yogurt è uno o due pezzi. Accidenti. Si prova uguale. Passa il sacchetto di clementine, registrato evvai, passi la focaccia, registrato evvai, passi la carta igienica e la macchina infernale ti boccia e urla: superato il peso, attendere il commesso. Ma come? Ho passato regolarmente la confezione di carta igienica e tu mi accusi di non aver fatto il peso. La carta igienica va a peso? La commessa arriva e si scusa. “Sa sono macchine mica riconoscono una mela da un rotolone Regina”. E si va di strisciata, tutto in borsa, clicchi l’ultimo pulsante touch e via a inserire il contante. “Ritirare il resto”. Uscire a destra. Eh sì cambiano proprio le atmosfere della spesa. Dalla mitica cassiera che ti augurava buona giornata alla cassiera elettronica che ti rimprovera: “Mancato peso, attendere”.
Fabrizio Binacchi
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